Lettera dal carcere, è un terremoto politico

di Pierluigi Ghiggini

3/2/2016 – Reggio Emilia si è svegliata questa mattina nel pieno di un terremoto politico, provocato dalla lettera di un detenuto quale presunto ndranghetista, l’imprenditore cutrese Pasquale Brescia, al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi. Terremoto perchè lo scritto di Brescia, che chiede al sindaco di dimettersi per non aver difeso la comunità cutrese dalla “criminalizzazione mediatica”, è interpretato come una sola e unica minaccia mafiosa; perchè la lettera rinfaccia al sindaco e in genere al Pd di esse andati a cercare i voti dei cutresi , per poi abbandonarli; e soprattutto perchè tocca il tasto rovente degli intrecci fra comunità e imprenditoria cutrese col mondo politico reggiano.

Il ministro Graziano Delrio col sindaco Luca Vecchi

Il ministro Graziano Delrio col sindaco Luca Vecchi

Pasquale Brescia, già potente costruttore spazzato via dall’inchiesta Aemilia, è detenuto alla Dozza di Bologna al regime del 41bis.  Ex titolare del ristorante Antichi Sapori, dove si svolse la famosa cena degli impresari calabresi, e nei tempi d’oro in ottimi rapporti con le amministrazioni comprese quelle statali visti lavori assunti a più riprese nella Questura di Reggio, è stato politicamente vicino prima alla Dc, poi a Forza Italia e al Pdl : una posizione minoritaria rispetto all’orientamento di sinistra, per tradizione, del mondo cutrese.

La sua lettera aperta al sindaco,  prima puntata di quello che potrebbe assumere le dimensioni di un memoriale dal carcere, è stata recapitata al Resto del Carlino attraverso un avvocato difensore. Il Carlino Reggioe la Gazzetta di Reggio l’hanno pubblicata in sintesi ieri mattina, mentre Reggio Report l’ha pubblicata  integralmente  ieri pomeriggio, in modo che non solo il mondo politico ma tutti i cittadini reggiani fossero informati sui reali contenuti dello scritto di Brescia.

Il sindaco, che si è sentito minacciato dalle parole del detenuto, ha presentato denuncia alla magistratura e in una lunga dichiarazione ha affermato che sarebbe in pericolo la sicurezza democratica della comunità reggiana.

Dopo le prime ore di choc, tutta la sinistra – da parlamentari Pd al segretario Costa, dal gruppo consiliare all’assemblea dei sindaci, sino alla Cna e alle centrali cooperative, sino all’associazione Libera che si è espressa questa mattina – si sono schierate all’unisono a fianco di Vecchi.

Libera parla anche di “intimidazioni e minacce che recentemente hanno visto coinvolti politici e amministratori locali”, ma non è chiaro a cosa si riferisca.

Comunque il giudizio sulla lettera è unanime, almeno nello schieramento socio-politico che sostiene o è continuo all’amministrazione Vecchi: un messaggio mafioso dalla prima e ultima riga. I toni dei comunicati appaiono  per lo più sopra le righe alla luce dei contenuti della missiva: è difficile per l’uomo della strada considerare minaccia mafiosa l’espressione da parte di Brescia l’espressione della “solidarietà umana” per la vicenda della casa di Masone: questione, è bene ricordarlo, che ha generato la tempesta perfetta abbattutasi sul sindaco Vecchi, il quale non ha rivelato a tempo debito che sua moglie Maria Sergio aveva comprato nel 2012 la loro casa da un costruttore, Francesco Macrì, arrestato e in attesa di giudizio nel processo Aemilia. Ma certo bisogna considerare che la lettera è scritta di pugno da una persona detenuta e in attesa di giudizio per ndrangheta, quindi le sue parole possono avere anche doppi significati, che possono essere colti sono da chi sa interpretarli. E comunque non si può mai abbassare la guardia.

La portata dell’allarme è confermata anche dalla dichiarazione diffusa ieri sera dal ministro Graziano Delrio, predecessore di Vecchi alla guida del comune di Reggio: “Un fatto gravissimo – ha dettovolto a gettare ombre sulla conduzione efficace e onesta della città. Esprimo solidarietà a Vecchi, destinatario di una lettera che altro non si può definire che mafiosa: mafiosa nelle intimidazioni e, a quanto leggo dalla stampa, mafiosa nei contenuti, in ogni sua parte”.

Anche Delrio si sente sotto attacco perchè la lettera lo tira in ballo nel punto in cui parla delle “mani strette” da Vecchi al circolo Insieme.

