Al Pd hanno costruito una città… a sua insaputa
Nelle minacce di Capelli agli oppositori un’ammissione di responsabilità

di Dario Caselli

29/1/2016Ora che Reggio Emilia, la Stalingrado d’Italia, la medaglia d’oro della Resistenza, la Città diversa e migliore, si riscopre infiltrata dalle cosche calabresi, come una qualsiasi altra Città, scatta il gioco duro del Pd. Il capogruppo Capelli minaccia indagini sugli oppositori, in particolare sulla capogruppo dei civici, Cinzia Rubertelli e sul capogruppo dei grillini, l’architetto Vaccari, “faremo uno screening puntiglioso delle loro attività”. La colpa di questi signori era di aver chiesto al sindaco Vecchi, dopo la scoperta che aveva comprato casa, al rustico, da un indagato per mafia, di produrre i documenti di chi aveva completato i lavori. Richiesta legittima, sfortuna vuole che a completare i lavori, almeno a leggere i giornali, sia stata una società i cui titolari sono stati pure indagati e arrestati nella medesima inchiesta.

Capelli diffida chiunque dal cavalcare l’onda di fango sollevata dai grillini e in particolare dall’onorevole Maria Edera Spadoni,che, avvinta appunto come l’edera, non si accontenta di attaccare al muro del fango il sindaco, ma anche l’ex sindaco il ministro Delrio. Il Capelli, barba da militante Isis e cappello da Peppone, va per le spicce: “passeremo i prossimi cinque anni a chiedere conto a Vaccari (capogruppo grillino) di tutti quelli con cui ha lavorato, vorremo sapere anche chi ha sostituito il lavandino del capogruppo della Lega Nord”.

Ora la tesi del Capelli è che a Reggio tutti hanno lavorato con soggetti legati alla ‘Ndrangheta, ma se così è, si riconosce che il fenomeno era gigantesco e che la responsabilità di chi governa da sempre è enorme. Non c ‘entra niente la macchina del fango, non c’entrano le indagini, qui è chiaro che chi ha governato, non potendo negare il fenomeno, può solo dire che non si è accorto di nulla. Ad alcuni hanno comprato la casa a sua insaputa,vedi Scajola, al Pd reggiano hanno costruito una città a sua insaputa. Inviterei Capelli alla prudenza, se dovessimo fare uno screening vero, i suoi amici dovrebbero spiegare molte più cose del lavandino di Vinci, ad esempio la crisi delle cooperative e la mancata restituzione del prestito soci. Cooperative governate da politici, dovrebbe spiegare come si diventa dirigenti in Comune senza concorso e come da amministratori si diventa dirigenti di Partecipate. Allora lasciate che il grillo canti, che le opposizioni siano aggressive, di servi del potere ve ne sono già troppi, un potere che vuole anche la santificazione, compresa quella di Verdini, che attende con ansia lo screening di Capelli. Lo stile non è acqua e nell’intemerata del Capelli, non c’è molto stile.

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