Usurai in manette, interessi al 350% Otto arresti tra i campani di Reggio
Il colonnello Buda: “Cittadini, denunciate i criminali, e niente compromessi”

Il colonnello Antonino Buda

Il colonnello Antonino Buda

10/2/2016 – Operazione Don Matteo. L’hanno battezzata col nome del prete che collabora con i Carabinieri, reso celebre dal serial televisivo con Terence Hill giunto ormai alla decima stagione, ed è un’operazione contro una rete di usurai che avevano ridotto alla disperazione molte famiglie, e che è stata sgominata dai militari reggiani. Si tratta per  la precisioni di due organizzazioni distinte collegate attraverso uno degli arrestati ai clan camorristici  CAVA, egemone a Quindici (Avellino) e PAGANO attivo nell’agro nocerino sarnese. Emersi anche contatti con la cosca Grande Aracri.

Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Operativo di Reggio Emilia hanno eseguito 7 arresti tra Reggio Emilia e Correggio, il modenese e la provincia di Forl-Cesena: due ordinanze di custodia in carcere  e cinque agli arresti domiciliari, mentre per un’ottava persona, un trentenne di Correggio è scattato l’obbligo di dimora.

Gli arrestati sono Claudio Citro , 33 anni originario di Salerno e residente a Correggio; Giuseppe Caso di 33 anni, nativo di Torre Annunziata e residente Correggio dove è titolare della Correggio Costruzioni srl in attesa di entrare nella white list; Stefano Bargiacchi, 43 anni, imprenditore di Carpi che vantava un debito di 374 mila euro nei confronti del taglieggiato,e che a un certo punto cedette il suo credito a Citro; Andrea Davoli, 28 anni, reggiano domiciliato a Bagnolo in Piano; Nicola Errichiello, nativo di  Napoli e residente a Correggio, esattore per conto di caso; Alfonso Febbraio, 45 anni, nativo di  Napoli e residente a Reggio Emilia; Aldo Griffo di 51 anni,  di S. Cipriano d’Aversa (Caserta) e  residente a Campogalliano.

Per Silvano Citro, 30 anni di Correggio, fratello di Claudio, il Gip ha disposto l’obbligo di dimora con permanenza notturna.

La conferenza stampa dei Carabinieri di Reggio Emilia

La conferenza stampa dei Carabinieri di Reggio Emilia

 Sono tutti accusati, a vario titolo, di concorso nei reati di usura, estorsione ed emissione di fatture a fronte di operazioni inesistenti. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal GIP del tribunale di Reggio Emilia su richiesta del sostituto procuratore Giacomo FORTE, concorde con gli esiti dell’articolata attività d’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Reggio Emilia.

Commentando l’operazione, il comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Antonino Buda, è tornato a insistere sulla necessità assoluta di non tacere, di denunciare i reati e di non cedere a compromessi con la criminalità: “La denuncia – ha affermato – è lo strumento principe  per contrastare lapemetrazione della criminalità nelle amministrazioni e nel tessuto economico”.

  L’operazione Don Matteo era iniziata nel 2014 a seguito del monitoraggio svolto dall’Arma reggiana nei confronti del fenomeno dell’usura e delle potenziali vittime. Protagonisti, oltre ai Carabinieri, la Fondazione Antiracket San Matteo Apostolo di Bologna e la fondazione Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia, il cui direttore Matteo Iori ha sottoposto due casi segnalati dalla fondazione felsinea. In tale contesto “si è evidenziato in imprenditore reggiano che stava subendo pesantissime minacce rivolte allo stesso ed ai propri famigliari”.  “Ci siamo trovati di fronte a una persona distrutta economicamente e psicologicamente, arrivata più volte sull’orlo del suicidio”, ha rivelato il maggiore Martinelli.

 “Particolarità della condotta delittuosa  – sottolineano i Carabinieri -era costituita dal fatto che le vittime venivano “cedute” tra i vari gruppi criminali sia per “regolarizzare” i rapporti economici con la cessione del credito che per generare nella stessa vittima una maggior intimidazione esercitata dal gruppo criminale subentrante”.

