Aemilia e la casa dei coniugi Vecchi Forza Italia: “Il sindaco taceva mentre Pagliani finiva dentro innocente”

di Gianluca NIcolini*

Non è passato ancora un anno dacché il sindaco di Reggio Luca Vecchi rilasciava una video intervista  (http://video.gelocal.it/gazzettadireggio/dossier/operazione-aemilia/ndrangheta-vecchi-le-cosche-cercavano-con-le-minoranze-per-combattere-il-centro-sinistra/39486/39556?ref=search) nel corso della quale spiegava ai reggiani come la malavita organizzata avesse cercato negli anni appoggi in chiave anti Pd nelle opposizioni. Tutto questo mentre in carcere vi era da innocente e senza motivo (come spiegherà alcuni mesi dopo la sentenza del Tribunale della Libertà di Bologna, passata in giudicato nell’autunno scorso) il capogruppo di Forza Italia in sala Tricolore, l’avv.to Giuseppe Pagliani.

«Se vado a cena con una persona e dopo anni scopro che è un delinquente non posso farci niente» ha dichiarato oggi Vecchi al Resto del Carlino, nel tentativo di giustificare la paradossale situazione nella quale si è venuto suo malgrado a trovare, ma è proprio per una cena che un consigliere di minoranza incensurato, che non aveva mai ricoperto ruoli di governo è finito in carcere, a distanza di due anni dal presunto fatto.

La domanda tutta politica che oggi poniamo a Vecchi e al Pd, partito che ha impiegato un anno per metabolizzare la situazione in atto nel comune di Brescello, è la seguente: è politicamente etico per un dirigente dell’urbanistica del Comune di Reggio (che in quanto tale era fiduciario del sindaco dell’epoca, oggi ministro, Graziano Del Rio), moglie del capogruppo Pd, poi divenuto sindaco di Reggio, acquistare un’abitazione da chi è accusato di «concorso in reimpiego di beni illeciti in attività lecite con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa, tuttora ai domiciliari? »

Non è la prima volta che un sindaco del Pd finisce nel ciclone per l’acquisto “incauto” di una abitazione da persone sospettate per mafia; vale la pena ricordare il caso dell’ex sindaco di Fabbrico ed ex segretario provinciale Roberto Ferrari, vicenda che poi finì nell’oblio politico.

Come è noto la presunzione di “buona fede” si applica solo per gli amministratori del Pd, mentre per i “cattivi berlusconiani” vale sempre il principio del “è impossibile non sapesse” e per questo è giusto delegittimarli e perseguirli tanto da metterli in carcere senza motivo.

Attendiamo risposte chiare e convincenti in merito.

*Coordinatore Provinciale Forza Italia – Reggio Emilia

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