Addio a Umberto Eco: dal Gruppo 63
ai “Pampini bugiardi” il suo legame con Reggio Emilia

Umberto Eco

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20/2/2016 – Lutto nel mondo della cultura per la scomparsa a 84 anni di Umberto Eco. Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932,  è morto ieri sera alle 22,30  nella sua abitazione di Milano: scrittore, filologo e semiologo,  era uno degli intellettuali italiani più conosciuti nel mondo, principalmente per  Il nome della rosa del 1980, il libro del 900 italiano più venduto (si stimano 50 milioni di copie ) che ispirò il film di Jean-Jacques Annaud.

 Suoi successi anche  ‘Il pendolo di Foucault‘ del 1988, l’Isola del giorno prima, Baudolino,  Il cimitero di Praga sino  Numero Zero, una critica al giornalismo, con una rilettura della storia italiana in chiave complottistica, pubblicata lo scorso anno da Bompiani.   Oltre che di romanzi di successo internazionale, nella sua lunga carriera Eco è stato autore di numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia.

 

Umberto Eco

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Tra le sue opereche hanno segnato un’epoca, il pamphlet I pampini bugiardi scritto nel 1972 insieme all’intellettuale e artista reggiana Marisa Bonazzi (moglie del senatore e sindaco Renzo Bonazzi, anche lei scomparsa pochi mesi fa), un libro che denunciava le bestialità di cui erano costellate i testi per le elementari e che diede un contributo di primo piano alla formazione di una generazione di insegnanti che ha svecchiato la scuola italiana. Eco era legato a Reggio Emilia soprattutto per la sua partecipazione al Gruppo 63. Era membro  dell’Accademia dei Lincei e dell’istituto Aspen.

Profondo cordoglio per la scomparsa di Umberto Eco è stato espresso dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Esempio straordinario di intellettuale europeo, univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro”, sottolinea Renzi che con lui si era intrattenuto a Milano, a Expo, lo scorso giugno assieme al Presidente francese Francois Hollande, proprio sui temi della identità europea, dell’innovazione scientifica, della memoria e della lotta contro l’intolleranza: “Una perdita enorme per la cultura, cui mancherà la sua scrittura e voce, il suo pensiero acuto e vivo, la sua umanità”.

Umberto Eco

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Umberto Eco era figlio di un commerciante di ferramenta. In gioventù fu impegnato nella GIAC, movimento giovanile dell’Azione Cattolicae fu tra i responsabili nazionali del Movimento studentesco,  che lasciò nel 1954 in polemica con Luigi Gedda, fondatore dei Comitati civici. In epoca successiva, scrisse ironicamente che gli studi su San Tommaso d’Aquino (su cui diede la tesi di laurea a Torino con Pareyson)  lo avevano “miracolosamente curato dalla fede”.

Sempre nel 1954 entrò alla Rai per concorso insieme a Gianni Vattimo e Furio Colombo: vi rimase pochi anni fra i “giovani corsari” che innovarono i programmi della tv di Stato e gettarono le basi della Rai “nazionalpopolare” con un ruolo centrale nel panorama culturale italiani: da quell’esperienza nacque il celebre articolo del 1961 su “Fenomenologia di Mike Bongiorno“.

In politica nel 1971 aderì al manifesto degli intellettuali italiani sulla morte dell’anarchico  Pinelli, caduto da una finestra della Questura di Milano  dopo la strage di piazza Fontana: documento nel quale veniva messo sotto accusa il commissario Luigi Calabresi poi ucciso in un attentato per il quale sono stati condannati Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani accusati dal pentito Leonardo Marino, che partecipò all’omicidio.

Negli ultimi venti anni è stato uno dei principali esponenti dell’antiberlusconismo.

 

 

 

 

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