Due conflitti e una Guerra fredda alle Reggiane
Viaggio tra racconti e immagini per saperne di più

8/1/2016 – Dopo il primo mese di apertura dell’esposizione Officine Reggiane Archivi Storici – Capitolo I, che ha già accolto 4mila visitatori, continua  nello  Spazio Gerra il programma di eventi e incontri dedicati alle Officine Reggiane.

Sabato 9 gennaio, alle ore 17.30, è in programma l’incontro “Le tre guerre delle Reggiane”, un viaggio fra documenti, racconti e immagini con  Michele Bellelli, ricercatore di Istoreco. Bellelli accompagnerà il pubblico alla scoperta dei periodi di maggior successo industriale e commerciale delle Officine Reggiane attraverso i due Conflitti Mondiali e la Guerra Fredda. Durante la conversazione verranno presentati i documenti dell’Archivio che illustrano le particolari produzioni di questi anni fondamentali per la storia della fabbrica.

1944, bombardamento di Reggio Emilia

1944, bombardamento di Reggio Emilia

LE OFFICINE REGGIANE NELLA STORIA

Le Officine Reggiane, con il quartiere Santa Croce, sono una pietra miliare per la storia dell’industria italiana e della città di Reggio Emilia. L’area è un luogo della memoria, per le esperienze molteplici che l’hanno attraversata e per le aspettative che il futuro dell’area sollecita nella comunità di Reggio Emilia.

Nel 1901 le Officine Righi si insediano sull’area ancora periferica di Santa Croce, scelta per il facile raccordo con la stazione centrale delle Ferrovie dello Stato. Nel 1904 avviene poi la trasformazione in Officine meccaniche Reggiane, che si concentrano fin dai primi anni sulla produzione di materiale rotabile ferroviario.

Durante la prima guerra mondiale viene operata una riconversione in senso bellico: si fabbricano cannoni e ogive per proiettili. Alla metà degli anni Trenta, dopo diverse traversie nell’assetto proprietario e l’intervento diretto dello Stato, attraverso il neonato Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), le Reggiane vengono inserite nel gruppo Caproni e danno vita ad un vastissimo reparto Avio (con accesso su via Agosti). Da qui escono diversi velivoli di guerra. Sarà questo tipo di produzione bellica, particolarmente apprezzata ed anche temuta, a determinare durante la seconda guerra mondiale la decisione degli Alleati di bombardare a tappeto l’area Reggiane — i reparti, la stazione e non pochi obiettivi civili — il 7 e 8 gennaio 1944.

Le Officine Righi partirono con un primo contingente di 62 operai e si portarono nell’arco di qualche anno, come Omi Reggiane (Omi sta per Officine meccaniche italiane), sul migliaio di dipendenti. Nel primo conflitto mondiale, con la riconversione bellica, gli operai impiegati in fabbrica arrivarono ad essere 5.000, per diventare oltre 11.000 tra il 1941 e il 1942. Un’industria titanica, con un numero di dipendenti analogo a quello di Fiat Mirafiori nella fase di maggiore espansione, in una città che all’epoca contava qualche decina di migliaia di residenti. Nella fase di maggior occupazione e produzione, le Reggiane sono la quarta fabbrica italiana, dopo Fiat, Breda e Ansaldo.

Tra il 1945 e il 1950, i lavoratori delle Reggiane sono tra i 4.000 e i 5.000. Tra il 1949 e il 1951, la crisi dello stabilimento che si conclude, dopo una dura lotta, con un licenziamento di massa. Dagli anni Cinquanta, gli stabilimenti di Santa Croce hanno tuttavia continuato a produrre materiali ferroviari, gru e grande impiantistica, prima con il gruppo a partecipazione statale Efim e poi nel Gruppo Fantuzzi. Attualmente le attività industriali nell’area sono cessate.

 Una storia lunga e appassionante, che è storia di tutta la città, fatta di lavoro, impresa, ricerca e innovazione: gli stessi contenuti di una vicenda che vuole continuare nel presente e nel futuro, attraverso il Tecnopolo per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico e il Parco dell’innovazione, della conoscenza e creatività nella stessa area Reggiane.

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