Il Pd chiede le dimissioni del grillino Gaetti, e in un sol colpo manda a casa Delrio, Vecchi e Marchi
La sinistra reggiana in preda al cupio dissolvi

DI PIERLUIGI GHIGGINI

14/2/2016 – La Notte della Trasparenza del Movimento 5 Stelle ha fatto letteralmente perdere la testa al Pd, a conferma del fatto che i grillini hanno infilato dita e unghie in una piaga purulenta: quello degli intrecci tra politica, affari, amministrazioni e mafie a Reggio Emilia. Oggi il Partito Democratico di Reggio Emilia ha diffuso un comunicato minaccioso nei confronti del senatore Luigi Gaetti (curiosamente nominato come Gaetti Luigi come in un mattinale di polizia) del quale chiede le dimissioni immediate “per manifesta incompetenza” dalla vicepresidenza della Commissione Antimafia. Fra l’altro, i pentastellati vengono gratificati dell’epiteto di “barbari politici“.

Il senatore Luigi Gaetti

Il senatore Luigi Gaetti

Ecco il comunicato integrale:

“Chiediamo le immediate dimissioni del senatore Gaetti Luigi, vicepresidente della Commissione Antimafia per i grillini, per manifesta incompetenza. Nella sua presenza a Reggio Emilia, ieri, il senatore in questione, mentre attaccava amministratori del PD, ha ammesso di non sapere che il PM ha chiesto 12 anni di condanna per il capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale a Reggio. A soggetti come questi sono affidati i ruoli di controllo antimafia del Parlamento? A gente che ignora completamente i risultati più clamorosi delle inchieste ufficiali della magistratura? Chiediamo che per il bene del paese il senatore Gaetti lasci immediatamente l’incarico e il suo posto venga occupato da qualcuno che almeno legga – se non gli atti delle inchieste –  le prime pagine dei giornali. L’Antimafia è una cosa seria, non può essere interpretata solo come una specie di vuota clava da barbari politici”.

La presa di posizione lascia trasecolati non tanto per i toni minacciosi, considerato che Gaetti ha chiesto in ufficio di presidenza dell’Antimafia l’audizione del sindaco Vecchi e dei suoi predecessori, compreso il ministro Delrio, quando per la sua disarmante ingenuità.

In primo luogo il  Pd dovrebbe sapere che la richiesta di un Pm (nel caso in questione considerata sesquipedale, a destra come a sinistra) non è per fortuna una condanna, quindi è legittimo che il vicepresidente della commissione Antimafia non conosca ogni aspetto di un processo in itinere e complesso come Aemilia.

2009, Graziano Delrio col costruttore Antonio Rizzo a Cutro. La foto fu pubblicata alla vigilia delle elezioni comunali sul Sole 24 Ore, in una pagina a pagamento

2009, Graziano Delrio col costruttore Antonio Rizzo a Cutro. La foto fu pubblicata alla vigilia delle elezioni comunali sul Sole 24 Ore, in una pagina a pagamento

Ma fatto è che reclamando le dimissioni di Gaetti, il Pd di Reggio Emilia chiede automaticamente  le dimissioni dell’ex sindaco e ministro Graziano Delrio, che alla Dda dichiarò annaspando di non sapere che il boss Nicolino Grande Aracri era di Cutro ( !)  e del sindaco Luca Vecchi che “non sapeva” e ha taciuto per un anno sull’affaire della casa di Masone.

Giù dalla torre (buttato dal suo stesso partito) anche il deputato Maino Marchi, che all’epoca membro dell’Antimafia  partecipò giulivo a una festa – fa testo la foto mentre ronza con evidente interesse intorno al buffet – presenti in forze l’Aier dei costruttori cutresi (compresi Antonio Gualtieri e l’allora direttore Palermo oggi imputati in Aemilia e per i quali i pm hanno chiesto rispettivamente 20 anni e 9 anni di reclusione) anche lui “senza sapere” che l’Aier guidata da Antonio Rizzo conduceva una battaglia forsennata per far dimettere il presidente antimafia della Camera di commercio Enrico Bini (che poi, batti e ribatti, fu cacciato da piazza della Vittoria per far posto al Stefano Landi) .

L'onorevole Maino Marchi e la bella consigliera regionale Roberta Mori nel marzo 2010 al buffet della festa di Reggio 24 Ore, alla quale partecipò l'Aier in forze con Antonio Gualtieri, Palermo e Antonio Rizzo

L’onorevole Maino Marchi e la bella consigliera regionale Roberta Mori nel marzo 2010 al buffet della festa di Reggio 24 Ore, alla quale partecipò l’Aier in forze con Antonio Gualtieri, Palermo e Antonio Rizzo

Difficile dire se in tutto questo vi sia come al solito la solita logica della doppia morale, la mancanza di pensiero politico o solo cinismo affetto da miopia. Certo che ora, difronte a questi argomenti, il Pd reggiano ha compiuto un balzo in avanti decisivo verso la convocazione di Delrio in Antimafia, costringendo lo stesso ex ministro e il sindaco in carica Luca Vecchi sul terreno insaponato della remissioni degli incarichi. Complimenti e applausi.

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Una risposta a 1

  1. Fiorello Filippi Rispondi

    15/02/2016 alle 15:02

    Condivido il senso dell’articolo tranne un particolare: a me risulta che Bini non sia stato confermato alla presidenza della Camera di Commercio non per una congiura mafiosa, ma per quanto aveva combinato alle Fiere di Reggio Emilia dove il suo comportamento non è certo risultato quello del paladino della legalità.

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