Consiglio rovente sulla casa di Masone
Il sindaco Vecchi tira dritto e non chiede nemmeno scusa
“Non mi sono accorto del nome di Macrì”
E il Pd copre d’insulti i Cinque Stelle

di Pierluigi Ghiggini

25/1/2016 -” Non piegherò la schiena davanti alle intimidazioni di stile mafioso. Non mi sfugge che in tutto questo ci sia un attacco politico alle amministrazioni di centro sinistra: noi sindaci non arretreremo di un passo, risponderemo colpo su colpo, perchè in gioco c’è l’autorevolezza di una classe dirigente e di come diamo risposte a una comunità”.

Così ieri pomeriggio il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha affrontato a viso aperto, con una lunga comunicazione al consiglio comunale, la vicenda scottante della casa acquistata nel 2012 da sua moglie Maria sergio da un costruttore, Francesco Macrì, poi finito ai domiciliari come imputato nel processo Aemilia per aver favorito la cosca di ndrangheta Grande Aracri .  Ha ricostruito la vicenda e ha reagito con fermezza, ha parlato di attacco “inqualificabile” e  infine ha difeso la moglie a spada tratta: “Credo che ci sia qualcosa di ingiusto nel fatto che una persona sola finisca sulle cronache trattata in modo discriminatorio e quasi razzista, una persona che ha sempre agito con onestà e che ha scelto di lavorare nel Pubblico, che ha sempre agito con spirito di servizio, correttamente e in maniera trasparente.

E bene ricordare che Maria Sergio  è stata per dieci anni col sindaco Delrio una dirigente chiave dell’urbanistica e dell’edilizia in comune a Reggio Emilia, mentre suo marito era capogruppo del Pd, e ora è una dirigente di primo piano del Comune di Modena.

Vecchi, insomma, ha cercato di accreditare se stesso e la sua consorte come vittime di un infame complotto,  sino  a concludere con toni velatamente minacciosi nei confronti di chi chiede verità e trasparenza.

Ha affermato di essere lui l’oggetto di un attacco in stile mafioso e di non pensare neanche lontanamente a dimettersi.  Tuttavia non ha dato alcuna risposta credibile alla questione politica centrale: perchè quando la Dda di Bologna ha ordinato l’arresto di Macrì, Luca Vecchi non ha sentito il dovere di riferire dell’acquisto della casa di Masone, non ha sentito il dovere di avvertire il consiglio comunale e la città, proprio nel nome dell’impegno per la legalità che contraddistingue l’amministrazione e il consiglio comunale reggiano?

La risposta è stata, in sostanza, “non me ne sono accorto“, e di conseguenza la consigliera Guatteri dei Cinque Stelle ha avuto buon gioco nel dargli dell’incapace.

 Alla fine Vecchi ha ricevuto applausi scroscianti, una standing ovation di almeno due minuti da parte dei consiglieri della maggioranza tutti in piedi, degli assessori e naturalmente dei funzionari (compreso il segretario generale) oltre che dalle decine di supporter che hanno gremito gli spalti di Sala del Tricolore e poi, ad applausi finiti, sono andati via.

La magggioran, gli assessori e i funzionari in piedi ad applaudire il sindaco Luca Vecchi

La magggioran, gli assessori e i funzionari in piedi ad applaudire il sindaco Luca Vecchi

Il sindaco, insomma, tira dritto: non farà come Coffrini a Brescello, e nemmeno ha sentito il bisogno di chiedere scusa ai consiglieri e ai cittadini per aver taciuto.

Il Pd, come prevedibile, ha fatto quadrato senza neppure un accento dissonante, ha coperto di contumelie i consiglieri del Movimento Cinque Stelle (macchina del fango è l’epiteto più gentile e scontato)  senza capire che se fango c’è se lo sono tirati addosso da soli.

I toni roboanti e gli insulti dai banchi “democratici” non hanno coperto del tutto l’ imbarazzo del non saper come spiegare il silenzio di un anno del primo cittadino.

Neppure potevano spiegare perchè Coffrini viene fatto dimettere mentre Vecchi è difeso all’ultimo sangue: posto che entrambi sono considerate persone oneste, anche se  sventate, il primo si dimette perchè ha parlato troppo, l’altro resta in sella perchè è stato zitto su affari su cui avrebbe dovuto parlare. Destini incrociati, ma con esiti divergenti.

