Il sindaco, l’ombra sulla casa e la trasparenza che non c’è
Il problema della politica non sono gli avvoltoi, ma gli allocchi

di Pierluigi Ghiggini

23/1/2016 – Il segretario del Pd Andrea Costa, nella foga di difendere il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi afferma, parafrasando Renzi,  che “il problema della politica non sono i gufi, ma gli avvoltoi”. A noi viene da dire, parafrasando Costa, che il problema della politica non sono gli avvoltoi, ma gli allocchi. Perchè bisogna avere ben scarsa stima della propria intelligenza e di quella dei cittadini per credere davvero che il comportamento del sindaco marito di Maria Sergio sia stato trasparente.

Non è un problema di avere o non avere la sfera di cristallo (anche se va notato en passant che il Pd ha sempre preteso la preveggenza dagli avversari politici, in tema di inchieste e intercettazioni), bensì di coraggio delle proprie azioni: male non fare, paura non avere.

Il sindaco Vecchi, di cui non ci sentiamo di mettere in discussione l’onestà personale,  non è stato trasparente perchè ha taciuto sulla casa di Masone, comprata dalla moglie Maria Sergio nel 2012, quando il venditore Francesco Macrì è stato arrestato nel gennaio 2015 nell’ambito dell’inchiesta Aemilia. Parlare pubblicamente sarebbe stata doverosa trasparenza. Invece Luca Vecchi ha scelto la strada dell’opacità mentre predicava nelle assise antimafia e conferiva la cittadinanza onoraria a Antonella De Miro, e mentre sottolineava, con malcelata soddisfazione, che nell’inchiesta Aemilia era stato arrestato solo un esponente della minoranza.

Non sappiamo perchè l’abbia fatto, certo non riusciamo a credere alla narrazione secondo cui i coniugi Vecchi non si siano posti il problema se il venditore Francesco Macrì non fosse lo stesso che figurava negli elenchi dei destinatari di custodia cautelare nell’operazione Aemilia. Per questa ragione, caro Costa,  il vero problema non sono gli avvoltoi, ma gli allocchi.

Non è permesso, in vicende come queste, mettere la tdesta sotto la sabbia come gli struzzi.  Lasciamo perdere gli insulti lanciati dall’onorevole Gandolfi all’indirizzo dei Cinque Stelle (e di riflesso ai media che hanno anticipato le ferali notizie sulla casa di Masone): sono un segno inequivocabile debolezza, specialmente da una persona acuta e preparata come il deputato reggiano.

Ma è sintomatico che nessuno, dal sindaco a Costa a Gandolfi abbia minimamente sfiorato il quesito di fondo: perchè Luca Vecchi ha taciuto mentre vestiva il laticlavio dell’antimafia? Verrebbe da dire che il sindaco si è comportato, forse per deformazione professionale, come quando il comune vendette all’asta a Immobiliare Nordest (unica concorrente) l’area dell’ex casello A1 mentre lui  era contemporaneamente capogruppo del Pd in consiglio comunale, marito della funzionaria che partecipò alla commissione dell’appalto e presidente dei sindaci di Immobiliare Nordest.

E poi, non suona almeno strada l’abitudine di comprare belle case “al grezzo” da persone coinvolte in inchiesta di mafia? Abbiamo il precedente dell’ex segretario provinciale del Pd Roberto Ferrari a Fabbrico. Ma almeno Ferrari, quando il costruttore-venditore Antonio Nucera finì nell’inchiesta sul cerchio magico di Michele Zagaria, parlò e rivelò di aver comprato la sua villa proprio da lui. Invece Luca Vecchi si è guardato bene dal farlo.

Vogliamo davvero la trasparenza? Allora il sindaco ricostruisca tutta  la vicenda dell’acquisto, carte in tavola, per vedere quali concessioni e quali varianti hanno consentito la ristrutturazione, quando sua moglie era responsabile dell’urbanistica. E il Pd, se non vuol passare da furbastro da allocco, si faccia  promotore di una commissione d’inchiesta per passare al setaccio concessioni, appalti, compravendite di aree. Non diano, responsabili e consiglieri del Pd, il brutto spettacolo dei politicanti in fuga.

Resta comunque , grosso come casa – l’ironia non è voluta – il problema del comportamento di Luca Vecchi. Giratela come vi pare, ma il silenzio su una vicenda così pesante ha incrinato in modo vistoso la credibilità del sindaco della Reggio Città del Tricolore e dei valori della Resistenza,  nei confronti dei cittadini. Per questo, in un Paese normale, si sarebbe già dimesso questa mattina.  Lo diciamo con dispiacere per la persona e per l’istituzione, ma anche Cesare, oltre che la moglie, deve essere al di sopra di ogni sospetto.

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5 risposte a Il sindaco, l’ombra sulla casa e la trasparenza che non c’è
Il problema della politica non sono gli avvoltoi, ma gli allocchi

  1. bah Rispondi

    23/01/2016 alle 20:01

    Allora Vaccari ci deve dire se ha fatto da consulente a qualcuno dei 200 indagati negli ultimi 40 anni (cioè da quando lavora)??
    La Rubertelli ci deve dire se questi costruttori cutresi indagati hanno comprato dei pavimenti dalle sue aziende?
    Capelli ci deve dire se ha mai riparato un’auto a uno di loro?
    Bassi ci deve dire se ha mai assistito uno di questi prima?
    La Manghi ha mai fatto un rogito a uno degli indagati?
    E perché Notari non ci dice se ha mai fatto una dichiarazione dei redditi a uno di questi 200 nomi??

    Mi sa che questa cosa del “perché non ce lo ha detto prima?” non sia molto logica..

    • Pierluigi Rispondi

      23/01/2016 alle 20:30

      Perché Cesare e sua moglie devono essere al di sopra di ogni sospetto. E non dico altro, per ora

      • direfarebaciareletteratestamento Rispondi

        24/01/2016 alle 09:26

        ..giusto amico mio..chissà quale sarà la penitenza..
        ahahahahahahaah

  2. Paolo Comastri Rispondi

    25/01/2016 alle 10:06

    Ghiggio, analisi perfetta che condivido in pieno !!!!
    bravissimo !

  3. cynar Rispondi

    25/01/2016 alle 10:38

    E se a comprare la casa fosse stato un magistrato dell’antimafia, come avreste reagito?
    Chi ricopre incarichi istituzionali ad alto livello non solo ha il dovere di guardarsi alle spalle, ma anche il dovere di guardare in casa propria.
    Fossero passati vent’anni dalla data di stipula del rogito, si potrebbe anche comprendere di aver dimenticato un nome, ma non dopo un paio d’anni. E non si tratta poi di ricordare il tizio che ci ha venduto una bicicletta, o da cui abbiamo comprato un litro di latte, ma la persona con cui abbiamo investito una consistente somma di denaro.
    Il problema di fondo non sta nella consulenza, o nelle piastrelle vendute a chi, ma nel fatto che il sindaco rappresenta la città intera, e non può rappresentare l’impegno antimafia della città del Tricolore, se non si è accorto di nulla.
    Possiamo fidarci di un tale allocco?
    E se non è un allocco, possiamo fidarci di un tale avvoltoio?

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