Processo Aemilia, 147 rinviati a giudizio. Prima udienza il 23 marzo a Reggio Emilia
Alla sbarra anche l’ex campione del mondo Vincenzo Iaquinta, suo padre e l’imprenditore Palmo Vertinelli

21/12/2015 – Comincerà il 23 marzo il dibattimento pubblico del processo Aemilia: sarà svolto nella sua sede naturale, vale a dire  a Reggio Emilia.

Questa mattina il Gup Francesca Zavaglia ha disposto il rinvio a giudizio per 147 imputati nel processo alla ndrangheta reggiana. Il dispositivo è stato letto nell’aula speciale, allestita in Fiera a Bologna. dunque è definitivamente tramontata, come anticipato nei giorni scorsi, l’ipotesi di un trasferimento nell’aula bunker di Firenze. E ancora in sospeso la scelta degli spazi fisici , ma sembra farsi strada una soluzione con l’impegno contemporaneo di tre aule del palazzo di Giustizia reggiano collegate tra loro in videoconferenza permanente.

L’11 gennaio, invece, inizieranno davanti al gup a Bologna i procedimenti sia per gli imputati che hanno chiesto e ottenuto il rito abbreviato, sia per i patteggiamenti

Il gup ha dunque mandato a processo 147 persone, rispetto ai 239 imputati complessivi: solo due i proscioglimenti – uno per violazione della legge sulla detenzione di armi e uno per l’ipotesi di reimpiego di capitali illeciti –  contro 71 riti abbreviati e 19 patteggiamenti, sui quali il gup si deve ancora esprimere dopo l’accordo intervenuto tra difese e pm. Tutti i patteggiamenti, compresi quelli sull’aggravante mafiosa,  sono compresi entro i due anni di pena di reclusione con la condizionale.

Rinviati a giudizio gli imputati che si trovano al carcere duro 41bis (solo il presunto boss Michele Bolognino non ha chiesto il rito abbreviato) e gli accusati di associazione mafiosa come da 416 bis.

Ha fatto scapore il rinvio a giudizio l’ex calciatore della Nazionale campione del mondo nel 2006 Vincenzo Iaquinta , che tuttavia ha una posizione marginale nel processo Aemilia:  l‘ex attaccante della Juventus dfeve rispondere  della violazione di reati sulla detenzione di armi, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso. Al padre Giuseppe Iaquinta, imprenditore dell’edilizia originario di Cutro ma reggiano d’adozione, è contestata la partecipazione nell’associazione. Rinviati a giudizio anche Michele Bolognino e l’imprenditore di Montecchio Palmo Vertinelli, al quale sono stati sequestrati in via preventiva  beni, società e conti correnti per decine di milioni di euro.

La Cgil di Reggio Emilia ha subito espresso la propria soddisfazione: “Si è sventato il rischio che questo processo, di importanza storica per la comunità reggiana, si svolgesse lontano dalla sua sede naturale si legge in una nota diffusa oggi – Questo permetterà alle associazioni che si sono sempre battute contro la criminalità organizzata, quale è la CGIL di Reggio Emilia, di seguire puntualmente il dibattimento e di farne partecipi tutti i cittadini”.

Adesso tocca alle istituzioni preposte fare in modo, in questo breve spazio di tempo che ci separa dal 23 marzo, che il processo possa svolgersi in un luogo adatto ad ospitare nel modo più consono e funzionale tutti quanti sono interessati, per dovere professionale o per sensibilità civica, ad assistere alla celebrazione del processo”.

Intanto con la legge di stabilità, la Camera ha approvato un ordine del giorno presentata dalla deputata reggiana dei Cinque Stelle Maria Edera Spadoni, sottoscritto anche da Giulia Sarti della commissione parlamentare antimafia, perchè sia assicurato lo svolgimento dei processi penali nella loro sede naturale.

“Il governo – sottolinea Spadoni –  si è  impegnato a valutare di “introdurre misure, anche a carattere finanziario, al fine di garantire che i processi penali si svolgano presso le sedi di naturale competenza territoriale, scongiurando il rischio di trasferimenti di sede per una mera carenza di risorse e di strutture adeguate“.

 “Come affermato più volte – aggiunge – la competenza di reperire i fondi non è della Regione, bensì del Governo. Il M5S continuerà sempre a battersi affinché la giustizia abbia i fondi necessari per poter svolgere con serenità il proprio preziosissimo lavoro”.

PROCESSI PENALI: L’ORDINE DEL GIORNO SPADONI APPROVATO CON LA LEGGE DI STABILITA’

La Camera,

premesso che :

è incardinato innanzi al Tribunale di Reggio Emilia il processo di ‘Ndrangheta con 236 imputati, a 54 dei quali la Dda ha contestato l’associazione a delinquere di stampo mafioso;

tuttavia, come di recente riportato dalle fonti di stampa, il presidente del tribunale di Reggio Emilia, Francesco Maria Caruso, ha pubblicamente manifestato l’insussistenza di adeguate strutture che garantiscono l’efficiente e, soprattutto, sicuro svolgimento del processo, avanzando una richiesta di intervento al Ministro della Giustizia per la predisposizione di tutte le misure necessarie ad evitare il trasferimento di sede;

Caruso ha spiegato di aver individuato una possibile soluzione per fare in modo che il processo si svolga a Reggio Emilia, ovvero l’allestimento di una tensostruttura nel cortile del locale tribunale. «Ma sono necessari circa 100mila euro e nessuno si è detto disponibile a impiegare nemmeno un euro. Non c’è un euro per l’operazione Aemilia», ha continuato Caruso, sostenendo che sull’antimafia e sullo svolgimento del processo Aemilia a Reggio Emilia «in teoria siamo tutti d’accordo, ma al momento di passare al fatto concreto bisogna che ognuno si assuma le proprie responsabilità»;

il rischio infatti è quello di un possibile trasferimento del processo in altra sede;

intanto, per consentire lo svolgimento dell’udienza preliminare, con la legge regionale 21 ottobre 2015 n. 18 è stato disposto un contributo straordinario di 748.000 mila euro alla società Bologna Fiera spa, per la realizzazione delle necessarie opere di allestimento dell’aula speciale, presso il padiglione n. 19 nell’ambito del quartiere fieristico bolognese;

Impegna il Governo a:

Introdurre misure, anche a carattere finanziario, al fine di garantire che i processi penali si svolgano presso le sedi di naturale competenza territoriale, scongiurando il rischio di trasferimenti di sede per una mera carenza di risorse e di strutture adeguate.

 

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