Bufera sul comune di Reggio, M5S torna alla carica: “Ecco i motivi per un’ispezione antimafia”

26/1/2016 – Il giorno dopo la strenua autodifesa in consiglio comunale del sindaco Luca Vecchi  sulla casa acquistata nel 2012 da Francesco Macrì, poi finito agli arresti e imputato nel processo Aemilia contro la ndrangheta reggiana,  il Movimento Cinque Stelle torna alla carica a livello nazionale per chiedere una commissione di accesso antimafia al Comune di Reggio Emilia . Ieri l’annuncio di una interrogazione al ministro Alfano, oggi l’intervento della deputata Giulia Sarti, membro della Commissione parlamentare antimafia che, insieme a Maria Edera Spadoni, Michele Dell’Orco e Vittorio Ferraresi, elenca cinque punti per i quali secondo i Cinque Stelle sarebbe necessario accendere un faro sull’ente locale reggiano per valutarne il livello di infiltrazione mafiosa.

I parlamentari grillini  citano il “condizionamento” delle primarie Pd del 2014, la denuncia per i brogli al seggio 7, l’intimidazione subita a margine di una manifestazione dalla deputata Spadoni, la mancata autodenuncia pubblica del sindaco Luca Vecchi sull’acquisto della casa di Masone: “Che lui e la moglie, stimati professionisti, non ricordassero chi gli avesse venduto casa risulta  difficilmente credibile”.

“Sono cinque gli episodi accaduti a Reggio Emilia da maggio 2014 ad oggi che motivano la richiesta di una Commissione d’accesso prefettizia sul Comune capoluogo. Una Commissione a tutela del Comune stesso e di ogni ruolo istituzionale per fare piena luce e stringere le maglie contro il crimine organizzato – affermano Giulia Sarti, Spadoni, Dell’Orco e Ferraresi – Si comincia con le primarie del Pd di Reggio Emilia nel febbraio 2014,  condizionate a danno dell’ex assessore Franco Corradini  (Pd) da parte di Domenico Mesiano, poliziotto e autista del Questore, arrestato e imputato nel processo Aemilia. C’è un esposto presentato in Procura da parte dell’ex assessore Corradini. Non possono cadere nel dimenticatoio le dichiarazioni dell’ex assessore all’indomani degli arresti in Aemilia, dichiarazioni ripetute qualche giorno fa”.

E aggiungono:  “Non va derubricata, poi, la denuncia per brogli fatta dal Movimento 5 stelle, episodio accaduto al seggio 7 del Comune di Reggio, che aveva come presidente Pietro Drammis. Brogli svolti a favore di due candidati Pd (Scarpino, Rivetti). Secondo gli inquirenti Drammis avrebbe agito da solo,  ma le indagini a che punto sono? Una persona rischia pene pesantissime per condizionare l’esito in un solo seggio? Sono interrogativi leciti”
Poi l’intimidazione nei confronti della parlamentare Maria Edera Spadoni: “Da valutare anche nel contesto del clima che regna su Reggio Emilia, il grave episodio accaduto il 18 ottobre 2014 , quando Domenico Lerose (ora sotto indagine per tentata violenza privata con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso) al termine di un comizio in piazza Martiri 7 luglio  si avvicinò con altre due persone alla parlamentare Maria Edera Spadoni , dicendole: «Lei Grande Aracri non lo deve neanche nominare» “.
“Poco prima Maria Edera Spadoni aveva ribadito le proprie prese di posizione critiche sulla videointervista in cui il sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, parlava di Francesco Grande Aracri, condannato in via definitiva per associazione mafiosa”. “La condotta di Lerose, per i Pm – sostengono in parlamentari –  è aggravata dal fatto di aver agito ai danni di un pubblico ufficiale e al fine di costringerlo a modificare le proprie posizioni pubbliche. Spadoni replicò fermamente e fece denuncia ai carabinieri” .
” Ultimo episodio in termine di tempo e di particolare gravità sul piano della trasparenza, è la  mancata autodenuncia pubblica da parte del sindaco Luca Vecchi e sua moglie Maria Sergio,  dopo un anno dagli arresti di Aemilia (avvenuti il 28 gennaio 2015) dell’acquisto in data 17 maggio 2012 da parte di Maria Sergio, allora dirigente all’urbanistica  del Comune, di una casa al grezzo dall’imprenditore Francesco Macrì,  coinvolto e rinviato a giudizio in Aemilia”
“Il sindaco di Reggio Emilia e la consorte dichiarano di non essersi accorti dopo gli arresti del nome di Francesco Macrì collegandolo all’acquisto della loro casa.  In particolare  Vecchi ha dichiarato in consiglio comunale ‘Quando sono usciti i nomi degli arrestati di Aemilia li ho letti, e mi sono interrogato più come amministratore che come un cittadino del momento, visto che a tre anni di distanza il tema della casa per me era derubricato’ evidenziando da parte sua una disattenzione e leggerezza molto gravi”.
Ma, sostengono, “che lui e la moglie, stimati professionisti, non ricordassero chi gli avesse venduto casa risulta  difficilmente credibile.  Non foss’altro, tra i tanti motivi , per i dieci anni di garanzia che gravano per legge proprio sul costruttore”.
Infine i parlamentari tornano a insistere sulla presenza in Sala del tricolore di Giuseppe Pagliani “che seguendo la legge interviene su ogni questione: lo troviamo quanto meno inopportuno”. Va ricordato che il capogruppo di Forza Italia che l’ordinanza di scarcerazione del Riesame (non appellata e passata in giudicato) ha demolito il teorema accusatorio della Procura di Bologna, scagionandolo di fatto dalle accuse formulate nel processo Aemilia.
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