Mafie, mafiette e politica
Il Pd si autoassolve, processa Bini
e tace sulla casa di Masone

6/2/2016 – Processo a Enrico Bini per le sue richieste di chiarezza, condanna della lettera dal carcere, ritenuta intimidatoria nei confronti di tutto il partito, campagna a livello territoriale per illustrare quanto è stato fatto contro le mafie  Reggio Emilia, chiamata di “banche, forze sociali e associazioni di rappresentanza” ad assumersi le proprie responsabilità, solidarietà “umana e politica” al sindaco Luca Vecchi.  C’è pure  un piccolissimo, quasi impalpabile cenno autocritico (“Se c’è stata una fase di non sufficiente consapevolezza…”).

Ma neanche una parola sulla vicenda della casa di Masone, sui conflitti d’interesse, sugli appalti e sui rapporti tra amministrazioni, politici e costruttori, tanto meno sui viaggi elettorali a Cutro e su quali mani siano state strette in campagna elettorale. Queste, in sintesi le conclusioni della direzione provinciale allargata del Pd che, parlando di lotta alla mafia, a giudicare dal comunicato conclusivo è stata un’occasione mancata: un’autoassoluzione in piena regola, lasciando per strada i cocci delle responsabilità politiche degli anni in cui flirt e collusioni tra politica e ambienti non propriamente profumati hanno segnato Reggio Emilia negativamente e in profondità.

Sgradevole l’ennesimo processo interno  subito da Enrico Bini, non presente alla riunione, “colpevole” di aver detto che non vi sarebbe nulla di male se Delrio e Vecchi fossero ascoltati dalla commissione antimafia. Ma chi ha tardato quindici mesi a chiedere le dimissioni di Coffrini, ha stretto mani e e ha condiviso eccellenti tartine con i signori del clan, e oggi  tace sulla vicenda della casa di Masone come sul piano partic0lareggiato di Francesco Macrì, per tacere appalti, dovrebbe lavarsi la bocca prima di accennare a Bini. Inquietante il fatto che nei confronti del sindaco  di Castelnovo Monti ed ex presidente antimafia della Camera di Commercio si riproponga lo stesso copione di cinque o sei anni fa, quando il partito stendeva un cordone sanitario intorno al dirigente fuori controllo, e a  chiederne le dimissioni erano i costruttori cutresi dell’Aier, con i quali i politici e gli amministratori reggiani erano pappa e ciccia: li ricevevano, confabulavano, stringevano mani e andavano a chiedere voti, voti,voti.

Questa mattina la direzione provinciale del Pd convocata da Andrea Costa,  presente il segretario regionale Paolo Calvano anzichè diradare le ombre ha moltiplicato gli interrogativi sulla effettiva capacità del partito di guardare i problemi per come essi sono, e di affrontare i nodi del passato e del presente.

DI SEGUITO IL DOCUMENTO CONCLUSIVO DELLA RIUNIONE

 ” La Direzione del Partito Democratico di Reggio Emilia esprime solidarietà umana e politica al sindaco Luca Vecchi per le minacce ricevute.

Il grido della ‘ndrangheta, piegata dalle meritorie inchieste della Magistratura e dal lavoro delle forze dell’ordine, si fa sentire a Reggio Emilia. E’ una ‘ndrangheta colpita dagli arresti, per i cui esponenti sono state fatte richieste di condanna, ma anche messa alle strette dai protocolli sugli appalti pubblici e dai forti interventi di riduzione delle capacità edificatorie che le amministrazioni stanno portando avanti sul territorio. 

Questo non significa che non sia necessario un momento di analisi importante. L’operazione Aemilia ci ha dato la dimensione del fenomeno. E se c’è stata una fase di non sufficiente consapevolezza va sottolineata anche la carenza degli strumenti di contrasto.
Oggi chiediamo più strumenti alle forze inquirenti, alla Prefettura, alla magistratura. Più attenzione ai nostri amministratori e alle nostre strutture tecniche. Vogliamo anche ribadire che negli ultimi vent’anni nessun amministratore reggiano è stato coinvolto in una indagine per vicende malavitose. La sfida della chiarezza e della trasparenza la lanciamo noi, convocando i nostri sindaci su questo tema, per un incontro che serva ad affrontare collegialmente le strategie, le segnalazioni e le conoscenze in questo campo. 


Noi non facciamo esegesi di lettere che vengono dal carcere, che tra l’altro fingono di parlare a nome di una comunità intera: noi sappiamo distinguere i calabresi onesti da quelli che sono in galera. Siamo anzi stupiti che ci siano forze politiche che prendono iniziative istituzionali basandosi su parole che provengono dal 41bis. Complimenti. Ma a noi non interessa l’aspetto della polemica politica, ci interessa proseguire la lotta.

Se quello che arriva dal carcere, infatti, è un messaggio che punta ad intimorirci, che cerca di ferire anche umanamente persone oneste per farci abbassare la guardia, la ‘ndrangheta deve sapere che noi andremo avanti, con sempre maggiore decisione, sulla strada della pulizia. Fino a quando questo cancro non sarà estirpato.

E diamo il via ad una forte campagna di incontri sui territori per comprendere a fondo il fenomeno e andare a raccontare alla comunità quanto si sta facendo sul tema della legalità: white list, interdittive, protocolli per controllare non solo i lavori pubblici ma anche i cantieri privati.

Sappiano tutti, però, che nel contrasto alla criminalità ci deve essere una responsabilità collettiva: delle istituzioni certo, delle forse inquirenti, della magistratura, ma anche del mondo bancario, delle forze sociali, delle associazioni di rappresentanza”. La direzione provinciale del Partito Democratico di Reggio Emilia

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2 risposte a Mafie, mafiette e politica
Il Pd si autoassolve, processa Bini
e tace sulla casa di Masone

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    06/02/2016 alle 19:26

    Se non vado errato sia il Comune di Brescello che il Comune di Reggio Emilia non è mai stato governato, negli ultimi 70 anni, da un Sindaco di centrodestra! Purtroppo, per il PD, manca un “Alemanno” per attribuirgli delle responsabilità!!!

  2. Edo Rispondi

    06/02/2016 alle 22:20

    Ma che di che parlavano Ciconte,Marchi della commissione parlamentare antimafia e Delrio quando si incontravano? Di gnocco fritto?Eppure Marchi, in altre circostanze, lontano da Reggio e da Brescello, di Grande Aracri parlava eccome.

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