Lei ricorderà la volta che è venuto al circolo Insieme zona Canalina, ci veniva con Salvatore
Scarpino, prometteva e prometteva e poi mai una telefonata o un fax ad un
giornale per difendere la comunità cutrese.
Lei sa chi c’era in quei circoli, sa quali mani ha stretto?
Sa se c’era il sottoscritto, o Paolini, o Muto, o altri imputati del processo
Aemilia?
In quei circoli, i suoi zii, quelli che oggi sono esclusi dalla white list,
facevano campagna elettorale in suo favore! Come fecero per Del Rio! Quindi qual è il problema? Chi c’è al sicuro?”.

Brescia, insomma, sostiene che gli zii di Vecchi (o di Maria Sergio?) “quelli oggi esclusi dalla white list” fecero a suo tempo propaganda per Delrio.

Più volte il ministro  è stato portato in causa per le mani strette durante il viaggio a Cutro in piena campagna elettorale del 2009, per la figura barbina fatta nell’audizione alla Dda , quando affermò di non sapere che il boss Grande Aracri era di Cutro, per aver accompagnato i consiglieri comunali calabresi dal prefetto Antonella De Miro senza riferire dell’iniziativa. E non più tardi dell’altro ieri Enrico Bini lo ha rimproverato di avergli praticamente imposto di stringere la mano al costruttore Antonio Rizzo.

Ma come nell’affaire della casa di Masone, lasolidarietà non basta a sciogliere i nodi politici e soddisfare ilbisogno di chiarezza dell’opinione pubblica. I deputati Cinque Stelle hanno chiesto che la lettera di Pasquale Brescia venga acquisita dalla Commissione parlamentare antimafia, e i consiglieri civici Cesare Bellentani e Cinzia Rubertelli domandano, in modo retorico se il sindaco possa non rispondere sui “contenuti gravissimi delle lettera recapitatagli dal carcere”. Affermano che Vecchi “non è libero” e che la congliatura è di fatto chiusa: “Qui si tratta di salvare Reggio Emilia, non il potere consunto di un partito che ha fallito su tutta la linea”.

Oggi intanto, all 15 in diretta tv, question time alla Camera col ministro Alfano sul caso Reggio: i Cinque Stelle chiedono l’istituzione di una commissione d’accesso antimafia al Comune, al pari di quella che ha concluso di recente la sua ispezione a Brescello. Il partito di Grillo, che ha il dente avvelenato col Pd per il caso Quarto, non mollerà la presa.

 

 I PARLAMENTARI REGGIANI DEL PD: PIENA SOLIDARIETA’ E FIDUCIA A VECCHI

” Come parlamentari reggiani esprimiamo la piena solidarietà e fiducia al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi per la campagna aggressiva e infondata, arrivata al limite inaccettabile di minacce mafiose, che lo colpiscono personalmente e nel suo ruolo istituzionale. Aggiungiamo anche la stima per l’ingegnere Maria Sergio, che sappiamo essere professionista preparata e integerrima anche lei ingiustamente coinvolta nel pregiudizio che essere cutresi equivalga automaticamente all’essere conniventi con l’ndrangheta. Reggio Emilia è una comunità forte e consapevole, in grado di emarginare il malaffare. Il sindaco Vecchi è la migliore e autorevole guida della nostra comunità. L’uso strumentalmente politico della positiva azione di indagine e repressione della presenza ndranghetista nella nostra provincia, non può essere utilizzato con leggerezza dalle forze politiche di opposizione. Il nemico di oggi è e resta uno solo, gli affaristi delle cosche e i loro metodi mafiosi. Reggio Emilia ha la “schiena dritta” e la città è con il Sindaco”. On. Paolo Gandolfi, on.Antonella Incerti, on. Maino Marchi, sen. Leana Pignedoli. .

 LA CNA: STUPORE E SDEGNO PER LA LETTERA DI MINACCE

L’intero gruppo dirigente di CNA Reggio Emilia esprime stupore e sdegno per la lettera di minacce  inviata al sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, e rivolge al primo cittadino la propria solidarietà.

“E’ un episodio che ci preoccupa – sottolinea l’associazione di via Maiella – perché il sindaco, a cui giunga la nostra stima e vicinanza, è la figura che rappresenta l’intera comunità reggiana. Quando qualcuno si permette di lanciare strali, illazioni e minacce nei suoi confronti è come se lo facesse nei confronti della città intera. In democrazia l’unico punto di riferimento sono le leggi e a queste tutti devono richiamarsi.

Viene da chiedersi quale sia l’obiettivo reale di un attacco del genere nei confronti di Vecchi, che va comunque respinto al mittente. Reggio Emilia, città medaglia d’oro della Resistenza, non si fa intimidire. Come CNA, Associazione che non si è mai tirata indietro nell’affermare il valore della legalità, siamo assolutamente convinti che la parte sana della città, che è la stragrande maggioranza e comprende persone provenienti da tutte le parti d’Italia, saprà reagire e ricominciare, più consapevole e più attenta nei confronti dei tentativi di infiltrazione mafiosa a tutti i livelli”.

