Le mafie, i reggiani e i cutresi, la trasparenza che manca: molte domande al Comune e al Pd
Corradini: “Io a quella festa non andai, e ne sono orgoglioso”

DI FRANCO CORRADINI*

11/2/2016 – Il direttore Ghiggini invita alla mobilitazione contro la presenza della mafia in città , lo fa da par suo e questo lo trovo positiv0 . Abbiamo molto di cui confrontarci .

Innanzitutto  è inaccettabile che chi è indagato per mafia si arroghi il diritto di rappresentare i calabresi . Questo avviene anche perché vi sono alcuni equivoci di fondo , ad esempio il sentimento di vittimismo  e senso di discriminazione tra i cittadini di origine calabrese  e, per i reggiani,  un giudizio liquidatorio verso gli stessi calabresi in maggioranza onesti.  Questi fattori , insieme, portano a un isolamento della popolazione calabrese residente qui e, dunque, più è difficile il lavoro di affermazione della legalità.

Franco Corradini

Franco Corradini

Il coraggio della denuncia si scontra anche con  i timori dei calabresi, legittimamente superiori a quelli dei reggiani. Un Cutrese, cittadino onesto, residente a Reggio (con magari parte della famiglia ancora a Cutro) vive una realtà  molto più rischiosa di cittadino reggiano altrettanto onesto. E’ bene essere consapevoli di questo. Non si deve correre il rischio di isolare i calabresi onesti che sono la maggioranza . Allora va detto che per vincere i timori , anche   giustificati, non solo dei calabresi, occorre rendere credibile il nostro sistema democratico, il nostro sistema politico, la nostra capacità di capire ed includere.

Allora è bene ricordare , ora lo si riscopre, che il prof. Ciconte ha partecipato in veste ufficiale a ben due sedute della commissione consigliare del comune di Reggio Emilia e un consiglio Provinciale esplicitando il contenuto dei suoi studi su Reggio Emilia , studi commissionati dallo stesso Comune di Reggio Emilia e dalla regione Emilia Romagna.

Sulla base di quegli studi, ancora di grande attualità, anche se archiviati, vi è chi ha combattuto e chi non si è reso conto della situazione, questo prima  del prezioso lavoro della Prefetta De Miro e forse anche di Bini. Non si tratta di definire primogeniture , si tratta di chiarire che la città, comunque, ha elaborato analisi, ha combattuto, e purtroppo, spesso, ci si è trovati di fronte ad un muro di gomma , ad affermazioni del tipo “ non esagerate” . Questa è stata una difficoltà vera , e talvolta uno scontro vero.

La presenza , forte, dell’ndragheta in città risale agli inizi del 1982: oltre a taglieggiare gli imprenditori cutresi cercò di insinuarsi in ogni settore economico (non solo nell’edilizia, ma discoteche ,bar , ristoranti, trasporti , finanza, e altro ancora).  Lo scopo iniziale era di reinvestire gli ingenti proventi economici del traffico di stupefacenti , poi anche al fine di controllare sempre più, parti dell’economia e anche della politica.

Nei numerosi incontri svolti si è sempre detto: la ndrangheta sta bussando alla porta della politica.

Nel 2008, nel rapporto del Comune di Reggio Emilia sulle dinamiche criminali in città, non erano coinvolti, a differenza della operazione Aemilia,  in indagini di mafia o interdittive , i politici, i professionisti dell’informazione, i poliziotti ( gli imprenditori già vi erano anche allora, ma non in modo così numeroso) . Penso sia utile capire cosa è successo dal 2008 ad oggi. A mio parere , direi che è avvenuta una regressione , una regressione che ha riguardato anche i “reggiani”.

Il gran numero dei reggiani implicati parla da solo.

Certo , si dice che lo Stato è arrivato tardi, e questo oggi diventa una giusta  rivendicazione di rafforzarne la presenza, adeguandola a ciò che la città è divenuta. Per fare un esempio : nel 2000 a seguito di fatti eclatanti accaduti in città, dalla bomba al bar Pendolino ad omicidi per il controllo del mercato degli stupefacenti, il Sindaco  e il Presidente della provincia seppero guidare una  comunità molto “scossa” dagli accadimenti . Azione che portò a sostanziali modifiche dell’apparato repressivo e investigativo della città e a una maggiore consapevolezza civica.

Ora come allora abbiamo bisogno di indicazioni chiare .

Cosa intende fare il Comune di Reggio Emilia ,ora , dopo aver incassato la solidarietà al Sindaco per la lettera pervenuta dal carcere? Produrrà la necessaria trasparenza anche sulla casa di Masone ? Vi sarà il necessario vigore/rigore amministrativo? Sosterrà la proposta di Bini di verificare ciò  che accade al Catasto (che significa anche, in specifico, analizzare le patologie del mercato)?  Vuole approfondire ciò che sta succedendo anche al fine di evitare avventate affermazioni smentite nell’arco di alcuni giorni ( “Si è cominciato a dire no alla mafia dopo il 2004”)?

Il PD e la politica in generale vogliono recuperare il ruolo di selezione della classe dirigente  che faccia della legalità un valore?  Vogliono aprire un confronto su come si intende guidare la città in un frangete alquanto difficoltoso   e  chi si intende far partecipare? Saremo ancora limitati da giudizi superficiali sui cittadini di origine cutrese tanto da lasciare spazio, a chi è in carcere per associazione mafiosa, al tentativo di rappresentarli?  Non parlo poi delle foto inerenti la festa del quotidiano on line 24emilia, sarebbe troppo facile polemizzare: io a quella festa ad esempio non partecipai e sono orgoglioso di non avervi partecipato.

Alle forze  dell’economia il discorso dovrebbe essere ancor più severo, in effetti al massimo ribasso negli appalti (pubblici e privati) è corrisposto per molti il massimo profitto, e il rivolgersi ad ambienti malavitosi per alcuni era normale. Si chiarisca il rapporto che i settori economici locali hanno avuto con la malavita organizzata , come anche emerge dalla documentazione di Aemilia, dalle fatturazioni false, agli appalti sub appalti concessi con leggerezza consapevole.

Dal  Consiglio Comunale ci si aspetta un lavoro serio continuativo al quale potere con fiducia guardare, si smetta dunque di giustificare la situazione con affermazioni del tipo : cosi’ fan tutti. Questa è la tesi che giudico sconsiderata, che mette in dubbio la reale capacità e volontà di reagire alla situazione .

A chi si appresta ad approfondire i temi consiglio di visitare il sito www.reggiocontrolemafie.it . Troverà una ricca e utile documentazione.

*Associazione PortoFranco, già assessore al comune di Reggio Emilia

 

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