Clamorosa lettera dal carcere Pasquale Brescia, al 41 bis per Aemilia, al sindaco Vecchi: “Dimettiti, non hai difeso i cutresi”
Frasi sibilline sui funerali del suocero: “C’era il clan Grande Aracri”

2/2/2016 –  Pasquale Brescia, costruttore cutrese di Reggio, 48 anni,  già titolare del ristorante Antichi Sapori di Villa Gaida (quello della famosa cena del 2012) e del maneggio di via Croci confiscato dal Comune, ha indirizzato una lettera al sindaco di Reggio Luca Vecchi dal carcere di Bologna: Brescia è  da oltre un anno, in attesa del processo Aemilia.

La lettera è arrivata al Carlino Reggio attraverso uno dei suoi legali, l’avvocato Comberiati: in quattro pagine scritte a mano,  contiene alcune illazioni nei confronti del sindaco: parla  anche del suocero (il padre della moglie  Maria Sergio), di come sarebbe arrivato a suo tempo  a Reggio Emilia (un manovale come tanti in cerca di lavoro) e di come ai funerali  – sempre secondo l’imputato, ma il fatto è tutto da verificare – avessero partecipato anche esponenti della cosca Grande Aracri. Brescia, a quando si apprende dal Carlino, parlerebbe anche della casa acquistata da Maria Sergio nel 2012 da Francesco Macrì e chiede al sindaco di dimettersi, non per il clamore suscitato dalla vicenda, ma perchè a suo dire non avrebbe avrebbe difeso i cutresi di Reggio dalle pretese discriminazioni cui sarebbero sottoposti. Brescia in diversi passaggi scrive a Vecchi “Lei è fortunato, voi siete fortunati“: frasi sibilline che potrebbero essere interpretata anche come una velata minaccia.

Questa mattina il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica si riunisce d’urgenza, anche per nvalutare se la lettera non costituisca una minaccia nei confronti del primo cittadino, che in questi giorni è particolarmente esposto per la vicenda della casa di Masone.

 

 

 

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Una risposta a 1

  1. Mario Guidetti Rispondi

    02/02/2016 alle 12:07

    Solidarietà a Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia e, per dimostrarla, dirò….”anch’io mi chiamo Luca Vecchi”. Reggio, la nostra città (reggiani, calabresi, tutte le sue decine e decine di etnie, le forze dell’ordine, la Magistratura, i giornalisti, le madri di famiglia..) ha gli anticorpi per sconfiggere la ‘ndrangheta.
    Quanto sta avvenendo rafforza l’esigenza inderogabile di tenere il processo Aemilia a Reggio

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