“Maino Marchi sapeva che la ndrangheta si infiltrava, ma attaccava Bini”
I 5 Stelle inchiodano l’onorevole Pd ai verbali dell’Antimafia

16/2/2016 – L’onorevole Maino Marchi sapeva la ‘ndrangheta a Reggio Emilia non era un fuoco fatuo, ma si infiltrava in profondità: glielo spiegarono il 5 febbraio 2008 i magistrati di Catanzaro, in un’ audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, di cui Marchi stesso era membro. Lui però  pubblicamente negava, e lo disse papale papale in un’intervista alcuni mesi più tardi: “E’ falso il teorema che il potere locale si regge su anomalie di un sistema infiltrato dalla mafia. E’ il contrario“. Nella stessa intervista l’onorevole di Correggio ironizzò, attaccandone l’autore, sulle denunce di Enrico Bini: “”E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che Bini abbia parole interpretabili a favore del Pd”.

L'onorevole Maino Marchi e laconsigliera regionale Roberta Mori nel marzo 2010 al buffet della festa di Reggio 24 Ore, alla quale partecipò l'Aier in forze con Antonio Gualtieri, Palermo e Antonio Rizzo

L’onorevole Maino Marchi e laconsigliera regionale Roberta Mori nel marzo 2010 al buffet della festa di Reggio 24 Ore, alla quale partecipò l’Aier in forze con Antonio Gualtieri, Palermo e Antonio Rizzo

Il verbale della Commissione antimafia del 5 febbraio 2008

Il verbale della Commissione antimafia del 5 febbraio 2008 (CLICCARE PER INGRANDIRE)

Ancora anno e mezzo dopo, nel marzo 2010, sempre Marchi partecipò alla famosa festa in cui l’Aier dei costruttori cutresi era presente in forze con Antonio Gualtieri, il direttore Alessandro Palermo e il presidente Antonio Rizzo: lo stesso, potente Rizzo che l’anno precedente aveva accompagnato il candidato sindaco Graziano Delrio nelle sue passeggiate elettorali a Cutro e che fece pubblicare sul Sole 24 Ore, quattro giorni prima del voto,  una bella fotografia insieme a lui. In quel  marzo 2010 l’Aier, Rizzo e Gualtieri in testa, aveva lanciato una campagna d’attacco chiedendo le dimissioni di Enrico Bini che da presidente della Camera di commercio attivava i primi protocolli per la legalità tra città del Nord e del Sud, denunciava il marcio nel settore dell’autotrasporto, chiedeva inutilmente alla magistratura reggiana di indagare sulle compravendite di aree. Ma per l’uomo di marmo correggese, cosi come per quasi tutto il gruppo dirigente del Pd, gli imprenditori cutresi erano solo buoni amici anche quando chiedevano la testa di chi lottava contro la ndrangheta.

Quello di Maino Marchi è un altro capitolo che scotta nei silenzi e nelle storie imbarazzanti del partito che governa città e provincia ininterrottamente dalla Liberazione. La sua posizione è difficilmente difendibile soprattutto perchè è stato a lungo in Commissione Antimafia, perciò aveva il dovere di sapere prima e più degli altri.

2009, Graziano Delrio col costruttore Antonio Rizzo a Cutro. La foto fu pubblicata alla vigilia delle elezioni comunali sul Sole 24 Ore, in una pagina a pagamento

2009, Graziano Delrio col costruttore Antonio Rizzo a Cutro. La foto fu pubblicata alla vigilia delle elezioni comunali sul Sole 24 Ore, in una pagina a pagamento

La seconda pagina del verbale dell'Antimafia sulle infiltrazioni mafiose a Reggio Emilia (CLICCA PER INGRANDIRE)

La seconda pagina del verbale dell’Antimafia sulle infiltrazioni mafiose a Reggio Emilia (CLICCA PER INGRANDIRE)

Oggi è il Movimento Cinque Stelle a puntare il dito nei confronti del parlamentare all’indomani della Notte della Trasparenza che ha fatto riemergere ricordi, ha fatto sciogliere alcune lingue e ha fatto persino ritrovare vecchi ritagli dimenticati. Quello formulato della deputata Maria Edera Spadoni è un atto d’accusa in piena regola: la risposta pentastellata alla richiesta di dimissioni di Luigi Gaetti, avanzata dai Pd reggiani, dalla vicepresidenza dell’Antimafia. La parlamentare Cinque Stelle cala un carico da 11: il verbale della seduta della Commissione antimafia di quel 5 febbraio 2008.

