Prestito sociale: si muove la Banca d’Italia. I conti in tasca alle grandi coop di consumo

DI DARIO CASELLI

2/12/2015 – Non erano bastati i numerosi crac di cooperative edili, con relativa perdita parziale o totale dei prestiti soci, a far muovere la Banca d’Italia. Quando il fenomeno ha toccato le coop di consumo, con la messa in liquidazione delle friulane Coop Operaie Trieste e Coop Carnica, con oltre 20.000 soci prestatori, da via Nazionale hanno drizzato le orecchie ed emanato una direttiva più stringente, anche perché ancora manca il previsto,schema di garanzia dei prestiti sociali, da costituirsi in ambito cooperativo.

Insomma, per i prestatori sociali non è prevista alcuna garanzia, né informazione, come quella che le banche devono dare sul bail in, visto che gli obblighi di trasparenza informativa e contrattuale, per i prestiti sociali introdotti nel ’94, sono stati rimossi dal Cicr nel 2006. Da allora le coop sono esentate dagli obblighi e dai controlli a cui sono sottoposti banche e operatori finanziari, sebbene le prime 9 coop, con 11 miliardi di prestito, rientrino tra le prime 25 banche. Banca d’Italia precisa che l’ammontare dei prestiti non deve superare di tre volte il netto consolidato e non il civilistico. Vediamo di che numeri si tratta: i prestatori sono 1,3 milioni, il prestito complessivo è di 15 miliardi. La soglia di tre volte è superata da Unicoop Tirreno 6,22, con un patrimonio di 191 milioni e un prestito di 1miliardo 189 milioni, con 123.000 soci prestatori. Situazione come si vede, delicata. Si avvicinano alla soglia Coop Centro Italia, 2,98 con 582 mln e Coop Lombardia, 2,68 con 1 miliardo 150 milioni, di prestito. Come stanno le coop emiliane di cui è in corso la fusione? Coop Adriatica è al 2,07 con 255.000 soci e un prestito di 2 mld 284 milioni, poi Coop Nordest, 1,59 con 117.000 soci e un prestito 1 mld 500 milioni, infine Coop Estense, 1,22 con 84.500 soci e 831 milioni di prestito. Come si vede, anche le emiliane hanno un consistente prestito soci di 4 miliardi e mezzo, a cui vanno aggiunti i debiti verso terzi, banche comprese.

I bilanci consolidati al 2014, non sono spettacolari: per quanto riguarda la gestione commerciale, cioè il guadagno dell’attività caratteristica, Adriatica presenta un + 28 mln, Nordest -20 mln, Estense – 14 mln. Il risultato netto, che comprende anche la gestione finanziaria è: Adriatica + 14, Nordest + 9,3, Estense + 10, ovviamente milioni di euro. Complessivamente un utile di circa 34 mln.

Il patrimonio netto complessivo è di circa 2 miliardi 700 milioni, poco più della metà del prestito soci. Dati rassicuranti? Ognuno può farsi una opinione, ora bisogna anche vedere cosa porterà la fusione in termini di risparmi e sinergie, fin d’ora si può dire che attività non “core” come l’editoria, andranno ridimensionate e che l’attività caratteristica va male in assoluto e in rapporto alla concorrenza e se non funziona quella, non saremmo più in presenza di una grande azienda della distribuzione, ma di un medio-piccolo operatore finanziario, che guadagna a sufficienza, per restituire gli interessi, ma non il capitale.

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