Il vescovo Camisasca tuona in Cattedrale contro la corruzione: “Macchia il volto della nostra terra”

10/2/2016 – Il vescovo Camisasca ha pronunciato  una forte condanna della corruzione che “rischia di macchiare il volto della nostra bella terra”. Lo ha fatto questa sera nella Messa delle Ceneri (inizio del periodo di Quaresima), in una Cattedrale affollata dai reggiani che hanno voluto partecipare al rito tradizionale di imposizione delle Ceneri, e con gli altoparlanti accesi su piazza Prampolini. Perchè ,c’è chi ha commentato, fosse chiara la non casualità del messaggio.

Il vescovo Massimo Camisasca

Il vescovo Massimo Camisasca

In questo modo il vescovo teologo di Reggio Emilia ha voluto esternare la propria preoccupazione per tutto ciò che sta emergendo  in città, con il moltiplicarsi delle inchieste giudiziarie, le richieste di chiarezza e trasparenza, con l’infezione mafiosa in atto da molto tempo. Al tempo stesso ha lanciato un messaggio di speranza, spronando  tutti alla conversione  “per contrastare la forze del male ed essere testimoni del bene che rappresenta il volto più vero della nostra amata Reggio.”

Ecco cos’ha detto monsignor Massimo Camisasca nella sua omelia, pronunciata in piedi al centro del presbiterio, davanti all’altare e rivolto ai fedeli:  Impareremo così anche ad avere un giudizio sulla storia del mondo, dove si combattono bene e male, Dio e Satana, la verità e la menzogna. È importante essere coscienti di questa lotta, soprattutto in questo tempo in cui la corruzione rischia di macchiare il volto della nostra bella terra e di mettere a repentaglio la sicurezza delle persone e del lavoro. Il Signore ci chiama a condannare il male, a fare tutto quanto è in nostro potere per contrastare la sua forza e a essere testimoni del bene che rappresenta il volto più vero della nostra amata Reggio“.

 L’OMELIA COMPLETA DI CAMISASCA DEL MERCOLEDì DELLE CENERI

Cari fratelli e sorelle,

con questa celebrazione iniziamo l’itinerario quaresimale attraverso cui la Chiesa ci condurrà verso la Pasqua. Quando si inizia un cammino è importante conoscere la meta verso la quale si procede. Tenendo gli occhi fissi sopra di essa possiamo scoprire le ragioni del nostro muoverci, trovare la forza per affrontare le fatiche della strada, vivere la gioia presente in ogni tappa dell’itinerario.

Il popolo di Israele, nei 40 anni di cammino nel deserto, per non soccombere e non cedere alle tentazioni di tornare indietro o di abbandonare la strada, aveva continuamente bisogno che qualcuno, Mosè, rinvigorisse gli animi ricordando le ragioni di quell’esodo, ripercorrendo i prodigi che Dio aveva operato per la loro liberazione dalla schiavitù, parlando della sua fedeltà e, soprattutto, riaccendendo nei cuori il desiderio della meta, la terra promessa.

 

Anche noi, all’inizio della Quaresima, abbiamo bisogno di lasciarci condurre dalla memoria della fedeltà di Dio alla nostra vita e dalla luce della Resurrezione di Gesù, nella quale si illuminano e si raccolgono tutti i desideri dei nostri cuori. Il desiderio di essere perdonati, di essere liberati dal male, il desiderio di una vita che non finisca, di poter amare ed essere amati in modo vero e per sempre.

 Gesù è venuto per donarci tutto questo. Per aprirci ad una vera conoscenza di Dio e di noi stessi. Per poter ricevere il suo dono, tuttavia, abbiamo bisogno di disporci ad accoglierlo. Il Signore non fa violenza alla nostra libertà. Si propone a noi aspettando il nostro sì. Per questo ci viene donato questo tempo quaresimale: per aprire i nostri cuori al dono che Dio desidera farci.

Tutto ciò implica una nostra purificazione o, come ci come ci ha ricordato la preghiera all’inizio della Messa, un cammino di conversione, di penitenza e di combattimento: «O Dio, nostro Padre, concedi al popolo cristiano
di iniziare con questo digiuno
un cammino di vera conversione,
per affrontare vittoriosamente
con le armi della penitenza
il combattimento contro lo spirito del male».