Il sindaco chatta dopo le sue comunicazioni

Il sindaco chatta dopo le sue comunicazioni

Nel dibattito è balzato evidente il contrasto tra i toni pacati e urbani delle opposizioni (forse  si sentono come il gatto col sorcio in bocca?)  e la terminologia sguaiata di determinati consiglieri Pd (non tutti) all’indirizzo dei 5 Stelle nel ruolo del  “Grande Satana” che ha rivelato lo scomodo dossier sulla casa di Masone.

Ancora una volta in Sala del Tricolore è andato in scena il capovolgimento dei ruoli: chi chiede chiarezza ai padroni del vapore, documenti alla mano, è lui il mafioso, va sanzionato duramente (“risponderemo colpo su colpo”)  e merita di essere espulso dal consesso civile.

Ecco qualche perla. Federica Franceschini ai 5 Stelle: “Avete gettato discredito sull’istituzione, il vostro è qualunquismo che distrugge tutto e tutti” (in compenso, lei si è presa una botta di “ridicola” da Soragni). Cigarini: “grande tristezza, macchina del fango, avete cercato di distruggere una famiglia”. Manghi: “Maldicenze, si è toccato ilfondo della lotta politica”. Il capogruppo Pd Capelli: “Macchina del fango, cultura del sospetto: sostenere che la moglie del sindaco ha comprato una casa da un mafioso è semplicemente falso”. E via di questo passo. Diverso l’intervento di Campioli: “Tutti abbiamo avuto relazioni con aziende che navigano a filo dell’acqua”. La parabola si conclude: dalla teoria degli anticorpi all’assoluzione generale.

PAGLIANI

Dopo le comunicazioni del sindaco il primo a parlare è stato Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia. Mentre quasi tutto il gruppo Pd usciva ostentatamente (avrebbero voluto che tacesse) Pagliani ha detto che avrebbe voluto sentire dal sindaco le stesse parole “lucide e non speculative”, quando toccò a lui essere arrestato ingiustamente, come poi ha pienamente attestato l’ordinanza del Riesame, passata in giudicato: “Quando si è bersaglio del fango più schifoso molte cose si vedono con occhi diversi, una certa solidarietà è  necessaria, ma da lei non ho mai ricevuto una parola sola”.

“Capisco come si senta ora il sindaco: sono certo che  col senno di poi non avrebbe comprato quella casa, come io non saremi mai andato alla cena al ristorante di Gaida, per la quale sono stato arrestato innocente”. Da qui il giudizio negativo per doppia “morale” praticata nei confronti degli oppositori politici, ma anche la critica per un anno di silenzio del sindaco: “Lei, certo, nel2012 non poteva immaginare cosa sarebbe accaduto, ma almeno un mese, due mesi dopo l’arresto di Macrì poteva parlare. La sua è stata una profonda disattenzione: questa è l’unica freccia che lancio”.

SORAGNI

L’avvocata consigliera 5 Stelle Paola Soragni è stata la più insultata per una frase parecchio forte: “La penetrazione mafiosa è un tumore che diffonde le sue metastasi in tutta la città. E per curare, si interviene e si taglia, portando via anche del tessuto sano”. Frase interpretata come una richiesta forcaiola di condanna del sindaco ancorchè innocente. Accusata persiono dalla Manghi persino di aver violato il codice deontologico degli avvocati, ha chiesto di chiarire il proprio pensiero, ma la presidente Emanuela Caselli glielo ha impedito.

VACCARI

Il capogruppo M5S ha bollato quella del Pd come “difesa d’ufficio”: “Quando è scoppiatal’inchiesta Aemilia, ho supitocontrollato se avevo avuto rapporti professionali con qualcuno degli arrestati. Perchè il sindaco non lo ha fatto? altro che machina del fango: E’ incredibile che si sia accorto un anno più tardi di aver comprato casa da Macrì, e solo perchè abbiamo pubblicato i documenti” “Per capire cos’è accaduto a Reggio Emilia si deve andare indietro di vent’anni, con i sindaci Spaggiari e Delrio vi è stata un’evoluzione edilizia fortissima. Non a caso la Dda di Bologna ha definito Reggio Emilia come “l’epicentro della ndrangheta nel Nord”.