Le indagini sono cominciate con pedinamenti, intercettazioni e riprese video degli incontri tra gli usurati e i prestatori di denaro, per approdare alla fase più complessa delle analisi contabili e finanziarie. E’ emerso che in un anno il debito complessivo è passato da 70 mila a oltre 170 mila euro, con interessi oscillanti tra il 180% (il livello più basso) e il 350%, con oltre 200 mila euro di interessi pagati o riconosciuti a più sodalizi criminali. Gli usurai che ostentavano un elevato tenore di vita,  si erano letteralmente avventati sul disgraziato trattandolo in modo implacabile come un osso da spolpare e facendolo vivere nel terrore con minacce continue a lui e ai famigliari.

Nel contempo l’imprenditore usurato preso per il collo si è prestato a operazioni di false imposte da alcuni degli indagati per un controvalore di circa 800.000 di imponibile. Come detto, uno degli arrestati è risultato in contatto con i clan camorristici Cava e Pagano (che tuttavia non sono indagati nell’inchiesta Don Matteo) mentre un altro “ha stretti legami con un elemento contigui alla ‘ndrangheta, in particolare col ramo emiliano della cosca di Nicolino Grande Aracri.

L’indagine non è ancora conclusa: i Carabinieri stanno stringendo il cerchio intorno ad altre persone implicate nel giro usuraio. Gli investigatori hanno individuato anche altre vittime, tutte cadute nella rete dei delinquenti perchè strangolati dalla crisie dalcredit crunch, quindi con un bisogno disperato di liquidità. A queste è indirizzato un appello del tenente colonnello Alessandro Dimichino, che le invita a farsi avanti: “Chiediamo a queste persone di presentarsi di loro spontanea volontà, ancheperchè così potrebbero ottenere il riconoscimento dello status di usurati al 100%. Invece se dovessimo incontrare delle reticenze, è evidente che il punto di vista nei loro confronti sarebbe completamente diverso”.

 

Be Sociable, Share!

3 risposte a Usurai in manette, interessi al 350% Otto arresti tra i campani di Reggio
Il colonnello Buda: “Cittadini, denunciate i criminali, e niente compromessi”

  1. Mario Guidetti - Tavolo Hemingway Rispondi

    10/02/2016 alle 21:17

    E’ la punta di un iceberg? speriamo di no ma forte è la sensazione che tanti altri siano le vittime dello strozzinaggio. Il loro silenzio, se così fosse, non fa che favorire questa piaga procurando loro danni irreversibili. Smettano di tacere e subire. Si rivolgano alle Forze dell’Ordine. La Magistratura saprà intervenire restituendo loro dignità e giustizia. Chiunque sa, parli. Un plauso alla Fondazione Antiracket San Matteo Apostolo di Bologna ed alla Comunità Giovanni XXIII per le azioni di sostegno alle vittime dell’usura. Un plauso alla stampa che molto può fare e sta facendo rendicontando le azioni delle Forze dell’Ordine e della Magistratura per estirpare il “tumore di una società disturbata”: lo strozzinaggio.

  2. giovanna Rispondi

    11/02/2016 alle 13:13

    E’ UN VERO DISASTROooo!!!! occorre fare subito qualcosa, DA PARTE DI TUTTE LE FORZE MIGLIORI, ISTITUZIONI COMPRESE, per eliminare questa grave piaga della NS. SOCIETA’ COSI’ TANTO ATTUALE E DIFFUSA NEI NOSTRI TEMPI!!!!

  3. Marco Iori Rispondi

    26/03/2016 alle 18:33

    Spregiudicati senza alcuna pietà devono patire le pene dell’inferno in carcere. Gente che ha rovinato la nostra bellissima città. Dovrebbero solo vergognarsi. Altro che obbligo di dimora!! Devono riportarli nelle fogne dalle quali sono usciti. Mi fate schifo spregevoli manigoldi ignoranti e zoticoni. REGGIO EMILIA ANTIMAFIA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *