Quel viaggio elettorale a Cutro
I Cinque Stelle vogliono il ministro Delrio davanti alla Commissione antimafia

21/1/2016 – Il Movimento Cinque Stelle ha chiesto la convocazione delle ministro delle  Infrastrutture Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, davanti alla Commissione parlamentare antimafia per fornire spiegazioni sul suo viaggio elettorale a Cutro del 2009, su cui il ministro è già stato ascoltato dalla Direzione distrettuale antimafia nel 2012. La richiesta è annunciata in un articolo del blog di Beppe Grillo intitolato Il Pd salva il sindaco che elogia il boss #NdranghetaDemocratica , firmato dalla deputata Maria Edera Spadoni.

2009, Graziano Delrio col costruttore Rizzo a Cutro. La foto fu pubblicata alla vigilia delle elezioni comunali sul Sole 24 Ore, in una pagina finanziata dai costruttori cutresi

2009, Graziano Delrio col costruttore Rizzo a Cutro. La foto fu pubblicata alla vigilia delle elezioni comunali sul Sole 24 Ore, in una pagina finanziata dai costruttori cutresi

 

Il Movimento 5 Stelle ha richiesto l’audizione in antimafia del ministro Graziano Delrio, dal momento che in campagna elettorale nel 2009 si recò in visita a Cutro terra dei Grande Aracri e la sua influenza politica nel reggiano è forte. Tra l’altro Renzi nel 2012 fece tappa per le primarie proprio a Brescello e Reggio Emilia.”

Così  scrive la deputata Spadoni, in un articolo che prende lo spunto dal salvataggio del sindaco di Brescello Marcello Coffrini a opera di tre consiglieri comunali del Pd che, contro la richiesta di dimissioni avanzata dalla segreteria provinciale del partito (con il lieve ritardo di quindici mesi), hanno assicurato a Coffrini il loro sostegno, garantendogli così la maggioranza in consiglio comunale e impedendo di conseguenza  la decadenza del sindaco.

Spadoni parla di “ennesima giravolta”, con un attacco frontale al senatore Pd Maino Marchi, gran commis del partito nella Bassa Reggiana, per le dichiarazioni rese al Carlino Reggio: “Intanto il parlamentare PD Marchi sembra offrire a Coffrini una seconda candidatura. Intervistato sul Carlino dichiara infatti quello che tutti hanno già capito e cioè che a “Brescello le dimissioni del sindaco eviterebbero lo scioglimento per mafia”.

La foto del ministro Delrio insieme al sindaco di Brescello Marcellpo Coffrini pubblicata sul blog di Beppe Grillo

La foto del ministro Delrio insieme al sindaco di Brescello Marcellpo Coffrini pubblicata sul blog di Beppe Grillo

Già, ma dal momento in cui non sono avvenute, Marchi prova a percorrere una seconda strada e lo fa con parole gravissime dal punto di vista politico. Parole che pesano come pietre: “In ogni caso va precisato che Coffrini si può ripresentare. Il divieto assoluto alla candidatura scatta solo dopo due anni e mezzo nel secondo mandato.Lui è ancora al primo”. Sa che il Prefetto in caso di scioglimento per mafia non permetterà la ricandidatura agli attuali amministratori”.

Sarcastica la reazione di Marchi, che a sua volta accusa spadoni di dire “cretinate”.

E’ incredibile quello che dichiara l’on. Spadoni – afferma il senatore di Correggio – Se Grillo chiede le dimissioni del Sindaco di Brescello è tutto OK. Se le chiede il PD, e dopo il suo rifiuto, si cerca una via attraverso le dimissioni dei consiglieri, anche di opposizione, allora, per la Spadoni, io cerco una strada per ricandidare Coffrini. Siamo al parossismo. Di fronte poi al problema che alcuni dei consiglieri di opposizione hanno posto, cioè che in caso di dimissioni Coffrini potrebbe ricandidarsi, io sostengo che non cambia nulla rispetto alle precedenti richieste di dimissioni del M5S e Lega.

Maria Edera Spadoni ci è o ci fa? Io ho solo affermato che le opposizioni dovrebbero essere coerenti con le richieste fatte fino a pochi giorni fa e che non cambia nulla sulla ricandidabilità di Coffrini se il Comune viene commissariato  per dimissioni del Sindaco o per dimissioni della maggioranza dei consiglieri. Punto. Il resto sono semplici cretinate“.

Campagna elettorale del 2009, Delrio sindaco di Reggio Emilia a Cutro insieme al collega locale

Campagna elettorale del 2009, Delrio sindaco di Reggio Emilia a Cutro insieme al collega locale

 

DELRIO A CUTRO: L’INTERROGATORIO

E’ noto che Delrio partecipò con la fascia tricolore alla celebrazione religiosa del Crocifisso, in piena campagna elettorale amministrativa, insieme ai maggiorenti di Cutro, paese dell’emigrazione calabrese a Reggio Emilia e anche dominio della cosca Grande Aracri. Andò, come altri candidati, a rastrellare voti. Nell’interrogatorio delll’ottobre 2012 davanti alla Dda, il ministro fece una dichiarazione impacciata, che sconcertò i magistrati, a proposito del boss Nicolino Grande Aracri di cui pure si parlava da anni sui giornali, affermando di… “non averlo mai realizzato”, nè di sapere che era nativo di Cutro.

Ecco lo stralcio del verbale dell’audizione, pubblicato sul sito della Casa della Legalità e  della Cultura (CLICCA QUI).

PM Pennisi: Ma lei sa che esiste una persona che si chiama Nicola GRANDE ARACRI?”
DELRIO: «So che esiste GRANDE ARACRI, Nicola non… non lo avevo realizzato»
PM Pennisi: Sa che è di Cutro?
DELRIO: «No, non sapevo che fosse originario di Cutro; sapevo che era calabrese ma non sapevo fosse originario di Cutro. Perché abita lì nel centro di Cutro? No io non lo sapevo.»
PM Pennisi: Scusi, per dire la verità, che Nicola GRANDE ARACRI e che tutta, diciamo così, la criminalità organizzata che proviene da Cutro, oggi si ispiri a Nicola GRANDE ARACRI, penso che lo sappia anche lei se ha letto i giornali relativi agli interventi del Prefetto, quantomeno quelli di revoca del porto d’armi di quattro o cinque persone che avevano partecipato li al…
DELRIO: «Sì, no, però io ho risposto alla sua domanda. Se lei mi chiede: “Lei sa che GRANDE ARACRI è nativo di Cutro?”, la mia risposta è non lo so, non ne sono sicuro, cioè non lo ricordo francamente, so che è collegato con la criminalità legata alla… cioè diciamo… anche a Cutro… ma non se è di Cutro, di Steccato anziché del paese vicino, insomma questo era il senso della mia risposta».

 

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4 risposte a Quel viaggio elettorale a Cutro
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  1. idem Rispondi

    21/01/2016 alle 09:54

    http://ricerca.gelocal.it/gazzettadireggio/archivio/gazzettadireggio/2009/08/04/EL1PO_EL101.html?ref=search

    Copio e incollo quindi l’articolo pubblicato dalla Gazzetta di Reggio nel 2009.
    «Usura e riciclaggio i veri pericoli»

    di Marco Martignoni
    REGGIO.Le «bordate» di Angelo Alessandri basate sul report presentato dal Guardasigilli Angelino Alfano sulle infiltrazioni mafiose nella nostra provincia, continuano a provocare reazioni politiche. Dopo quelle stizzite del deputato reggiano del Pd Pierluigi Castagnetti e del sindaco Graziano Delrio, ieri è intervenuto – senza lesinare parole pesanti – un altro parlamentare di casa nostra, Maino Marchi. L’esponente del Partito Democratico ha un motivo in più per esprimere la propria idea, facendo parte della Commissione parlamentare antimafia.
    L’ATTACCO.«Considero indecente e vergognoso che chi governa a livello nazionale – dice Marchi – invece di governare faccia degli spot. Noi siamo di fronte a un fatto chiaro: i ministri rispondono solo alle interpellanze presentate dai parlamentari di maggioranza. Io, per esempio, l’anno scorso feci un’interrogazione sul rave di Guastalla, ma devo ancora avere risposte. A proposito di infiltrazioni mafiose ho posto la questione in commissione antimafia al ministro Roberto Maroni, ma in quel caso non ho ricevuto risposte, se non un laconico ‘stiamo monitorando la situazione’, senza nessuna analisi e nessuna strategia. Alfano dice cose già conosciute, ma il governo dovrebbe dire cosa fare. Alessandri dovrebbe capire che fa parte del governo e non basta cavalcare l’argomento, servono azioni concrete di risposta».
    LA CRISI.Marchi, nella sua lettura, parte da una considerazione importante, quella legata alla possibilità che anche a Reggio la malavita organizzata possa organizzarsi e approfittare della crisi economica sostituendosi in qualche modo agli istituti di credito.
    «E’ necessario – aggiunge – rafforzare le indagini da parte della magistratura, perché queste problematiche vanno risolte anche con la repressione. C’è però un problema di prevenzione. Con la crisi economica la mafia, dotata di grande liquidità, può penetrare nel tessuto economico. Soprattutto al Nord. E allora è necessario avere un quadro certo sull’usura e sul racket. Dati che ho chiesto ripetutamente al ministro dell’Interno, ma da cui non ho mai ricevuto alcuna risposta. E allora mi chiedo come si possa avere il controllo della situazione se non esistono dati che tendono a monitorare tali fenomeni».
    GLI SCENARI.Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha tracciato un bilancio chiaro della realtà che si sta vivendo a Reggio. «Per quanto riguarda la ‘Ndrangheta – si legge nel report – da anni si registra una significativa presenza di malavitosi di origine calabrese dediti in prevalenza, alle estorsioni, al narcotraffico, all’ingerenza nel sistema degli appalti e al gioco d’azzardo, facenti capo alle ‘Ndrine crotonesi Grande Aracri e Vrenna, nonchè alle cosche reggine Nirta, Strangio, Mammoliti e Vadala-Scriva. Da indagini condotte dalla Dda bolognese è emersa la presenza, nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, Forli e Reggio di soggetti legati alla ‘Ndrangheta calabrese riconducibili a diverse cosche. A Reggio le indagini hanno permesso di affermare con certezza un forte radicamento di affiliati alle cosche di Cutro e Isola Capo Rizzuto Arena Dragone e Grande Aracri Nicosia».
    Un quadro inquietante che apre un’altra questione legata all’assenza a Reggio di un procuratore capo che possa prendere in mano la situazione e avviare un’indagine a tutto tondo per avere il termometro della situazione tra le mani. Ma la nomina del nuovo pm capo – dopo la messa a riposo dello scorso 1 luglio di Italo Materia – è ancora lontana perché solo da settembre si inizierà a lavorare in tal senso. In questo scenario è dura anche la critica che ha avanzato il deputato Pierluigi Castagnetti sulla scelta del governo di lasciare vacante per 11 mesi la prefettura reggiana.
    QUESTURA.Ma c’è anche chi sostiene che le polemiche politiche di questi giorni siano un modo per richiamare l’attenzione del Viminale per far passare la questura di Reggio a una fascia più alta. Tradotto, significa, che la polizia della nostra città potrebbe essere promossa a un grado superiore con l’arrivo di nuovi dirigenti e uomini.
    04 agosto 2009 sez.

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