Luca Vecchi alza il tiro “In gioco c’è la sicurezza democratica e civile di Reggio”
E se la prende con i “postini degli imputati”: a quando la censura comunale sui media?

2/2/2016 – “In gioco c’è la sicurezza democratica e civile della comunità reggiana, la sua capacità di risposta, in quella maniera solidale, coraggiosa e veritiera che l’ha sempre contraddistinta.  Gettare ombre, fare illazioni, travisare la realtà, infangare e discreditare per isolare l’avversario e poterlo poi colpire indisturbati è il metodo classico, tristemente noto della mafia”.

Usa parole forti il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi per commentare la pubblicazione della lettera olografa indirizzatagli da Pasquale Brescia, il costruttore cutrese imputato e in carcere da un anno per il processo Aemilia, che gli chiede di dimettersi perchè non ha difeso la comunità cutrese, e gli ricorda di “aver stretto molte mani”.

In una lunga dichiarazione il sindaco se la prende con  chi, giornalisti o altri, presterebbe il fianco “i postini degli imputati” pronti “a recapitare fango sulle istituzioni”. Per quanto ci riguarda, confermiamo che i cittadini hanno il diritto di conoscere il contenuto della lettera. Il sindaco  piuttosto farebbe bene a realizzare quella trasparenza che sinora è mancata, e che ha incrinato il rapporto con la città, oltre che la sua immagine. Ciò detto, ci troverà come sempre in prima linea nelle battaglie per la legalità, contro le mafie e contro la corruzione.

LA DICHIARAZIONE DI LUCA VECCHI

“Un passaggio storico. A questo è arrivata la nostra città. Ne ha attraversati tanti, con la schiena diritta, seguendo quanto scritto nella Costituzione italiana, con la forza della solidarietà e il coraggio degli ideali.

 Sebbene sia del tutto nuovo e certo non nelle sue corde, Reggio Emilia è chiamata ad affrontare anche questo nuovo passaggio, il cui segno tangibile – a pochi giorni dall’avvio del processo nel quale il Comune di Reggio è in prima linea – il segno oggi più grave è rappresentato dalla lettera intimidatoria inviata ‘a mezzo stampa’: una persona imputata per mafia  prende carta e penna e con un insieme di falsità e avvertimenti prende di mira minacciando non il sottoscritto come persona, ma l’istituzione che rappresento, Reggio Emilia nel suo complesso.

 Una persona che scrive dal carcere, a cui l’Amministrazione comunale – è bene che lo si ricordi ogni volta – ha sequestrato beni ingentissimi, affrontando la battaglia nei tribunali e vincendola.

 Gettare ombre, fare illazioni, travisare la realtà, infangare e discreditare per isolare l’avversario e poterlo poi colpire indisturbati è il metodo classico, tristemente noto della mafia.

 Questo, a mio avviso, è il senso, l’obiettivo di quella lettera. Un’azione che vuole confondere e colpire una comunità e un’Amministrazione pubblica che hanno sequestrato beni illeciti, che si costituiscono parte civile al processo Aemilia, che firmano un Protocollo di legalità rigidissimo con la Prefettura, che lavorano alle White list provinciali e firmano la Carta di Avviso pubblico, per citare alcuni fatti.

 Tutto questo non accade in una settimana qualunque: questa è la settimana nella quale col Ministero siamo alle battute finali per realizzare l’aula del processo Aemilia nel nostro Palazzo di Giustizia. Questo dà fastidio a chi delinque, a chi è mafioso.

 Tutta la città deve esserne consapevole, e le centinaia di messaggi che mi giungono in queste ore ne sono una ulteriore riprova; ma bisogna fare uno sforzo ulteriore, perché questa vicenda non è ‘personale’, come vorrebbe che venisse raccontata l’imputato che mi minaccia, ma abbraccia una questione che ha a che vedere con la reazione ‘collettiva’ a queste dinamiche.

 Per ‘tutta la città’, intendo non solo i vertici istituzionali, ma i corpi intermedi, le associazioni, i cittadini insieme con la classe dirigente, che a diverso titolo e con ruoli diversi influisce sulla consapevolezza sociale e culturale della comunità.

 Il passaggio storico, il giro di boa è proprio questo: se si presta il fianco ai “postini degli imputati” pronti a recapitare a domicilio fango sulle istituzioni, se – anche involontariamente – si dà una mano al gioco del sospetto, dell’ambiguità e della calunnia criminale, o se invece si sta dalla parte della correttezza, della rettitudine, delle istituzioni democratiche.

 Ho denunciato quanto accaduto senza esitazione ieri sera, l’ho detto in Consiglio comunale la settimana scorsa e lo ribadisco: non piego la schiena davanti alle intimidazioni. La menzogna non è uguale alla verità. Il bianco non è uguale al nero. O si sta dalla parte degli onesti, o da quella dei disonesti.

 Per noi non ci sono ‘reggiani’ e ‘non reggiani’, per noi gli unici estranei alla comunità sono i disonesti e i delinquenti, gli altri sono cittadini, nel senso più alto di questo termine. E qui non ci sono, né ci possono essere, sfumature. Credo che questa possa essere una chiave di lettura utile, un modo corretto per affrontare il periodo del processo ‘Aemilia’ che ci apprestiamo a celebrare.

 In gioco c’è la sicurezza democratica e civile della comunità reggiana, la sua capacità di risposta, in quella maniera solidale, coraggiosa e veritiera che l’ha sempre contraddistinta.

Le istituzioni stanno facendo la loro parte, unite e fino in fondo. Questo le rafforza. E a completarne il lavoro, i cittadini, le persone perbene, la gente onesta, schierati dalla parte della della giustizia, della legalità e dell’unità contro ciò che è – in una definizione efficace – cultura mafiosa.

 Reggio Emilia è una città di persone oneste, 170mila in tutto, nei prossimi mesi alla sbarra finiranno circa 150 persone a cui vengono contestati reati di mafia. La sede in cui verrà provata la loro colpevolezza o la loro innocenza è il tribunale: ci si difende nel processo, non dal processo.

E’ il momento di stare al merito delle questioni, tenendo bene a mente ciò che ci insegna la Costituzione italiana”.  Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia

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2 risposte a Luca Vecchi alza il tiro “In gioco c’è la sicurezza democratica e civile di Reggio”
E se la prende con i “postini degli imputati”: a quando la censura comunale sui media?

  1. postaaaaaaaaa Rispondi

    03/02/2016 alle 12:03

    Il postino suona sempre due volte…

  2. La calunnia è un venticello.. Rispondi

    03/02/2016 alle 16:39

    A peggioreggio è sempre stata un ‘vezzo’ per gli allineati/e.
    Attribuire ad altri usi e costumi propri mi sembra di ‘cattivo gusto’.
    Del resto a reggiopeggio, per come si è ridotta anno dopo anno, il cattivissimo gusto regna (e si assolve anche al terzo grado di giudizio!!)

    ma per cortesia…

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