CINZIA RUBERTELLI E CESARE  BELLENTANI

I due consiglieri hanno ritirato i loro ordini del giorno urgenti, in quanto ilsindaco ha fornito le spiegazioni richieste. Per la capogruppo di Grande Reggio-Progetto Reggio “c’è poco da applaudire, invece c’è da lavorare molto nella commissione legalità”.

Bellentani della lista magenta ha parlato di “una situazione non particolarmente favorevole alla lotta contr ola criminalità”, ha chiesto al sindaco di chiarire qualedità ha completato la casa di Masone acquistata “al grezzo”. “Dopo Aemilia il sindaco avrebbe dovuto fare le sue verifiche”.

VINCI

“Non solo Coffrini e il Pd, ma qualcun altro ha dormito per un anno – ha detto ilcapogruppo della Lega Nord – Non c’è che una soluzione: dimettetevi tutti”.

GUATTERI

“Non muoviamo alcuna accusa alla persona, mettiamo invece  in discussione la capacità del sindaco di guidare una città dove la presenza della ndrangheta è diffusa”: questo l’affondo di Alessandra Guatteri del gruppo Cinque Stelle, che ha sbattuto in faccia al Pd l’intervista dell’ex assessore Corradini. “Se il sindaco non sa verificare chi gli ha venduto la casa, come è in grado di controllare cosa accade nell’amministrazione?”.

DI SEGUITO LA SINTESI DELL’AUTODIFESA DEL SINDACO VECCHI DAVANTI AL CONSIGLIO COMUNALE DI REGGIO EMILIA   

Ho disdetto un viaggio in Danimarca, alla Fondazione Lego, a cui dovevo partecipare nell’ambito delle relazioni internazionali di Reggio Children e della nostra città – ha detto il sindaco – per essere qui oggi. Ringrazio le centinaia di persone che mi hanno manifestato solidarietà, in una vicenda inqualificabile, quale quella che è accaduta.

Ci tengo a esserci, per parlare alla città e rispondere alle domande insorte in questi giorni. Lo faccio in modo lineare e trasparente”.

I FATTI – “Ho sempre vissuto a Masone, paese dove sono nato e cresciuto, dove ho abitato dopo il matrimonio, in un appartamento, e dove abitano i miei genitori – ha ricostruito il sindaco – Ho cercato per alcuni anni con mia moglie una soluzione abitativa nuova e definitiva, cercando come comprensibile anche un salto qualitativo, scegliendo però di non allontanarci da lì, per ragioni famigliari. In un paese di un migliaio di anime, le opportunità di scelta non possono essere tante.

Abbiamo individuato un’abitazione, oggetto di intervento edilizio, che poteva rispondere alle nostre esigenze. Nel 2011 abbiamo contattato l’impresa costruttrice e constatato che quella poteva essere la soluzione giusta per noi.

In considerazione dei ruoli che ricoprivamo – lei quale dirigente comunale ed io quale capogruppo in questo Consiglio comunale – ben prima del rogito abbiamo svolto verifiche puntuali e ulteriori rispetto a quanto si compie di norma in occasione dell’acquisto di una casa. Verifiche di regolarità tecnica e amministrativa, sulla licenza edilizia, su eventuali abusi, sulla storia urbanistica del terreno, constatando che non erano stati compiuti atti urbanistici negli ultimi 10 anni.

Potemmo appurare che non vi erano irregolarità tecnico-amministrative, né ragioni di inopportunità, per cui decidemmo di acquistare.

Mi si chiede: perché l’acquisto al grezzo? Semplicemente perché le condizioni economiche in cui ci trovavamo permettevano questa soluzione. Non provengo da una famiglia ricca. Per il nuovo acquisto era necessaria l’alienazione dell’appartamento in cui abitavamo. Decidemmo così per l’acquisto al grezzo, per contenere i costi nell’immediato e poterli sostenere poi in seguito, gradualmente, intervenendo noi in maniera diretta per il completamento dei lavori. L’acquirente fu mia moglie, mentre io ero già titolare dell’appartamento in cui abitavamo.

Questi sono i fatti rispetto all’acquisto. Si poteva fare di più in termini di controlli? Ero un cittadino, non un investigatore, come tale feci tutte le verifiche legittime in mia possibilità. Non potevo certo immaginare o prevedere quello che è accaduto dopo. E’ chiaro che se avessimo saputo quanto poi è accaduto non avremmo acquistato.

