Brescello: Coffrini resiste con la sua maggioranza e mette il Pd all’angolo
Una crisi di credibilità

19/1/2016 – Braccio di ferro a Brescello su Marcello Coffrini. Il sindaco famoso nel mondo non per don Camillo, ma per aver detto che il boss Grande Aracri “è persona gentile ed educata” ha vinto il primo round col Pd provinciale che ne ha chiesto le dimissioni con quindici mesi di ritardo e  alla vigilia di una prevedibile richiesta di scioglimento del consiglio comunale per condizionamento mafioso.

Al termine di una giornata di riunioni, vertici e telefonate, in cui il segretario del Pd locale Saverio Bonini ha consultato i consiglieri targati Pd, e Coffrini ha riunito la sua maggioranza, in serata è emerso che solo due consiglieri su sei della stessa maggioranza coffriniana hanno deciso di togliere il sostegno al sindaco e di uscire dal consiglio comunale. Sono il democratico Fabrizio Venerini e il socialista Ippolito Sofo: la consegna della lettera di dimissioni è prevista entro la mattinata. Si dimettono anche il vicesindaco Isabella Mazza e l’assessore al turismo Sabrina Costi.  

Ma, dicevamo, a vincere lo scontro col partito almeno sino a questo momento è proprio Coffrini. Perchè sei esponenti della sua maggioranza su otto gli hanno confermato l’appoggio, respingendo l’invito a dimettersi: sono tre consiglieri del Pd (Marco Conti, Silvia Benecchi e Susanna Dall’Aglio) e tre non tesserati: Gabriella Bigliardi, Giuditta Carpi e Luca Dall’Aglio.

Il risultato è che Coffrini può contare ancora sulla maggioranza degli eletti in consiglio e, a meno di una decisione personale (assai improbabile) resterà in sella, sino a sfidare l’eventuale richiesta di scioglimento – come già annunciato -a suon di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato.

Resta sulla graticola il Pd, che paga a caro prezzo tentennamenti e rinvii, con un danno politico nazionale senza precedenti. Da una parte il partito ha tentato di scansare la valanga all’ultimo momento, nel pieno dello scontro con Grillo intorno alla vicenda di Quarto e del sindaco Rosa Capuozzo, giocando la carta del commissariamento come male minore prima dello scioglimento del consiglio per mafia. Ma dall’altra Coffrini gioca una partita opposta: quella di restare in sella confidando nella lentezza della giustizia amministrativa e stritolando il Pd reggiano.

Per la segreteria provinciale è una debacle: non riesce a imporre una decisione di importanza politica decisiva, e rischia l’effetto domino di una crisi interna.

Sintomatiche in proposito le dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta di Reggio dal sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, delegato alla Legalità della Provincia e già presidente antimafia della Camera di commercio. Bini è tornato a sparare ad alzo zero nei confronti dei democrat reggiani: “Il Pd doveva intervenire subito – ha detto –  Io fin dall’inizio avevo chiaro che Coffrini doveva fare un passo indietro. Non è pensabile che un sindaco non conosca il suo territorio e personaggi che vivono lì e sono legati s inchieste o sentenze per ndrangheta… Non aver mandato a casa Coffrini all’assemblea dei sindaci del 2014 è stato un grave errore. Io l’ho ribadito anche nel 2015, quando avevo anche Coffrini alle mie spalle”.

Tuttavia per Bini il problema va ben al di là di Brescello: “Temo ormai che in alcuni paesi si sia consolidato il rapporto con vicinanza con queste persone (gli ndranghetisti, ndr.). Il filo rosso collega tutto: vita sociale, parrocchie, la partita di calcio, le vacanze insieme a certi personaggi”. E conclude: “E’ tempo di scendere in profondità. Queste persone legate alla malavita sono inserite nel territorio. A mesi è acceso un nuovo campanello d’allarme quando hanno tolto dalla white list un’azienda che ha una sede a Fora di Cavola, a Toano. Ma non ho visto reazioni da parte dei reggiani. Si va avanti come se niente fosse. Invece bisogna interrompere ogni contatto, isolarli, bloccare i lavori già concessi. I grandi convegni sulle mafie non possono bastare. Dobbiamo andare a vedere nel catasto di Reggio Emilia chi e cosa ha spinto il boom dell’edilizia e indagare sul nostro passato“.

(p.l.g)

 

 

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