Reti Iren, il Pd occupa tutti i posti
E Moris Ferretti fa fuori Bagnacani

29/12/2015 – Il Pd all’assalto di Iren. Nel vero senso della parola. Per fare filotto nel consiglio di amministrazione della nuova società IRETI, che ha visto la luce  ieri notte dalle ceneri di Iren Acqua Gas, i democrat del patto di ferro Fassino-Doria-Vecchi hanno imposto l’aumento da tre a quattro dei posti in cda, infilandovi l’astro nascente Moris Ferretti, amministratore delegato di Assofood-Unipeg (gigante cooperativo di carni e salumi) e vicepresidente vicario di Boorea.

Moris Ferretti

Moris Ferretti

Moris Ferretti era già nel consiglio del gruppo Iren, in cui era entrato in “quota Rocchi” quando il potente avvocato d’affari reggiano, numero 1 di Iren Rinnovabili e grande manovratore degli accordi della zona Nord, era stato nominato vicepresidente in quota Delrio al posto di Andrea Viero (andato a Roma a seguito del ministro e nominato a fine novembre presidente di Ferrovie Sud Est).

L’ingresso in Ireti , di gran lunga il pezzo più importante del gruppo Iren per funzioni e fatturato, è la conferma che Ferretti sta bruciando le tappe nel sistema politico che ruota intorno al Pd.

Ireti, su cui il cda del Gruppo ha litigato a notte fonda prima di dare il via libera alla società costituita oggi pomeriggio davanti al notaio, diventerà operativa il 1° Gennaio: un comunicato del Gruppo spiega che “gestirà in modo integrato e capillare sul territorio nazionale la distribuzione di energia elettrica e gas e il servizio idrico integrato”.

 

Da notare che con questa ristrutturazione, Reggio Emilia perde la sede legale della società: è una delle ragioni della lite andata avanti sino a notte nel cda. I reggiani, spalleggiati dai genovesi, chiedevano che restasse in via Nubi di Magellano, dove del resto aveva la sede legale Iren Acqua Gas

La nuova società assorbe funzioni, business e personale di Iren Emilia, AEM Torino Distribuzione e  Iren Acqua Gas, oltre che di  Acquedotto di Savona, Eniatel e Aga (queste ultime controllate al 100% da Iren Acqua Gas). Come dicevamo, il Pd l’ha occupata manu militari: è l’unica società di primo livello della multiutility ad avere in dotazione un cda di quattro componenti anzichè tre. Quattro tutti targati Pd:  presidente Alessandro Ghibellini, noto avvocato genovese e consigliere del sindaco Marco Doria; amministratore delegato Fabio Giuseppini, ingegnere genovese, amministratore delegato di Iren Acqua Gas e di Iren Emilia;  la torinese Anna Ferrero presidente di Aem Distribuzione (in quota Pd) e la new entry Moris Ferretti, per il quale la componente reggiana avrebbe fatto fuoco e fiamme.

Da notare che per fargli posto e assicurare tutti, ma proprio tutti i posti al Pd, hanno buttato giù dalla torre un altro reggiano: Lorenzo Bagnacani, che con la chiusura di Iren Acqua Gas resta senza presidenza ed rimasto fuori dal nuovo consiglio di amministrazione  a differenza degli altri colleghi Ferrero, Ghibellini e Giuseppini ai quali  una carica è stata garantita.

Purtroppo Bagnacani, consulente ambientale di cui a Reggio non si dimenticano le battaglie contro l’inceneritore di Cavazzoli, ha il non lieve difetto di essere un tecnico nominato su indicazione del sindaco pentastellato di Parma, Federico Pizzarotti. Il suo ingresso avrebbe rovinato la divina proporzione del monopolio Pd, e d’altra parte avrebbe bloccato almeno per questo giro  la carriera di Moris Ferretti.

Non è il caso di chiedersi cosa c’entri un produttore di ottimi salumi e di bistecche con le reti gas e il servizio idrico: domanda troppo difficile e impertinente in un’Italia in cui persino le società quotate in Borsa finiscono sotto il tallone della politica. Però nei misteri di Iren una cosa è chiara: hanno fatto fuori L’uomo che sapeva troppo di questioni ambientali, di reti e di ciclo dei rifiuti – per fare i quattro dell’Ave Maria. I quattro del Pd. Con uno sgarro sanguinoso ai parmigiani e al loro sindaco.

Particolare non trascurabile, con questa ristrutturazione, Reggio Emilia perde la sede legale della società: è una delle ragioni della lite andata avanti sino a notte nel cda. I reggiani, spalleggiati dai genovesi, chiedevano che restasse in via Nubi di Magellano, dove del resto aveva la sede legale Iren Acqua Gas guidata da Bagnacani. I torinesi invece la volevano a Torino. Scartata l’ipotesi di portare la sede legale in zona neutra, cioè a Milano, alla fine il compormesso è stato su Tortone a metà strada tra Reggio e Torino, ma comunque in Piemonte. L’Emilia perde così una sede legale: nonsarà gra cosa, ma non è un bel segnale nel momento visto che la nuova società andrà a gestire il servizio idrico di Reggio Emilia in partnership con i Comuni.

Lorenzo Bagnacani

Lorenzo Bagnacani

Di tutto questo, naturalmente, non si trova traccia nel comunicato diffuso dal Gruppo Iren, che pur straripando di toni trionfalistici permette di valutare appieno la portata della nuova entità Ireti.

