“Cancellate le quote vigneti : i burocrati hanno mangiato, ai contadini restano i debiti da pagare”

di Claudio Bertolini*

13/1/2016 – E adesso finalmente cominciamo a svegliarci dal sogno dell’illusione dettata dall’ingordigia ?

Questa per me è stata l’ennesima conferma che il fondo del “burrone dei controsensi” non è ancora stato toccato, nonostante aver espresso, in via preventiva, vari avvertimenti collaterali a tanti colleghi per tenersi lontani dall’orlo di quel precipizio.

Che il regime delle quote di impianto dei vigneti dovesse terminare alla fine del 2015 era risaputo dall’entrata in vigore della nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria), ossia dall’inizio del 2014. Il sistema poi ha innescato un sistema speculativo con veri e propri scambi onerosi sul mercato di questi diritti o quote, in quanto quando qualcuno che ne aveva disponibili e a un certo punto decideva di smettere la sua attività legalmente regolamentata, anziché lasciarle scadere, avrebbe potuto cederle ad altri che ne avessero avuto interesse per aumentare la produttività della loro azienda.

Le vie erano due: gratis o con un prezzo di vendita.

Il baratto, lo scambio di favori, il regalo o altre forme di trasferimento di beni non fanno parte del mondo moderno, dove tutto deve essere valorizzato sotto le direttive del Dio Denaro, così si è pensato di abbinare un prezzo di vendita unitario ad ogni “diritto di produzione”, variabile in base alle leggi del mercato, dove le domande e offerte sono entrate a formare un vero e proprio business preso in gestione da associazioni e sindacati di categoria, con l’ovvio effetto di far girare soldi nelle tasche di chiunque ( funzionari pubblici, notai, fiscalisti, commercialisti, avvocati, etc.), arrivando a prezzare queste quote con cifre assurde per chi decidesse di acquistarle.

Alla fine del 2014 erano scadute le “quote latte”, anch’esse da dismettere per voleri dell’ Unione Europea a Bruxelles, così di punto in bianco tutti coloro che avevano speso fior di quattrini per ristrutturare le loro aziende zootecniche sentendo l’esigenza di adeguarle ai tempi moderni, ancor più quando le nuove generazioni interne volevano rimanere a lavorare nelle aziende di famiglia, si sono viste togliere dei diritti acquisiti per i quali avevano, in più casi, fatto opere di indebitamenti finanziari, spesso assai rilevanti. Con la beffa di doversi ritrovare con niente nelle tasche o addirittura rate di mutui da onorare a fronte di un futuro “bene privo di valore”.

Bell’affare, non c’è niente da dire.

E poi in Italia si continua a parlare con disprezzo della mafia e delle varie altre cosche dello stesso stampo che, con nomi diversi, perpetuano estorsioni di denaro a chi esercita attività economiche, promettendo tutele e protezioni, del tutto dubbie, chiedendo pizzi e tangenti di stampo usurante e assolutamente illegale.

Perché il regime delle quote, metodo dapprima imposto e poi cancellato, che cos’è?

Ancor peggio, anche perché questo addirittura viene approvato dal Parlamento Europeo e poi perfettamente legalizzato, autorizzandone un uso obbligatorio senza nessuna tutela futura di sicurezza e garanzia di mantenimento, al pari di una compagnia assicurativa che non andasse ad indennizzare i sinistri per i quali aveva dato copertura contrattuale.

Che dire allora della vicenda “quote vigneti”?

Aver speso fino ad oltre 12.000 euro per ettaro, ossia € 1,20 per ogni metro quadro di terreno da investire a vigneto, oltre alle spese che si tratterranno i professionisti che ne cureranno il movimento burocratico, per poi aspettare ben tre anni prima di portare a casa i primi soldi dell’uva prodotta (quattro anni per chi conferisce in cantine sociali con saldo a chiusura del bilancio d’esercizio), ancor più sapendo di dover spendere oltre 25.000 euro per ogni ettaro dove si andrà a realizzare l’ impianto necessario per la coltivazione del nuovo vigneto ed infine, dulcis in fundo, dover lavorare e sudare per oltre mille giorni per poi non poter auto-stipendiare le proprie fatiche…?

Che cos’è: missione, auto-lesionismo, passione incontrollata, incoscienza o………. “manipolazione di gente troppo dedita ed amante del proprio lavoro”, a tal punto di dover accettare sacrifici del tutto fuori da ogni logica produttiva per qualsiasi altro settore economico?

Esprimere un giudizio personale, a questo punto, è molto difficile anche per me che sono un addetto ai lavori, essendo anch’io viticoltore, ma di certo assolutamente contrario al sacro principio: “MAI  PAGARE  PER  DOVER  LAVORARE”.

*imprenditore agricolo

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