Concordati e liquidazioni: con lo schema Cmr le coop hanno mandato sul lastrico migliaia di famiglie e aziende
“Ora qualcuno deve pagare”

DI MANUEL NEGRI*

26/2/2016 – In seguito agli strascichi ed alle polemiche inerenti il problema delle infiltrazioni mafiose sul nostro territorio, bisogna avere il coraggio di affermare che la vera mafia a Reggio Emilia è rappresentata da chi ha fatto fallire imprese in perfetto stile mafioso, uscendone indenne ed in alcuni casi mascherando la truffa con un concordato preventivo. Ogni riferimento non è puramente casuale.

Cooperativa Muratori Reggiolo rimane protagonista assoluta di questo schemino che ha visto decine e decine di artigiani non solo non incassare i soldi dei lavori eseguiti, ma anche  volatilizzarsi i risparmi di una vita di lavoro e sacrifici, ora rovinati, come molti altri soci in attesa delle tanto millantate promesse da parte di Lega Coop e di politicanti ed amministratori compiacenti.

Come per invidia della ‘mamma reggiolese’, hanno operato Unieco, Coopsette ed Orion, ma è meglio sbattere in prima pagina le problematiche legate alle infiltrazioni della ‘ndrangheta, per poter creare una cortina fumogena atta a nascondere al meglio tutto il resto.

Per esempio, qualcuno sa delucidarmi sul caso della Cavatorti ferro che, dopo esser stata depredata dalla Cmr Reggiolo, ha dovuto cedere e passare di mano in vero stile mafioso; o della Ferredil di Pratissolo, che è dovuta ‘fallire per crediti’ vantati nei confronti della stessa Cmr che in questo modo, una volta impossessatesi della Cavatorti, ha eliminato la concorrenza…senza dimenticare la Saf di Santa Vittoria (storica realtà artigiana da oltre 50 anni) messa sul lastrico da Cmr e Unieco; e qui sarebbe da fare un grande elenco di medi e piccoli, di lavoratori e di famiglie.

Mentre questi vengono ridotti sul lastrico i dirigenti, vecchi e nuovi, col sorriso sulle labbra si fanno beffa dei lavoratori, Sicrea docet, con il suo presidente in testa.  

Il mondo cooperativo ha fallito, non è più quello dei padri nobili. La CMR ha rappresentato il giochino amministrato da pochi come cosa propria, col benestare di politici che si riempiono la bocca ipocritamente di sociale e bene comune, di gente che non ha mai lavorato, a partire dal ministro Poletti, che non ha mai rischiato nulla del proprio, ma atti ad utilizzare i soldi dei soci come su di un tavolo verde.

Perché la Guardia di finanza o nessuna Procura va ad appurare e a chiedere ai vari capetti delle coop se riescono a giustificare i loro beni; altro che la casa del sindaco Vecchi…

Senza dimenticare come il sistema cooperativo a Reggio Emilia e provincia abbia depredato il territorio con terreni agricoli passati edificabili, senza aver pagato le tasse come tutte le normali imprese, arricchendo gli amici degli amici e fungendo da collettore di denari per il PCI, poi DS e PD.

Questa è la vera Mafia, e lasciate in pace Pagliani, Coffrini e compagnia…

Dopo il tracollo si sono ripresentati, a partire da Sicrea, con gli stessi volti, belli ed impomatati, ergendosi come paladini del sociale, ma pronti a consolidare un monopolio del settore, a discapito dei piccoli artigiani e fornitori reggiani e soprattutto italiani, per dare invece lavoro a stranieri che pagano poco perché hanno magari la sede sociale nel paese d’origine o che aprono e chiudono partite iva dalla sera alla mattina.

Sono ormai decenni che il nostro territorio vede la presenza della mafia degli appalti, delle assunzioni negli enti pubblici, del monopolio dei servizi attraverso una ‘rete cooperativa’ che potesse garantire al Pci-Pds-Ds oggi Pd, un retroterra economico sempre più solido, assai utile per affrontare gli enormi  costi della politica.

Troppo comoda liquidarla così.

Troppo comodo anestetizzare un intero paese facendogli credere che nessuno ha colpa, che ciò che è successo è frutto della crisi economica generale; qualcuno deve assumersi delle responsabilità, ma soprattutto qualcuno deve pagare per qualche migliaia di risparmiatori truffati e soprattutto per quegli artigiani messi in serie difficoltà perché a loro volta si sono trovati nell’impossibilità di pagare i propri dipendenti, di pagare i contributi, di regolarizzare i propri fornitori, di ottemperare i propri debiti con le banche. Qualcuno sapeva, ma faceva finta di niente…

*FARE con FLAVIO TOSI, Ccnsigliere comunale Ricostruiamo Reggiolo

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Una risposta a 1

  1. giuseppe Rispondi

    28/02/2016 alle 15:30

    Quella di Tosi è una lettera dura ed amara, ma purtroppo ha molte ragioni. Un’intera classe dirigente andrebbe processata. Solo attraverso un esame ed un riconoscimento della cause e delle colpe, anche personali, del dissesto , si può ricuperare un’immagine ormai perduta, anche se i patrimoni economici ed umani sono stati purtroppo distrutti.

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