Mi si chiede delle relazioni. Non conoscevamo il costruttore, non lo abbiamo mai frequentato. Dopo l’acquisto, le nostre strade si sono divise, per direzioni diverse.

Mi si chiede se ‘sapevo o non sapevo’. Certo ho letto gli esiti dell’inchiesta Aemilia, migliaia di pagine. Non ho colto il nome dell’imprenditore, fra i 250 indagati. Comprata l’abitazione, con un atto regolare e con un prezzo congruo, la casa è stata in me derubricata nel momento in cui si è chiuso l’accordo davanti al notaio.

Soprattutto, ho letto quegli esiti non con lo spirito di chi cerca qualcosa per sé, di chi cerca qualcosa che lo riguarda, ma con lo spirito di chi si preoccupa dell’interesse della città, della collettività. E’ lo stesso spirito con cui ogni giorno vengo in Comune senza preoccuparmi di produrre atti legati a un interesse particolare.

Dagli atti dell’inchiesta ho cercato di capire le relazioni e le connessioni, i territori interessati, le implicazioni dell’economia locale, se il Comune era coinvolto, ho cercato di farmi una dimensione conoscitiva che mi aiutasse a capire quali atti avremmo dovuto iniziare a produrre come Amministrazione nell’interesse generale della comunità.

Nel merito non c’è nulla di eccepibile dal punto di vista giuridico e amministrativo, e c’è pieno rispetto della legalità, piaccia o non piaccia”.

L’ANALISI POLITICA – “Non sono qui a difendere me e la mia famiglia – ha proseguito il sindaco Vecchi – Io sento di dovere parlare alla città intera e fornire informazioni e risposte alle richieste con tranquillità, portando anche un contributo di riflessione politica su come questa vicenda, che mi tocca personalmente ma tocca anche la città intera, possa essere d’aiuto per capire come una comunità possa crescere per combattere la mafia.

Ho una cultura politica democratica e un alto senso delle istituzioni, mi sento e sono un uomo delle istituzioni. Cioè ogni giorno mi chiedo quale sia il senso profondo delle istituzioni, soprattutto nel momento in cui ci troviamo di fronte a grandi questioni come quello della criminalità.

Nelle vicende di un Paese – in questo caso l’Italia – ci sono interessi generali, e nella storia di questo Paese ci sono stati momenti in cui le forze politiche hanno deciso di stare insieme per difendere le istituzioni e contrastare, in quegli anni, il terrorismo. Allo stesso modo noi oggi, in questo preciso frangente, dobbiamo avere la chiara consapevolezza che il contrasto alla criminalità organizzata, alle infiltrazioni mafiose, non è esclusiva di qualcuno, né del Centrosinistra né del Movimento 5 Stelle o di Forza Italia… ma è esclusiva degli onesti contro i criminali e voglio pensare allora che un consesso politico che rappresenta i cittadini sappia cogliere la rilevanza storica del momento in cui siamo, sappia distinguere quali sono gli interessi comuni, sappia capire quali sono i momenti in cui lo scontro politico si ferma per condividere temi fondamentali e comuni, perché altrimenti l’incapacità di dare risposte ci porta semplicemente al risultato che i mafiosi stappano lo spumante, nel vedere come discutiamo in questi giorni, e magari corriamo il rischio di non riuscire a dare forza e credibilità alle istituzioni.

Quando si porta il livello dello scontro politico su terreno in cui il discrimine è la presunzione di autocertificarsi a priori di una sorta di superiorità morale, non si approda a nulla.

Nella mia esperienza politica non ho mai portato il livello dello scontro a quel livello, mi sono sempre sforzato di tenerlo nel confine del rispetto delle persone. Se logica politica diventa quella del guardare nel buco serratura, non arriveremo da nessuna parte: le istituzioni sono finite. Ed a pagarne il prezzo non saranno solo vite private, ma intere comunità, incapaci di trovare attraverso le proprie istituzioni il modo per contrastare le mafie.

Si vuole la caccia alle streghe? Si sappia che non sono della partita. Sono per lo stare al merito, per la capacità di capire.La caccia alle streghe non appartiene allo spirito politico di questa città.