“Nell’affrontare il tema infiltrazioni mafiose il Pd come afferma l’ex assessore all’urbanistica Ugo Ferrari fu solo “inconsapevole, ingenuo e presuntuoso”? – chiede la deputata Spadoni – No, non bastano le già pesantissime parole di ammissione di fallimento politico di Ferrari per derubricare tutto così in una sorta di ridicolo ‘scusate ci siamo sbagliati pensavamo di essere all’asilo’.
Mafia a Reggio: la terza pagina del verbale della Commissione antimafia (CLICCA PER INGRANDIRE)

Mafia a Reggio: la terza pagina del verbale della Commissione antimafia
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Le ricerche di Enzo Ciconte nel 1998 e 2008 parlavano già chiaro, così come gli appelli di Salvatore Borsellino dal 2008 in poi in città.

 Ancora di più la seduta della Commissione antimafia del 5 febbraio 2008 suona politicamente le campane a morto per chi governa il territorio da anni (allora DS e Margherita oggi Pd) e specialmente per Maino Marchi. Marchi, sedeva in quella commissione antimafia e così il 1 novembre 2008 attaccò Enrico Bini che partecipando ad un evento antimafia del Meet Up Amici di Beppe Grillo affermò che “da anni le miei denunce cadono nel vuoto” .

Enrico Bini

Enrico Bini

Disse Marchi a Bini : “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che Bini abbia parole interpretabili a favore del Pd“. E poi ancora: “Il sistema Reggio è caratterizzato da un livello imprenditoriale e occupazionale, un’offerta di servizi eccezionale e un’amministrazione pubblica che governa senza chiedere il permesso ai poteri forti ed è falso il teorema che il potere locale si regge su anomalie di un sistema infiltrato dalla mafia. E’ il contrario“.

“Cosa era emerso pochi mesi prima in Commissione antimafia, la stessa dove sedeva Maino Marchi? Ecco due stralci (una parte è secretata) dove si parla di Reggio Emilia, comunità cutrese, racket, infiltrazioni e imprenditori”. Ecco di seguito il testo trascritto dagli atti parlamentari.

DAL RESOCONTO DI SEDUTA DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA DEL 5 FEBBRAIO 2008

MARIO SPAGNUOLO, Procuratore Aggiunto della Repubblica di Catanzaro –
“… fornisco quest’altro dato che non le sfuggirà. Nella zona di Reggio Emilia vi è oramai una presenza di persone per bene, di cutresi, che oramai sono diventati e sono considerati i migliori muratori dell’Emilia-Romagna. Tuttavia accanto a queste persone per bene che lavorano, vi sono infiltrazioni ben precise tant’è che noi riteniamo che alcuni killer della guerra di mafia del crotonese di cui vi parlerà il collega Dolce, provengano proprio da quella zona territoriale”

Maria Edera Spadoni, deputata del Movimento 5 Stelle

Maria Edera Spadoni, deputata del Movimento 5 Stelle

SALVATORE DOLCE Sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro
“In ordine ai rapporti economici tra nord e sud vi dico una prima parte, ma poi vorrei che il resto fosse secretato. La prima parte riguarda un processo in corso che ha visto l’arresto anche per omicidio di una quindicina di affiliati alla cosca di Cutro per una serie di estorsioni commesse a Reggio Emilia. Questo discorso dell’infiltrazione o comunque della capacità della mafia cutrese di controllare (nel senso di imporre) allo stato per quello che abbiamo accertato processualmente, il pagamento di denaro a importantissime imprese della zona di Reggio Emilia è un dato acclarato. Quando parlo di importanti imprese mi riferisco, ad esempio, alla Ruggieri Costruzioni Generali, il cui presidente è anche presidente dello Spezia calcio e si è trattato di persone che, in verità, allorchè sono arrivate le richieste non hanno avuto grandi difficoltà a sborsare anche notevoli somme di denaro. A questo punto, signor presidente chiedo che il mio intervento prosegua in seduta segreta”.
A conferma della trascrizione, Maria Edera Spadoni ha allegato i file delle pagine degli atti della Commissione antimafia. “Non penso ci siano altre parole – conclude – Inconsapevoli, ingenui, presuntuosi e…ciechi di fronte all’evidenza”.
 