ANDREA COSTA: UN DOPPIO ATTACCO AL PD

“Ci sarebbe da essere orgogliosi, se la preoccupazione legittima non avesse il sopravvento, delle intimidazioni che arrivano dal carcere per mano di Pasquale Brescia, indagato per associazione mafiosa. Ma come dicevo quella lettera preoccupa perché è un attacco ai reggiani, alla città e al suo modello di buon governo. Con questa lettera si passa il segno: le allusioni che contiene tentano
di colpire il sindaco Luca Vecchi e le istituzioni. Un gesto intimidatorio che è una reazione diretta alle azioni dell’amministrazione per garantire la legalità e sconfiggere le organizzazioni criminali.

Sul piano politico, il Partito Democratico ha subito un doppio attacco. Da una parte da forze politiche che tentano speculazioni con evidenti fini elettorali colpendo Reggio ma pensando a un ritorno su scala nazionale. Dall’altra siamo arrivati addirittura alle minacce lanciate direttamente dal carcere. La conseguenza di quei due fronti di attacco è la delegittimazione della politica, delle istituzioni e delle persone, rendendo così meno efficace l’azione di contrasto alla ‘ndrangheta.

C’è poi un tratto umano che non va sottovalutato in questa vicenda: nessun cittadino onesto dovrebbe mai essere sottoposto a simili pressioni, tanto più chi si fa carico della sua comunità e rappresenta la prima linea della legalità e del contrasto alla criminalità organizzata. Per questo è necessario che oggi si rinsaldi ancora di più la rete delle forze politiche e sociali. Il Partito Democratico sta già facendo la sua parte e la continuerà a stare accanto ai reggiani, alle forze di polizia, agli inquirenti”. Andrea Costa Segretario provinciale Pd Reggio Emilia

MANGHI E I SINDACI DEL REGGIANO: ATTACCO SCONCERTANTE, SIAMNO AL FIANCO DI VECCHI

Oggi come due settimane fa siamo al fianco, da un punto di vista sia personale sia istituzionale, del Sindaco Luca Vecchi, al quale va tutta la nostra vicinanza e il nostro sostegno dopo lo sconcertante  attacco subito. E ribadiamo piena fiducia e collaborazione alla Prefettura di Reggio Emilia, alla Magistratura, alla Questura di Reggio Emilia e a tutte le forze dell’ordine e agli organi dello Stato impegnati quotidianamente nel contrasto alle infiltrazioni mafiose.

Non può sfuggire come l’ultimo tentativo, perpetrato direttamente ad opera di un imputato di associazione mafiosa, rappresenti un inedito e inquietante scatto in avanti, una sorta di escalation nella lotta tra crimine organizzato e istituzioni reggiane che alza l’asticella della campagna di delegittimazione nei confronti di queste ultime. Come tale, va rispedito senza esitazione alcuna al mittente, insieme alle delegittimazioni e alle intimidazioni in esso contenute, con un messaggio chiaro e forte: siamo in campo a fianco del Sindaco Vecchi e facciamo quadrato insieme a tutte le istituzioni reggiane in questa lotta di legalità e libertà.

Non ci lasceremo intimorire e anzi cogliamo proprio in questo attacco la conferma che quanto fatto in questi anni per contrastare la criminalità organizzata era giusto, fondato ed efficace. Si è voluto colpire un Sindaco e, attraverso il suo ruolo, un Comune capace di siglare proprio di recente un Protocollo di Legalità molto restrittivo che evidentemente ha messo in difficoltà il sistema mafioso e che, con il contributo della Provincia di Reggio Emilia e degli accordi siglati con la Prefettura, è destinato ad essere esteso ad altri Comuni.

Questo ci fa capire che l’attacco odierno al Sindaco di Reggio Emilia è in realtà un attacco a tutte le Istituzioni reggiane.

E questa è la prova provata di come, qui a Reggio Emilia, le istituzioni – tutte – vogliano rappresentare, insieme ad un tessuto socio-economico sano, il primo baluardo contro la criminalità organizzata.

Ed è anche il motivo per cui, anche oggi, come istituzioni restiamo coesi, affermando più forte che mai il nostro fermo “no” a ogni forma di mafia e ai suoi subdoli tentativi di delegittimazione”. Il Presidente della Provincia Giammaria Manghi e l’assemblea dei sindaci

GUIDO MORA: DALLA CGIL SOLDIARIETA’ E VICINANZA AL SINDACO

“Proprio lunedì in Prefettura è stato presentato il protocollo di legalità “per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dell’edilizia e dell’urbanistica” sottoscritto tra Comune di Reggio e Prefettura. Un protocollo che alla luce dei risultati delle indagini da cui è scaturito il processo “Aemilia”, con maggiore acutezza poteva giungere prima, ma che è comunque necessario se davvero si vuole reagire e creare gli anticorpi utili alla salvaguardia del vivere civile della nostra città.