Questa città ha la  capacità di capire, non è incapace di essere autonoma rispetto a tentativi di speculazione come quelli andati in scena in questi giorni.

LE AZIONI DELLA LEGALITÀ – “In questi 18 mesi di mandato, non siamo stati fermi, perché per noi la lotta alle infiltrazioni mafiose non si fa con un su post o un hashtag, la si fa con regolamenti, con gli atti. E noi abbiamo fatto quegli atti.

Penso ad esempio al Protocollo per la legalità con la Prefettura, un atto  che nessuna città ha mai fatto prima. Quel protocollo è rimasto per circa un anno al ministero dell’Interno, perché ci veniva detto che era troppo invasivo rispetto all’edilizia privata. E quel protocollo è arrivato ben prima che esplodesse la vicenda Aemilia. Ci siamo costituiti parte civile al processo, insistendo fin da subito per fare il processo a Reggio, e sono certo che si farà qui, e non escludo che l’Amministrazione comunale venga chiamata a prendere impegni al riguardo.

Abbiamo continuato la battaglia sulle Vlt, a colpi di contenziosi da 30-40mila euro in tribunale, vincendo le cause. Abbiamo sequestrato beni immobili, frutto di abusi, a soggetti implicati nella stessa inchiesta Aemilia. Abbiamo sviluppato percorsi di legalità nelle scuole, e mai abbiamo chiuso la porta alle associazioni antimafia. Abbiamo sottoscritto, tra i pochi Comuni in Italia, la Carta di Avviso pubblico. E andremo avanti ancora: dalla prossima settimana, con la Prefettura, l’assessore Pratissoli lavorerà sul tema delle White list provinciali e produrremo nuovi atti.

Non per questo abbiamo la presunzione di ritenerci superiori. Su questo tema se ci sono ulteriori idee, lo dico a forza alla minoranza, siano proposte. Discutiamone. Il tema è di tutti, la legalità appartiene a tutti, se davvero abbiamo a cuore il bene di questa comunità.

TRASPARENZA E IMPEGNO – “Questa vicenda fa seguito ad altre, che mi hanno coinvolto, e mi sono interrogato sul modo in cui escono certe notizie, sul modo in cui si tenta di metterti addosso un marchio d’infamia e vicinanza alle mafie, dopo che per tutta vita ho agito in modo trasparente, a testa alta.

Si sa tutto della mia vita, dei nostri beni, dell’attività professionale, e sul tema della trasparenza non penso di non aver lavorato.

Abbiamo rispettato la legge, ma se si è deciso di alzare l’asticella questi temi, questo deve valere per tutti.

Cosa dovremmo fare ora? Andare da tutti gli architetti, i geometri, le aziende sane, che magari anche solo incidentalmente hanno avuto a che fare con altre, e dobbiamo dire che si devono sentire in colpa?

Dico questo non per me, ma per la città, una città che non è allo sfascio, non è marcia come si vuol sostenere, ma è fatta di brava gente che sta reagendo e che sta cercando di capire come contrastare questo fenomeno delle infiltrazioni mafiose.

Una città in cui, però, fino a qualche anno fa, nessuno ci aveva mai detto quello che stava accadendo. La prima è stata il prefetto Antonella De Miro, quando era sindaco Graziano Delrio e presidente della Provincia Sonia Masini. Fino al 2011, nessuno ci ha dato informazioni.

Si è avvertita e realizzata l’esigenza di lavorare insieme nei rispettivi ruoli: Comune,  Prefettura, Questura. Tenendo sempre presente un punto fondamentale dello stato di diritto: i profili di responsabilità penale sono personali e hanno attinenza con chi deve rispondere di un presunto illecito. Non altro.

FALSE INTERPRETAZIONI SMENTITE DAI FATTI – “C’è una chiave di lettura che qualcuno ha tentato di portare avanti: una dirigente viene chiamata dalla Procura e sentita come persona informata sui fatti e sembra quasi che sia stata chiamata come indagata. Due persone ricevono una lettera diffamatoria e sembra che siano loro i carnefici. Allora attenzione: chiediamoci cosa è accaduto in questa città.

