Il vescovo di Reggio contro il vescovo di Padova
Appello di Camisasca: “Non rinunciate al presepe”

5/12/2015 – Non rinunciate al Presepe. Non rinunciatevi, anzi riaffermate e cogliete il suo senso profondo, “la sua forza evocativa e educativa straordinaria”. Il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca è su una lunghezza d’onda molto diversa dal vescovo di Padova Carlo Cipolla, che ha fatto discutere tutta Italia dichiarandosi disposto a fare molti passi indietro, anche nel caso a rinunciare al Presepe, “pur di preservare la pace”. successivamente Cipolla ha precisato di non aver mai detto “rinunciamo al Presepe ma, insomma, il senso era quello”. E deve averlo capito così anche monsignor Camisasca, che ha voluto far sentire la sua voce, bacata e forte, in difesa del Presepe come “strada all’umanità di Gesù”: “Non possiamo mai ridurre la fede alle sue immagini, ma non possiamo nemmeno disgiungerla da esse”.

Il vescovo camisasca con gli Amici del Presepio di Reggio Emilia

Il vescovo camisasca con gli Amici del Presepio di Reggio Emilia

E perchè il suo pensiero fosse chiaro a tutti, ai fedeli, ai laici e soprattutto all’interno della Chiesa, il vescovo di Reggio-Guastalla ha diffuso ai media  le parole pronunciate in  un incontro, avvenuto giovedì 3 dicembre, con i rappresentanti dell’associazione “amici del Presepio”, ricevendo in dono un presepio caratteristico. A sua volta, Camisasca ha messo a disposizione una Natività in legno costruita  in Madagascar per l’esposizione allestita dagli amici del Presepio nell’eremo di Salvarano.

Quando sono arrivato a Reggio – ha detto il Vescovo durante l’udienza – era dicembre; ho potuto soltanto rendermi conto in modo molto approssimativo di quanto l’evento del Natale fosse sentito in questa terra. Poi in questi tre anni successivi ho avuto modo d’incontrare la diffusione della realtà del presepe nella nostra provincia, una diffusione veramente straordinaria, capillare e segnata da un numero significativo di iniziative.

Mi sono chiesto perché – ha aggiunto Camisasca e mi sono risposto: perché la fede è un fatto popolare, cioè la fede si nutre di immagini, di simboli che certamente non la esauriscono ma che sono necessari alla sua espressione, alla sua educazione. Questa è stata la grande intuizione di san Francesco d’Assisi, che ha voluto il presepio proprio come strada all’umanità di Gesù”.

Anche se non possiamo mai ridurre la fede alle sue immagini – ha concluso monsignor Camisasca – non possiamo nemmeno disgiungerla da esse. Il presepe ha perciò una forza evocativa ed educativa straordinaria”.

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