E’ questa l’istituzione che ci piace e con la quale vogliamo collaborare per non lasciare spazio ai malavitosi che radicandosi nel mondo del lavoro danneggiano gli stessi lavoratori.  

Ed è anche con questo obiettivo che la CGIL di RE si è costituita parte civile al processo “Aemilia”.

Alla notizia quindi delle minacce rivolte al Sindaco da parte di  un imprenditore edile (Pasquale Brescia, in carcere da circa un anno a Parma perché considerato dagli inquirenti a totale disposizione dell’associazione mafiosa legata alla cosca Grande Aracri e per i suoi rapporti con chiunque degli associati alla cosca che potessero aver bisogno di denaro o di protezione), esprimo solidarietà e vicinanza al Sindaco di Reggio Emilia in quanto rappresentante dell’interesse collettivo e di un’istituzione che reagisce“. Guido Mora, segretario generale della Cgil provinciale.

LIBERA: QUELLA LETTERA E’ UNA SFIDA ALLA CITTA’

«Lei è fortunato, voi siete fortunati» così ha scritto Pasquale Brescia, attualmente in carcere e in attesa di giudizio nel processo Aemilia, nella lettera indirizzata al Sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, fatta recapitare dal suo avvocato a un giornale locale.

 Una lettera inquietante che contiene minacce, più o meno velate, al sindaco e ad altre persone a lui vicine e che giunge al termine di un periodo tumultuoso per la nostra provincia, un periodo costellato di tensioni politiche e sospetti.

 Come Libera abbiamo aspettato ad esprimerci per capire, raccogliere informazioni, senza voler arrivare a conclusioni affrettate o dettate dall’erronea volontà di sostituirci agli organi della giustizia. Ma ora non si può tacere.

 Siamo di fronte ad un fatto eclatante e preoccupante, l’ultimo di una serie di intimidazioni e minacce che recentemente hanno visto coinvolti politici e amministratori locali a cui va tutto il nostro sostegno e il nostro appoggio, ma mai con questo atteggiamento di sfida, in modo così palese e diretto, tipico di realtà considerate lontane, fatti che credevamo nel nostro territorio non sarebbero mai potuti accadere.

 Comunque la si pensi la lettera indirizzata al sindaco è una lettera rivolta alla città intera, soprattutto ora, alla vigilia del dibattimento di Aemilia che si terrà proprio a Reggio. Un processo che abbiamo fortemente voluto nel nostro territorio, consci che aldilà del suo esito sarà per noi una sveglia, un monito e per questo malvisto e osteggiato. Nella nostra città la mafia, la ‘ndrangheta è arrivata, ha fatto affari e, anche se colpita, se ferita, non è stata ancora sconfitta.

 Abbiamo il dovere, come cittadini, istituzioni o associazioni di categoria di prendere una posizione netta, decidere se stare dalla parte della giustizia o dalla parte di chi delinque e nega diritti. E lo dobbiamo fare in modo responsabile e consapevole, senza cadere preda di facili soluzioni o pregiudizi.

 Per questo non crediamo, avendo più volte e fortemente espresso questo concetto, alle generalizzazioni di chi dice che tutti i calabresi sono disonesti e che i disonesti sono tutti calabresi. E’ giusto fare dei distinguo, ma non come suggerito da Brescia su presunte basi territoriali, ma partendo da fatti concreti e provati.

 Chiediamo quindi a tutta la nostra classe dirigente e politica uno sforzo per superare  i propri preconcetti, di lasciare da parte interessi personali e di partito, ma di lavorare insieme in un’unica direzione, quella della verità e della giustizia. Solo così potremo rispondere a questa escalation di violenza e malaffare“. Coordinamento Libera Reggio Emilia, Coordinamento Libera Emilia Romagna

 

 

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2 risposte a Lettera dal carcere, è un terremoto politico

  1. cittàintera Rispondi

    03/02/2016 alle 15:42

    “Comunque la si pensi la lettera indirizzata al sindaco è una lettera rivolta alla città intera”
    Dunque, se è permesso: comunque la si pensi un paio di gioielli, nel senso che se è concesso pensarla diversamente io sono stanca di farmi mettere le parole in bocca da altri.
    Quella lettera non mi sfiora nemmeno, a me cittadina, a quelli che conosco, a quelli cui voglio bene, non ci sfiora nemmeno. Quindi prima di affibiarmi un’opinione gradirei che chi di dovere, di cui sono stata più volte sostenitrice con donazioni, me lo chiedesse. Perché io leggo che la lettera è a Vecchi, per Vecchi, roba di Vecchi e solo fatti suoi. Così tanto per dire

    • Anzianotta Rispondi

      03/02/2016 alle 18:06

      Chel’vaga a cagher

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