La precedente Amministrazione di Graziano Delrio è stata quella che ha iniziato a cancellare le volumetrie, le aree edificabili, fin dal 2006, con il nuovo Piano poliennale di attuazione e poi con gli atti successivi, quella che ha fermato impianti: non è stata una stagione in cui con urbanistica si è cercato consenso, al contrario quella è stata stagione dei no.

Lì si sono create le condizioni per fare oggi la Variante in riduzione. Però questo messaggio non passa: i fatti vengono stravolti. E lo dico anche per difendere i dipendenti di questo Comune, che oggi è al di fuori di qualsiasi indagine. Ho dovere di dire che queste persone hanno lavorato con onestà, tenendo alto il valore e l’autorevolezza di questa istituzione. E questo è un altro dato reale.

ATTACCO POLITICO. ILLAZIONI IN STILE MAFIOSO. SCHIENA DIRITTA – “Non mi sfugge che in tutto questo – ha concluso il sindaco – ci sia un attacco politico alle Amministrazioni di centrosinistra che governano il territorio e vorrei dire a chi fa illazioni in stile mafioso che noi sindaci non arretreremo di un passo, che risponderemo colpo su colpo, perché in gioco c’è l’autorevolezza di una classe dirigente e di come diamo risposte a una comunità.

Sul piano personale, infine, credo che ci sia qualcosa di ingiusto nel fatto che una persona sola finisca sulle cronache trattata in modo discriminatorio e quasi razzista, una persona che ha sempre agito con onestà e che ha scelto di lavorare nel Pubblico, che ha sempre agito con spirito di servizio, correttamente e in maniera trasparente. Di mia moglie dico solo questo. Parlano i fatti.

Io non cerco lo scontro. E’ vero, vengo percepito così: come uno che cerca di mediare; così sono stato cresciuto: nel rispetto delle persone. Però, con molto rispetto, voglio dire una cosa: i miei zii, mi diceva mia nonna, se avessero piegato la schiena, e con loro tanti altri, l’Italia non sarebbe libera e loro sarebbero ancora vivi. Io sono di quella pasta e la schiena non la piego se di mezzo c’è la mia dignità, dei miei familiari e dell’Istituzione che rappresento per tutti i reggiani”.

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4 risposte a Consiglio rovente sulla casa di Masone
Il sindaco Vecchi tira dritto e non chiede nemmeno scusa
“Non mi sono accorto del nome di Macrì”
E il Pd copre d’insulti i Cinque Stelle

  1. scusi se è poco.. Rispondi

    26/01/2016 alle 11:15

    Sono contentissima di non far più da anni parte della ‘collettività’ peggiana.
    Mi consenta.
    Scusi se è poco…

    Ciao Ghiggio!!
    Forever.

  2. Le scuse si porgono.. Rispondi

    26/01/2016 alle 12:17

    Tra Signori.
    Mica tra guitti di quarta.

  3. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    26/01/2016 alle 13:48

    Pepito Sbazzeguti, alias Peppone Bottazzi sarebbe arrossito pure lui di fronte alla vergognosa replica del compagno (per mancanza di prove) sindaco Luca Vecchi: “…risponderemo colpo su colpo…” Ma va la’, cos’e la battaglia finale del 1945 !? E don Camillo avrebbe provveduto da par suo: entrato nell’aula comunale avrebbe con un banco avrebbe “spolverato” adeguatamente la testa lucida (si fa per dire) del Vecchi. Son certo che il vescovo Camisasca avrebbe immediatamente impartito l’assoluzione (al don, non al sindaco per le minchiate sbrodolate ai quattro venti …)
    Alessandro Raniero Davoli

  4. giuseppe Rispondi

    26/05/2019 alle 12:23

    Siamo stanchi di 70 anni di cremlino di reggio emilia, vorremmo mettere all’opposizione almeno per cinque anni, sapete la concorrenza fa bene, perché non ci deve essere per i nostri politici. La casa del sindaco vecchi, nn è molto importante anche se fa insospettire, visto che reggio e provincia sono il capoluogo dell’Italia del nord della ndrangheta , l’importante è che reggio ha accolto la mafia, zingari, immigrati irregolari, e adesso per due fontane in centro pensano, di ammorbidire noi gonzi reggiani, ma soprattutto non dimentico del rio….cosa è andato a fare in calabria, vi ricordate? Cose è andato a consolidare? E poi mi piacerebbe sapere della vendita di AGAC.

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