Minacce, favoritismi, irregolarità: sette esposti dell’ex direttore sul Catasto di Reggio Emilia
A che punto sono le indagini?

10/2/2016 – Minacce, corsie preferenziali per determinate aziende edili, lettere anonime e diffamazioni, indebite pressioni anche da Roma (dal mondo politico?), documenti scomparsi, anomalie diventate abitudini, una sorta di “rito reggiano” difficile da smantellare anche per chi aveva la responsabilità dell’ufficio. E’ un quadro di gravità straordinaria quello che emerge dalla denunce dell’ex direttore di sede  Potito Scalzulli, in pensione dal 2013, sulla situazione  del Catasto di Reggio Emilia.

Tra il 2010 e il gennaio 2015 Scalzulli ha presentato ben sette esposti alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, alcuni dei quali sarebbero finiti in archivio. Uno, relativo a lettere minatorie in cui venivano adombrati comportamenti scorretti e pure ipotesi di reato a carico dell’ex direttore, è finito in un nulla di fatto perchè il diffamatore non è stato individuato.

Ora la Procura della Repubblica starebbe indagando su fatti specifici rilevati negli ultimi due esposti, l’ultimo dei quali depositato nel gennaio 205, pochi giorni prima dell’operazione Aemilia.

Dal quadro dipinto nel tempo da Scalzulli emergerebbe che determinate pratiche e determinati personaggi potevano godere di uno scandaloso trattamento privilegiato. Inoltre sarebbero state segnale vere e proprie irregolarità nella gestione dei documenti. Si indaga anche sulle pressioni esercitate su Scalzulli (e forse su altri) da persone che contano a Reggio e a Roma.

A rivelare l’esistenza degli esposti, di cui da tempo si vociferava, è stato domenica un servizio del Tg Emilia-Romagna, in cui l’inviato Luca Ponzi ha intervistato il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini. Pochi giorni prima in un’altra intervista, Bini aveva invitato proprio a “guardare nel catasto” per comprendere cosa fosse accaduto negli ultimi anni a Reggio Emilia.

 

 

 

 

 

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