Solidarietà a Vecchi: contro di lui strano tempismo con le dimissioni di Coffrini
Ma la politica reggiana non ha fatto del tutto i conti con i guasti della cementificazione”

Graziano Montanini e Sebastiano Milazzo*
26/1/2016 – Esprimiamo la nostra più convinta e piena solidarietà al Sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, un uomo onesto che, anche nel discorso tenuto di fronte al Consiglio Comunale, ha confermato come i Reggiani abbiano scelto bene due anni fa quando hanno chiamato a rappresentarli al governo locale una persona “con la schiena dritta”, di forti valori etici e morali. A lui, vittima sua malgrado di una campagna scattata con strano tempismo proprio in coincidenza con le dimissioni di Coffrini da sindaco di Brescello, va tutta la nostra personale stima.
Le persone e le amministrazioni vanno giudicate dagli atti, e non c’è dubbio che il Comune di Reggio Emilia sia all’avanguardia in Italia nel contrasto alla criminalità organizzata, con una serie di provvedimenti (protocolli sulla legalità, costituzione di parte civile del Comune nel processo contro i clan, ecc.) che parlano da soli. La celebrazione del processo Aemilia a Reggio sarà un ulteriore passo avanti in questo senso.
La vicenda della “casa del sindaco” solleva comunque due problemi politici seri.
Innanzitutto quello relativo all’espansione della città dal punto di vista edilizio. Come aderenti al circolo SEL Enrico Berlinguer, rivendichiamo di avere criticato con fermezza già anni fa, con le nostre storie politiche personali, il modello di sviluppo quantitativo che ha caratterizzato Reggio Emilia per quindici anni a partire dagli inizi degli anni ’90. Un modello che non ha solo portato ricchezza, ma che ha anche causato la pesante cementificazione del territorio e la deregulation del mercato del lavoro che ha portato ad iscriversi alla Camera di Commercio di Reggio Emilia, nel momento di maggior espansione edilizia, quasi 14.000 imprese edili (!), e ha favorito indirettamente anche l’infiltrazione di pezzi di malavita organizzata all’interno di una comunità di stimati lavoratori e in grandissima parte sana come quella calabrese. Questo “modello di sviluppo quantitativo” ha dimostrato proprio negli ultimi anni di avere il fiato corto anche sul piano economico, con lo scoppio della bolla edilizia e il crack di alcuni grandi imprese di costruzioni private e cooperative. Con questo modello la politica reggiana, pur avendo fatto grandi passi avanti e dando forti segnali di discontinuità già con le amministrazioni Delrio, non ha fatto ancora completamente i conti.
In secondo luogo, questa vicenda conferma che non si può fare politica mettendo sempre fango nel ventilatore. Il populismo dimostrato da alcuni esponenti politici nazionali del Movimento 5 Stelle, che evidentemente non conoscono Reggio Emilia, non aiuta certo a trasformare in un senso più giusto la nostra società, e anzi, alla fine, intorbidendo ulteriormente le acque e dipingendo la situazione come una notte in cui tutte le vacche sono nere, di fatto mette sullo stesso piano gli amici delle mafie e chi le mafie le combatte.
*coordinatori circolo SEL Berlinguer Reggio Emilia
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