Appello di 50 storici italiani e stranieri a favore del museo del fascismo a Predappio

19/2/2016   – Cinquanta storici di 28 università e centri di ricerca italiani e stranieri hanno firmato una lettera aperta per sostenere il progetto del sindaco di Predappio Giorgio Frassineti di istituire un centro di documentazione sulla storia del fascismo e dei totalitarismi nei locali della ex Casa del Fascio. Progetto che ha suscitato una sollevazione in ambienti di sinistra ( a guidare la “rivolta” il segretario del Prc Paolo Ferrero) forse per il timore che una rinnovata lettura storica possa portare a una rivalutazione almeno di alcuni aspetti del fascismo. Il documento “apprezza” la decisione del governo di sostenere l’iniziativa, alla quale a questo punto non potrà sottrarsi la Regione Emilia-Romagna.

Benito Mussolini

Benito Mussolini

Tra i firmatari anche Paolo Pezzino, uno dei principali studiosi italiani della Resistenza e membro del comitato scientifico del museo Cervi, il professor Roberto Balzani (sua l’anno scorso la lectio alla Far di Reggio Emilia sulla genesi della Prima guerra mondiale),  David Bidussa della fondazione Feltrinelli , Enzo Traverso della Cornell University, Paola Salvatori della Normale di Pisa,  Stephen Gundle (università di  Warwick), Marie-Anne Matard Bonucci (Università Paris 8),  Antonio Brusa, Paul Corner, Stefano Cavazza, Marina Zancan e molto altri (sotto l’elenco completo dei firmatari).

Da storici – scrivono – “riteniamo che la costruzione di un museo sul periodo fascista della storia italiana sia da valutare in modo positivo considerate le garanzie di serietà, rigore scientifico” poste come requisiti necessari. “Chi sostiene che un museo non possa che essere di tipo celebrativo e paventa una possibile deriva nostalgica non conosce i numerosissimi esempi di musei che in Europa e nel mondo intero sono stati capaci di affrontare momenti drammatici e tragici della storia anche più recenti”, mantenendo “il primato della conoscenza, della contestualizzazione storica, del rispetto dei fatti e dei documenti e favorendo interpretazioni critiche capaci di coinvolgere in modo positivo e problematico i visitatori”.

La tomba di Mussolini a Predappio

La tomba di Mussolini a Predappio

“Per questo motivo – aggiungono – gli studiosi offriamo al sindaco Frassineti il nostro incoraggiamento perché possa portare avanti il progetto, trovare le risorse necessarie e riuscire poi a coinvolgere in modo efficace le tante competenze che sono necessarie perché un progetto del genere possa diventare non solo un momento di dibattito aperto sulle forme migliori per raccontare e conoscere il passato, ma anche un modello innovativo sul terreno della rappresentazione della storia e della sua comprensione più articolata e matura” . E concludono: “Che il governo decida di intervenire in aiuto di una simile iniziativa destinandole proprie risorse ci sembra un segnale positivo dell’attenzione ai temi culturali più generali e alle questioni legate alla memoria e alla storia, che continuano ad essere fondamentali per ogni consapevolezza critica e identità di cittadinanza alla base del nostro vivere collettivo”.“

I FIRMATARI DEL DOCUMENTO

 Salvatore Adorno (Università di Catania) Roberto Balzani (Università di Bologna) Massimo Baioni (Università di Siena) Marco Bertozzi (IUAV Venezia) Maurizio Bettini (Università di Siena) David Bidussa (Fondazione Feltrinelli) Camillo Brezzi (Università di Siena) Antonio Brusa (Università di Bari) Daniela Luigia Caglioti (Università di Napoli) Alessandro Campi (Università di Perugia) Rosa Caroli (Università di Venezia) Carlo Felice Casula (Università Roma 3) Alessandro Cavagna (Università di Milano) Stefano Cavazza (Università di Bologna) Simona Colarizi (Università Roma 1) Paul Corner (Università di Siena) Gustavo Corni (Università di Trento) Gabriele D’Autilia (Università di Teramo) Alberto De Bernardi (Università di Bologna) Mario Del Pero (Centre d’Histoire de Sciences Po Paris) Tommaso Detti (Università di Siena) Laura Di Nicola (Università di Roma”Sapienza”) Maria Ferretti (Università della Tuscia) Marco Fioravanti (Università di Teramo) Marcello Flores (Università di Siena) Filippo Focardi (Università di Padova) Guido Formigoni (IULM Milano) Patrizia Gabrielli (Università di Siena) Valeria Galimi (Università di Milano) Luigi Ganapini (Università di Bologna) Marco Gervasoni (Università del Molise/Luiss Guido Carli Roma) Giovanni Gozzini (Università di Siena) Andrea Graziosi (Università di Napoli) Stephen Gundle (University of Warwick) Lutz Klinkhammer (Istituto storico germanico di Roma) Isabella Insolvibile (Università di Napoli) Beatrice Manetti (Università di Torino) Luciano Marrocu (Università di Cagliari) Marie-Anne Matard Bonucci (Université Paris 8) Enrico Menduni (Università Roma 3) Paolo Pezzino (Università di Pisa) Stefano Pivato (Università di Urbino) Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia) Mariuccia Salvati (Università di Bologna) Paola Salvatori (Scuola Normale Superiore Pisa)  Guido Samarani (Università di Venezia) Giovanni Scirocco (Università di Bergamo) Gianluca Scroccu (Università di Cagliari) Enzo Traverso (Cornell University) Marina Zancan (Università di Roma “Sapienza”)
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Una risposta a 1

  1. Mauro Rispondi

    21/02/2016 alle 19:05

    Commento — un mio commento, mettendo nella somma i cambiamenti della Repubblica italiana, devo constatare un PERICOLOSO CAMBIAMENTO a destra. La prima repubblica ( detta prima non ne vedo il perchè ), aveva una politica di fondo in cui i ministri avevano una attenzione ai propri elettori. la seconda ha di MOLTO PEGGIORATO la prima, nel senso di affarismo, ( vitalizi, assenteismo, individualismo, affare personale ) – il sociale, cioè gli italiani, non valgono più – ossia i ministri, i parlamentari se ne fregano dei problemi dell’ITALIA — dopo questo commento, dico che si dà spazio ulteriore alla destra. la Messa in povertà degli italani e la eliminazione dei diritti dei lavoratori, attraverso un voto in parlamento, sono azioni che si facevano nel ventennio. da sommare c’è che la COSTITUZIONE non e MAI stata OSSERVATA, è osservata solo nei punti a favore del padrone=capitale – il cambiamento che si vuole fare alla COSTITUZIONE è a favore del padrone=capitale – la mancanza in parlamento della SINISTRA è un disastro per gli italiani — la mancanza di lavoro è la prima mina alla COSTITUZIONE — il padrone se ne và, bene, lascia i macchinari in Italia e lo stato fà lavorare gli operai, in questo modo si elimina la povertà – mi chiedo perchè in questo punto la COSTITUZIONE non la si OSSERVA — L’ITALIA è fondata sul lavoro, senza lavoro non c’è ITALIA — GRAZIE

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