Stragi fasciste e stragi comuniste
“Ricordano Fellegara, ma continuano a ignorare Cà de Caroli”

DI LUCA TADOLINI*
2/1/2016 – La Celebrazione dell’ Eccidio fascista di Fellegara è il primo esempio nel 2016 di come le istituzioni reggiane e l’Anpi continuino a proporre iniziative con lo spirito di fazione seppur si tratti di fatti risalenti alla guerra civile 1943/1945. L’eccidio di Fellegara ad opera della Brigata Nera è infatti collegato all’eccidio compiuto dai partigiani comunisti a Ca’ de Caroli il primo Gennaio 1945. Questo eccidio di matrice antifascista e comunista, nonostante la vicinanza delle date, viene ignorato dalle Istituzioni e  dall’Anpi, anche se esiste una Croce che lo ricorda, recentemente oggetto di gravi vandalismi, anch’essi ignorati e non condannati dalle istituzioni e dall ‘Anpi.
Ripropongo quindi una breve ricostruzione storica, già peraltro ogni anno comunicata alla stampa.
La prima vittima di una “azione di guerra” partigiana a Scandiano è donna, Clotilde Cattani Tognoli, responsabile del Fascio Femminile, uccisa in strada il 4 maggio 1944: il risultato è la rappresaglia fascista, la sera stessa, contro Ovidio Beucci, ucciso vicino a casa.
Per mesi, successivamente, a Scandiano non vi furono altri fatti di sangue. Altri scandianesi perirono, ma altrove: 2 militi vengono trucidati dai partigiani a Cerredolo, dopo la resa del presidio, e il 15 ottobre 1944 a Pantano viene fucilato dai tedeschi un partigiano: questi erano tutti originari di Scandiano.
Ancora, il 7 novembre 4 tedeschi muoiono cadendo nel Tresinaro in seguito al sabotaggio del ponte.
Questa la guerra antifascista a Scandiano fino alla fine del 1944.
“La zona [di Scandiano, ndr] da un po’ di tempo era preclusa all’azione partigiana”, dice Guerrino Franzini in Storia della resistenza reggiana, respinta da una “rete efficientissima di spionaggio”. In pratica a Scandiano arrivavano più informazioni ai fascisti che ai partigiani. (In  “C’era freddo dentro il cuore di tutti” di Vanda Busani, questo dato storico fornito dal Franzini è omesso, e la strage viene spiegata come
opera di “schegge impazzite” nel tentativo di tenere estranei al crimine i vertici partigiani)-.
Per riconquistare l’egemonia nella zona i partigiani organizzano una vera e propria operazione.  La Brigata Garibaldi compie un’azione diversiva contro dei soldati tedeschi: .
Su questo fatto la Storia della Resistenza non dice altro.
Siamo proprio al 1 gennaio 1945, i “patrioti” (i sappisti di Scandiano?) avevano prelevato COLLI RICCARDO, GANASSI NELLO, LASAGNI PIETRO detto NANNI [di anni 14!], MATTIOLI GUGLIELMO, MONTANARI GIUSEPPE, PRATI RIZIERO, ALFONSO ROSSI, MATILDE ROSSI SPADONI e BICE SACCHI. Tutti sparirono nel nulla.
Ovviamente il fatto che sparissero 9 italiani, tra cui due donne ed un ragazzo, non poteva rimanere senza tragiche conseguenze.
La rappresaglia venne condotta dalla squadra del Tenente Carlotto, componente veneta della Brigata Nera reggiana, che il 3 gennaio arrestò 4 giovani che vennero condotti a Scandiano per la rappresaglia. Lungo il percorso, i militari si scontrarono con dei garibaldini, subendo la perdita di un milite. A questo punto, sul posto, il Ponte del Tresinaro, la spirale attentato-rappresaglia vide la fucilazione di Nemo Gambarelli, Roberto Colli, Renato Nironi, Mario Montanari.
A guerra finita, il partigiano cattolico Giorgio Morelli, il Solitario, nipote dei coniugi Rossi fra i prelevati del Gennaio ’45, riferiva della ricerca sul Monte del Gesso della fossa dove i partigiani avevano sepolto, dopo averlo assassinato, il Brigadiere dei Carabinieri Vasco Filippini (l’omicidio Filippini, rimane ancora avvolto nell’ombra, ignorato ed omesso, pur essendo avvenuto nella zona dove si è indagato per l’uccisione del partigiano Azor da parte di altri partigiani).
Morelli pubblica l’indagine sul giornale La Nuova Penna l’indagine 17 Maggio, il 24 Agosto 1946, fino al 22 Dicembre 1946. Il 27 Gennaio 1946, in località Mattavano di Borzano, il giornalista cattolico viene fatto oggetto di un attentato con armi da fuoco che lo lascia ferito. Morirà per le conseguenze della ferita all’inizio dell’agosto 1947.
Durante questa indagine altre indicazioni riferivano che nel luogo erano anche le fosse comuni dei prelevati il 1 gennaio 1945. Le fosse comuni, riconoscibili per la terra smossa, e la presenza di bottoni, risultavano però vuote.
Da questa circostanza, riferita dal Solitario, nacque il dubbio che i cadaveri fossero stati disseppelliti e distrutti nella vicina fornace di Ca’ de Caroli.
Questi i fatti storici fino a quel fatto (il Martirologio della Repubblica Sociale Italiana di Scandiano conta quasi 40 uccisi!).

(*Centro Studi Italia)

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2 risposte a Stragi fasciste e stragi comuniste
“Ricordano Fellegara, ma continuano a ignorare Cà de Caroli”

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    02/01/2016 alle 19:47

    Grazie per la Tua opera meritoria di fare luce sulle atrocità compiute dai partigiani! Con l’occasione ritengo utile trascrivere la direttiva di Luigi Longo, tratta dal saggio storico del Prof. Gianfranco Stella “I GRANDI KILLER DELLA LIBERAZIONE” (pag.20).

    Nel corso della lotta di liberazione, una serie di punti fermi derivarono da un’unica direttiva, quella di Luigi Longo, il numero uno della Resistenza comunista, che stabilirono comportamenti e tattiche rigorosamente comuni a tutte le formazioni di sinistra.
    Questi punti fermi sul piano strategico consistevano:
    a)nella provocazione delle rappresaglie;
    b)nell’eliminazione di partigiani ostili o non allineati, comunque insensibili ai richiami del partito;
    c)negli atti di resa non rispettati;
    d)nella nomina a sindaco di spietati capi partigiani, i cosiddetti sindaci della liberazione.
    Sul piano tattico consistevano:
    a)nel sistematico ricorso all’uso dell’uniforme nemica;
    b)nella istituzione della cosiddetta polizia partigiana;
    c)nella cattura di persone considerate spie;
    d)nell’estorsione, ovvero nella richiesta armata manu di contributi.
    Sul piano comportamentale consistevano:
    a)nel prelevamento di fascisti o presunti tali;
    b)nello stupro collettivo;
    c)nell’infliggere al prigioniero le maggiori sofferenze;
    d)nell’imporre alla vittima lo scavo della fossa;
    e)nel furto.

  2. cesare Rispondi

    27/12/2017 alle 19:58

    Ivaldo Casali: stòdia; torna a scola. Non si possono scrivere simili assurdità.

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