 La purificazione non è cercata per se stessa, ma in quanto ci permette di accogliere in noi la vita di Dio, di rispondere alla domanda: chi è Dio? E chi sono io? Se dovessimo riassumere con un’espressione sintetica il significato della Quaresima, potremmo dire che essa è un tempo che ci è dato per conoscere Dio e per conoscere noi stessi. E per questo è un tempo di purificazione e di conversione, purificazione dagli idoli che ci impediscono di vedere il Signore, conversione a Lui, nel cui volto possiamo ritrovare il nostro e quello dei nostri fratelli e sorelle.

La conoscenza di noi stessi è successiva alla conoscenza di Dio. Soltanto nella luce di Dio noi possiamo imparare chi siamo veramente. Dio si fa conoscere facendosi presente alla nostra vita in tanti modi. Soprattutto presentandosi a noi come il liberatore, esattamente come ha fatto con Israele liberandolo dalla schiavitù egiziana.

Se ci lasciamo raggiungere da Dio, egli progressivamente libererà la nostra vita. Ci libererà dalle catene, dai lacci, dai pesi che la tengono legata, avvinta, schiacciata, afflitta. Se viviamo la Quaresima potremo conoscere e riconoscere l’opera che Dio va facendo per noi e in noi.

Impareremo così anche ad avere un giudizio sulla storia del mondo, dove si combattono bene e male, Dio e Satana, la verità e la menzogna. È importante essere coscienti di questa lotta, soprattutto in questo tempo in cui la corruzione rischia di macchiare il volto della nostra bella terra e di mettere a repentaglio la sicurezza delle persone e del lavoro. Il Signore ci chiama a condannare il male, a fare tutto quanto è in nostro potere per contrastare la sua forza e a essere testimoni del bene che rappresenta il volto più vero della nostra amata Reggio.

 

Per sostenerci in questa testimonianza la Quaresima ci invita ad una meditazione più frequente della Parola di Dio. Essa ci permette di leggere la nostra storia nella luce della storia sacra. In fondo questo è stato il grande principio che Gesù ha operato nella lettura dell’Antico Testamento. Ha letto la sua storia personale nella luce della storia sacra. E la stessa cosa siamo chiamati a fare noi immergendoci, soprattutto attraverso le letture proposte dalla liturgia in questo tempo, nella storia della salvezza.

 

La Quaresima è anche un tempo di confessione del proprio male, di riscoperta della propria creaturalità. Un tempo in cui vivere con più assiduità e profondità il sacramento della Confessione. In questo Giubileo della Misericordia vorrei sottolineare con particolare forza proprio l’importanza dei questo sacramento. Il confessionale è la porta di accesso a tutti i doni con i quali il Signore desidera fare grande la nostra vita. Dall’assoluzione accolta con animo contrito e desideroso di vivere alla luce di Dio possiamo trarre forze nuove, un’intelligenza più profonda della nostra vita, una più grande capacità di amare e di lasciarci amare. Lasciamoci raggiungere dalla misericordia di Dio! In questo modo potremo diventare noi stessi strumento della misericordia divina per gli altri e contribuiremo a rendere il mondo più luminoso e umano.

 «La Quaresima di questo Anno Giubilare – afferma in proposito papa Francesco nel suo messaggio quaresimale – è dunque un tempo favorevole per poter finalmente uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di misericordia. Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante» (Francesco, Messaggio per la Quaresima 2016 ).

Cari fratelli e sorelle,

camminiamo con gioia in questo tempo, tempo favorevole – come abbiamo ascoltato da san Paolo. Il Signore, come e più di Mosè per Israele, cammina davanti a noi e non ci abbandona.

Aiutiamoci ad alzare lo sguardo. Prendiamoci cura gli uni degli altri e, tutti assieme, di coloro che sono nel bisogno. Il Padre chevede nel segreto – come ci ha ricordato il Vangelo questa sera – vi ricompenserà.

 Amen.

 

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