“La società si occuperà dei servizi idrici nelle province di Genova, Savona, La Spezia, Parma, Piacenza e Reggio Emilia dove opera negli ambiti dell’approvvigionamento idrico, fognatura e depurazione delle acque reflue – si legge nella nota aziendale – Con più di 18.000 km di reti acquedottistiche, oltre 9.300 km di reti fognarie e 1.085 impianti di depurazione, la società servirà oltre 2.550.000 abitanti su 219 comuni, caratterizzandosi come il terzo operatore in Italia nel settore dei servizi idrici per numero di metri cubi gestiti”.

Inoltre “attraverso oltre 7.600 km di rete la società distribuirà gas naturale nel Comune di Genova e in altri 19 comuni limitrofi, oltre che in 72 comuni delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, per un totale di circa 726.000 clienti serviti”.

Non solo: “Con circa 7.283 km di reti in media e bassa tensione IRETI distribuirà energia elettrica nelle città di Torino e Parma; con un portfolio di più di 1.5 milioni di clienti, IRETI sarà il quinto operatore in Italia nel settore dell’elettricità per la quantità di energia elettrica venduta”, e “nel territorio Emiliano inoltre IRETI gestirà gli impianti di illuminazione pubblica e impianti semaforici, attraverso attività di manutenzione e gestione degli impianti presenti ma anche di progettazione e realizzazione dei nuovi”.

Le dichiarazioni del presidente di Iren Francesco Profumo e dell’a.d. Massimiliano Bianco, ai vertici di un gruppo dal debito stratosferico, grondano emozione e commozione: “Grazie all’integrazione – dice Profumo– la nuova società offrirà ai propri clienti e ai cittadini efficienza, efficacia, economicità ed elevata qualità dei servizi, operando con competenza e professionalità, nel pieno rispetto dell’ambiente e della sicurezza, contribuendo al benessere dei propri collaboratori e delle comunità e garantendo ai propri azionisti un’adeguata redditività d’impresa. L’azienda continuerà ad investire in modo determinante in innovazione in tutta la catena, dalla progettazione alla gestione delle reti, con l’obiettivo di garantire migliori servizi per i cittadini, riduzione dei costi di manutenzione ordinaria e migliore qualità del lavoro per gli operatori”.

A suo volta Bianco sottolinea che  “l’avvio di IRETI rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di integrazione e razionalizzazione del Gruppo e per il conseguimento degli obiettivi previsti nel Piano Industriale, nonché un momento di forte cambiamento per conseguire gli importanti risultati che le Comunità in cui operiamo e il Mercato si attendono”.

Non una sillaba sull’indecorosa capitolazione allo strapotere Pd, ma d’altra parte loro stessi sono il prodotto di questo sistema politico. E in Borsa del resto faranno finta di non accorgersene.

(pierluigi ghiggini)

 

 

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9 risposte a Reti Iren, il Pd occupa tutti i posti
E Moris Ferretti fa fuori Bagnacani

  1. Sullivan Rispondi

    29/12/2015 alle 22:09

    Ladri, avidi e corrotti. Fosse per me li manderei tutti alla forca.

  2. waterboy Rispondi

    30/12/2015 alle 11:44

    Che anche gli investitori (la Borsa) o siano conniventi con il “mostro” o facciano finta di non accorgersi di nulla perchè tonti è una scenetta che può esistere solo nelle fantasie gastriche di Ghiggini (dopo lo zampone e cotiche…)

    • Pierluigi Rispondi

      30/12/2015 alle 11:56

      Mi dispiace, purtroppo sono a dieta. Prova a mettertici anche tu e ragionerai (e leggerai) meglio. Comunque sempre a disposizione per un brindisi augurale. Ghiggini.
      p.s. – A proposito: niente da dire che vi siete fatti soffiare la sede legale di Ireti? Gh.

  3. waterboy Rispondi

    30/12/2015 alle 12:35

    Non capire che la sede legale non conta nulla significa solo essere o ingenui o in malafede (non so cosa è peggio…)

    • Pierluigi Rispondi

      30/12/2015 alle 12:44

      Invece perderla è da fessi o, peggio, da venduti. E d’altro cant,o perchè vi eravate dati così da fare (non io, ma VOI) per averle a Reggio? aprire gli occhi, please.

    • Pierluigi Rispondi

      30/12/2015 alle 12:46

      E perchè, perdonami Waterboy, vi siete litigati a mostro in cda per non perderla (la sede legale)? O eravate fessi prima o lo siete adesso. L’invito per il brindisi vale sempre.

      • L'Eretico Rispondi

        31/12/2015 alle 19:15

        Ha ragione PG. Quando si perde la “testa” di un’azienda si perde l’intera azienda, questo insegna la storia.La sede legale fa parte della “testa”, non dei piedi.

  4. Mario Rispondi

    30/12/2015 alle 12:45

    Purtroppo da tempo nel settore pubblico e nelle partecipate non conta l’interesse dei cittadini ed il prestigio( leggi: occupazione e ricerca) della città, ma l’accaparramento delle poltrone da parte del principe( leggi: partito di governo) o suoi boiardi. Anche la qualità non è il requisito principale, ma l’appartenenza.
    A sua volta il partito si è ridotto ad un gruppo di potere di poche persone, che , come i famosi ladri di Pisa, di giorno fanno finta di litigare e di sera fanno affari e compromessi insieme. Come scriveva Trilussa,
    “E il popolo lontano……magna le nocchie e strilla”

  5. Giorgio Rispondi

    30/12/2015 alle 16:43

    Nel caso specifico ” er popolo” è quello di Reggio Emilia

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