Bini rimprovera Delrio: “Mi disse di stringere la mano a Antonio Rizzo”
“Andate a scavare nei misteri del Catasto”
E al Pd: “Basta coprire, fare i conti sul serio col passato”

1/2/2016 – “Aspettare un anno e mezzo per chiedere le dimissioni di Coffrini da sindaco dà il senso della volontà di coprire e tenere tutto sottotraccia. Sperando che la cosa rimanga lì”. Sono dure come macigni le parole che Enrico Bini, ex presidente antimafia della Camera di commercio e oggi sindaco di Castelnovo Monti,  scaglia contro il Pd di Reggio Emilia in una intervista rilascata al direttore della Gazzetta di Reggio Paolo Cagnan, pubblicata questa mattina.

Enrico Bini al premio Ambrosoli

Enrico Bini al premio Ambrosoli

Una dei macigni è riservato all’ex sindaco di Reggio e oggi ministro Graziano del Rio: “Volle che stringessi la mano al costruttore Antonio Rizzo, anche se io non ero d’accordo”. Perchè Bini non voleva avvicinarsi a Rizzo? Perchè era uno degli imprenditori su cui Bini nutriva dubbi, e soprattutto perchè  l’Aier – l’associazione dei costruttori calabresi voluta proprio da Rizzo – aveva lanciato una campagna di delegittimazione nei confronti del presidente camerale mentre denunciava a ogni più sospinto le infiltrazioni della ndrangheta nell’autotrasporto, nella compravendita delle aree edificabili, nella bolla edilizia che propiziò molte ricchezze ma anche tanti rovinosi fallimenti: “Volevano organizzare una manifestazione contro di me, ma restarono isolati. E a un certo punto iniziarono a girare strane voci su calabresi che mi regalavano Rolex e bustarelle. Quel fango arrivava dall’Aier, ne3 sono certo.

Una campagna che culminò con l’attacco frontale del vicepresidente AierAntonio Gualtieri nel corso di Poke Balle, la popolare trasmissione di Telereggio gestita in proprio da Marco Gibertini, poi finito dentro per la maxi inchiesta sul giro di fatture false e, ancora un anno fa, per l’inchiesta Aemilia.

Enrico Bini

Enrico Bini

Bini rimprovera a Telereggio di non aver chiuso la trasmissione, all’epoca: “Pensai che Telereggio la sospendesse, vista la piega che stava prendendo. Ma così non fu. Poi si è capito chi c’era dietro”. Del resto “nessuno si scandalizzò per questo”. Il Pd e le cooperative che controllavano Telereggio non dissero una parola: il partito era impegnato a stendere un cordone sanitario intorno a Bini, accusandolo talvolta apertamente di fare chiasso per candidarsi alle elezioni. In quel periodo la tesi degli “anticorpi” veniva contrapposta alle denunce solitarie di Bini, ma abbiamo visto com’è andata a finire. Antono Gualtieri oggi è uno degli imputati principali nel processo Aemilia.

Ma torniamo a Delrio. L’episodio a cui si riferisce Bini è del maggio 2010:  “C’era stata la bomba di via Caliceti (sotto l’auto di un costruttore vittima di usura, ndr.) seguita da una manifestazione di piazza  contro le mafie. Fu Delrio a farci dare la mano a me e ad Antonio Rizzo. Eravamo sotto il portico del Comune, lui era con Rizzo, io poco distante. Il sindaco mi chiamò e me lo presentò chiedendoci di darci la mano. Un gesto che non ho mai gradito, ma non me la sono sentita di rifiutarmi il giorno dopo scrissero che io e Rizzo avevamo fatto la pace”.

Secondo Bini, molte verità mai espresse sono ancora sepolte in faldoni e  banche dati del catasto reggiano: “Bisogna andare a vedere dentro l’ufficio del catasto di Reggio Emilia. Forse lì si riesce a capire qualcos’altro. Ad esempio chi ha venduto e comprato le apree negli anni in cui i prezzi erano inaccessibili pergli altri operatori, ma non per loro. Semplicemente le strapagavano: i soldi non sono mai stati un problema. Il Catasto è forse l’unico posto dove si possono trovare delle tracce”.

Viene da chiedersi che fine hanno fatto le denunce presentate nel tempo alla Procura della Repubblica.

E ancora: “Quando lanciavamo allarmi ci veniva risposto che non era vero. Quelli erano convinti di essere al di sopra. Ma gli affari con qualcuno li hanno fatti e pianificati. Gli anelli di collegamento con Reggio e con altre province c’erano, eccome”

Infine, Enrico Bini invita “ad aprire una nuova fase: bisogna fare i conti con quello che è successo. Ma sul serio. Bisogna che siano tutti d’accordo a tirare fuori le cose.

Sono girati troppi soldi. Troppi scambi, troppi affari che hanno anche piegato questa società, perchè è più di uno ce ne ha rimessi per causa loro. Io confido nella magistratura” ma “certo che aspettare un anno e mezzo per chiedere le dimissioni di coffrini da sindaco dà il senso della volontà di coprire e tenere tutto sottotraccia. Sperando che la cosa rimanga lì”.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *