“Notte della trasparenza, ecco perchè hanno vinto i grillini”

DI DARIO CASELLI

15/2/2016 – E venne il giorno in cui il Di Battista tenne a battesimo la notte grillina di Reggio Emilia, per invocare luce sul radicamento della ‘ndrangheta nella città.

I fatti sono noti; la ‘ndrangheta di rito cutrese ha costruito ad insaputa del PD, partito egemone da sempre, mezza città in proprio o in sub-appalto dalle cooperative rosse, per non parlare degli appalti per opere pubbliche e per quelli di Iren, la multiutility, controllata dal duo Fassino, sindaco di Torino e Delrio, ministro delle infrastrutture.

Inconsapevolmente la dirigente dell’urbanistica, moglie dell’attuale sindaco di Reggio, ha comprato casa, al grezzo, da un signore arrestato per mafia e l’ha fatta ristrutturare da imprenditori accusati dello stesso reato. Una sfortunata coincidenza sembrerebbe, ma i grillini vogliono vedere le fatture della ristrutturazione, magari per verificare se l’acquirente ha pagato l’IVA.

Il Di Battista, con il suo corteo di deputati, ha promosso una coraggiosa notte di vigilanza, coraggiosa non a causa della ‘ndrangheta, in gran parte ai domiciliari, ma perché ha sfidato il Festival di Sanremo, la partitissima Juve-Napoli, le cene di S Valentino e anche il freddo e la pioggia. Per gli organizzatori è stato un grande successo, per il Pd e per i giornali di carta e online che ricevono robuste pubblicità dalle cooperative e da Iren, un fiasco. Probabilmente non maggiore dell’appello a favore del sindaco che tolti gli abitanti dei comuni limitrofi, supera di poco il centinaio di sottoscrittori.

Fossero stati anche solo 10 i seguaci del Battista e delle liste civiche, hanno comunque vinto, perché la democrazia è fatta di piccole fiaccole che diventano fiaccolata e di voci singole che diventano coro, una volta i comunisti questo lo sapevano, sapevano quanto fosse duro il pane dell’opposizione. Oggi aggrediscono le opposizioni, con accuse risibili,” corrotti” come sono dal lungo esercizio del potere.

Gli oppositori hanno vinto perché aldilà delle persone, se oggi Reggio Emilia è città infiltrata dalla mafia, in declino economico, con cooperative che saltano, con gli amici promossi nelle municipalizzate al di fuori di ogni merito, ebbene se questo accade, la colpa è del Pd, che governa da sempre e governare dormendo non è una scusante.

Ma il Di Battista non era interessato al passero Vecchi, ma al piccione Delrio, sindaco per dieci anni, autore della nomina della dirigente urbanistica, autore dell’ingresso degli imprenditori cutresi nella Reggiana Calcio, autore dell’incontro dei consiglieri cutresi con la prefetto De Miro, quando dopo anni di ignavia, le interdittive antimafia iniziavano a togliere il coperchio del tombino.

Conoscendoli, non abbiamo dubbi sull’onestà personale del sindaco attuale e del precedente, ma chi fa politica risponde dei suoi atti e pure delle sue omissioni, non risponde solo delle responsabilità soggettive, ma anche di quelle oggettive. Né crediamo che i grillini abbiano fatto questo, come dice Delrio, per nascondere la vicenda Quarto, che non sarà edificante, ma il comune più volte sciolto per mafia non era governato dai grillini, bensì dai partiti tradizionali. Poi con l’arrivo degli amici di Verdini, Cuffaro e Cosentino, inviteremmo gli aderenti al Partito Della Nazione ad essere più cauti col moralismo, essendo ormai più simili a Depretis, che ad Einaudi.

NOTE DELLA REDAZIONE

Agostino De Pretis Ministro dal 1962 al 1977, guidò il primo governo formato solo da esponenti della Sinistra Storica. Teorizzo il trasformismo, ottenendo l’appoggio della destra di Minghetti.

Luigi Einaudi – Economista liberale e liberista, propugnò un’Europa federalista. Governatore della Banca d’Italia dal 1945 al 1948, ministro delle Finanze nel IV governo De Gasperi, fu Presidente della Repubblica dopo De Nicola (ma al referendum istituzionale aveva votato per la monarchia). Con la sua politica di riduzione della tasse e dei dazi doganali gettò le basi del “miracolo economico”.

 

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Una risposta a 1

  1. abc Rispondi

    15/02/2016 alle 12:15

    Non era distratti, ma complici. Ci sono cose che Sonia Alfano venne a spiegarci a Reggio, che riguardavano le mafie degli appalti, di cui mai nessun politico del Pd, e tanto meno Marchi – che era nella commissione parlamentare antimafia – si prese mai la briga di raccontare alla cittadinanza.
    E chi ha un incarico così importante, come l’ha avuto Marchi, non può non aver ricevuto preziose informazioni dalla commissione ed essersele tenute esclusivamente per sé. Era ovviamente tenuto a discuterne il contenuto con i suoi compagni di partito, e chi, se non in via del tutto preferenziale, con i compagni del Pd reggiano?
    Dunque Marchi sapeva, il Pd reggiano sapeva, ma quando Bini e l’Alfano cominciarono a parlare di mafie a Reggio Emilia, contro di loro si scatenò il mondo. Marchi, come Corradini e come Masini, fecero muro. Non volevano assolutamente parlarne. Neppure mai citarono, “per sbaglio, o per caso” i nomi dei boss, che già erano noti alla commissione parlamentare antimafia, e tanto meno delle loro attività tra Reggio, Parma e Modena. E allora? Di che stiamo parlando? Il Pd non è smemorato.
    Il Pd sapeva tutto, ma non voleva affrontare l’argomento, e non solo per non perdere i voti della comunità cutrese, ma perché c’erano di mezzo affari d’oro con le partecipate di Agac in comhutta con le ditte mafiose del sud….

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