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3 risposte a “Maino Marchi sapeva che la ndrangheta si infiltrava, ma attaccava Bini”
I 5 Stelle inchiodano l’onorevole Pd ai verbali dell’Antimafia

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    17/02/2016 alle 02:36

    BASTARDI.
    A commento dell’ottimo intervento di Maria Edera Spadoni, coadiuvata dalle ricerche di un’altra reggiana d’adozione, Maria P., (non ricordata qui dal M5S), mi viene un solo aggettivo: BASTARDI!
    A chi mi riferisco? Ma ai fascisti rossi, corrotti e mafiosi. Identificarli ognuno può come meglio crede …
    Interessante è la frase di Bini che dice: “da anni le mie denunce cadono nel vuoto” … si chiama così una Procura della Repubblica, vuoto ?
    Aspetto sempre una risposta da qualche magistrato onesto e coraggioso come pure da qualche ex colonnello dell’Arma.
    “Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire … ”
    E’ evidente, hanno tutti scelto di dormire, continuando però a percepire regolarmente lo stipendio pubblico.
    Viva l’Italia.
    Alessandro Raniero Davoli

  2. marco Rispondi

    17/02/2016 alle 09:15

    Apprezzo l’on. Spadoni perchè finalmente escono documenti e non solo bla bla e disinformazioni. Per i voti ed il potere a dx e a sx si è disposti a pagare qualsiasi prezzo. Tante accuse ai notabili del Sud ed ora anche al Nord non ci si differenzia.Importante ottenere voti e mantenere il potere !! I cittadini sono disposti a dire basta e far piazza pulita ? E lo storico funzionario di partito , ora parlamentare, Marchi, che dice ?

  3. abc Rispondi

    17/02/2016 alle 10:59

    Come mi diceva ieri un caro amico, se quando parcheggi fuori dalle righe, ti arriva puntualmente la multa da pagare, e non puoi permetterti di dire che non sapevi, e di appellarti alla tua ingenuità o ignoranza, così deve essere per i politici che oggi tentano di camuffare le loro responsabilità dietro a una facciata di ingenuità o leggera inconsapevolezza, distrazione, o spirito di finto e opportunistico antirazzismo.
    E se ci sta che un cittadino qualsiasi sbagli, anche in modo macroscopico, il cittadino che ha la presunzione di rappresentare istituzionalmente un modello di buona politica, è rigorosamente tenuto a tenere aperti gli occhi e a non prestarsi al gioco antidemocratico delle convenienze di mafie e poteri forti.
    Anche Ciconte non poteva non aver preso atto dei puntuali resoconti della commissione parlamentare antimafia, ed è molto strano che non abbia mai ripreso i politici del Pd reggiano, facendo loro notare che la mafia non era solo quella che se la faceva in Lombardia e in Sicilia con gli amici di Berlusconi e Bossi, di cui continuava a parlarci pubblicamente ogni volta che era invitato a Reggio Emilia. A Reggio in nessuno dei teatrini antimafia organizzati dal Pd, non si è mai parlato delle relazioni pericolose di Coopsette e ndrangheta e camorra, o degli affari della Cpl Concordia con i camorristi, o ancora di tutte le volte che anche la CCC è stata citata nei faldoni delle indagini per mafia in Sicilia e Calabria. Degli appalti di Iren a ditte in odor di mafia.
    Abbiamo troppi ingenui, smemorati, distratti.
    Procura assente, sindaci distratti, parlamentari ingenui, e un ministro al governo, un medico endocrinologo, così ingenuo, ma così ingenuo, che potremmo aspettarci di vederlo scambiare un caso di diabete per un semplice mal di testa.
    Parlare di mafia, sia chiaro, è nell’interesse di ogni meridionale onesto.
    Questo deve essere chiaro e lampante.
    Non si è razzisti a parlare di mafia.
    Si è razzisti se si permette alla mafia di infangare anche i meridionali onesti, quelli che adesso per colpa di una classe politica complice o inane, adesso rischiano di perdere ogni credibilità.
    Ecco perché penso che peggio della ndrangheta ci sia solo la mafia di chi ci amministra.
    E a questa considerazione era arrivato anche il poliziotto Mancini, il primo a scoprire il business delle ecomafie nella Terra dei Fuochi, quando si era visto stoppare la sua indagine per dieci anni, da una magistratura schiava della mafia delle logiche di politici criminali.
    E A Reggio non si tratta solo di case, di cementificazione, di catasto, di società fasulle, strozzinaggio, incendi, ma anche del business dei rifiuti. E di quali rifiuti stiamo parlando? Di quelli che a questo punto, essendoci una mafia così radicata, non possono non essere stati seppelliti ovunque. Il business dei rifiuti vale oro. I casalesi pentiti hanno indicato anche la nostra provincia tra le mete a cui erano destinati i camion di rifiuti tossici.
    Da anni i cittadini attendono risposte da carabinieri, procura, Provincia, Regione, stato, sul business dei rifiuti a Reggio Emilia.
    Vogliamo parlarne seriamente, o siete pronti a sopportare che altri innocenti si massacrino di chemio e trapianti, forse i vostri figli e i vostri nipoti? Ma ce l’avete un cuore? O siete bastardi tutti fino in fondo?

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