“La politica sapeva e ha usato i cutresi”

di Roberto Rabacchi

13/12/2015 – Reggio Emilia, passando da esempio positivo a negativo.

Era una città ricca, con servizi sociali evoluti, era.

Era quella che aveva saputo fare imprenditoria  sana, aveva.

C’era una crescita edilizia proporzionata ed equilibrata, c’era.

Il vigile vigilava e le regole comunali venivano rispettate, venivano.

Poi quasi improvvisamente divenne “ la città delle persone” altre forse, ma  non più quelle di una volta.

Ma andiamo per ordine. Come può un comune come Reggio avere le casse vuote se in questo ultimo ventennio ha costruito in proporzione più di Milano o Roma? Sappiamo quanto portano alle casse gli oneri di urbanizzazione, ICI più annessi e connessi, dovremmo quindi essere ricchi, invece siamo più poveri di prima, tanto da compromettere servizi sociali assieme a tanti altri diritti raggiunti con decenni di fatica: perché non chiediamo queste clamorose entrate dove sono finite?

Chi ha costruito e per chi a Reggio Emilia? Già, allora il lavoro dei cutresi è stato fondamentale, come le cooperative locali di costruzione che subappaltavano, come i terreni convertiti in edificabili, come i piani regolatori deliberati dal comune, infatti.

I cutresi non erano un’entità astratta, evidentemente sono serviti anche loro, forse ben presenti nella ripartizione di ruoli e compiti per almeno tanti anni, tant’è che lo stesso Delrio si fece portavoce accompagnando una loro delegazione dall’allora ottimo Prefetto De Miro al fine di chiedere un “alleggerimento” delle interdittive antimafia contro di loro.

Prima del Prefetto De Miro, diciamolo, incredibilmente nessuna istituzione aveva “visto” elementi o logiche mafiose, nemmeno mai la procura di Reggio…

Il cartello del cantiere della Tenuta Carlotta, dove costruisce la Edil Tetti di Antonio Gualtieri

Il cartello del cantiere della Tenuta Carlotta, dove costruisce la Edil Tetti di Antonio Gualtieri

Giusto pochi giorni fa, semmai ce ne fosse bisogno, Scarpinato parlando del fenomeno mafioso Aemilia ha ripetuto che la mafia invisibile non esiste, aggiungendo che semmai c’è chi non l’ha voluta vedere, ricordandoci anche (e non credo a caso), che i cattivi sono anche nelle istituzioni.

C’è da credergli visto i risultati, oppure no? Infatti a Reggio Emilia nessuna vera collusione tra mafia che conta e politica che conta è emersa, è credibile che questi due mondi siano stati divisi e lontani?

Penso alle scelte strategiche, ai permessi per costruire, alle aree individuate, dove, come e da chi, le rilasciava l’istituzione, cioè l’amministrazione comunale guidata da input politico, la stessa alla quale competeva controllare i cantieri.

Se ancora nessuno vuole dirlo lo dico io, non è credibile.

Ci sarebbero tante cose da aggiungere, mi limito a citare un paio di cartelli nei quali mi sono imbattuto casualmente sabato scorso e che, dopo anni di “inattività” da cittadino, mi hanno ispirato questo articolo.

Questo attuale cantiere in costruzione pare essere quello di  Antonio Gualtieri, lo stesso  che oggi è  il pericoloso “capo bastone mafioso”, uomo di riferimento di Grande Aracri per Reggio Emilia e non solo; fu uno dei primi che vennero qui a Reggio a lavorare oltre trent’anni fa facendo fortuna, uomo che tra l’altro conobbi attraverso amicizie in comune.

Ovviamente nulla mi fece pensare male di lui, era un lavoratore stimato, ritenuto un costruttore “di qualità” e che la mattina presto trovavi a lavorare in cantiere, per dire…

Le indagini Aemilia  sono chiuse, tuttavia  per questa mia città sto vivendo un forte senso di incompiuto, il rischio che vedo è quello che cambino i nomi ma non i metodi.

cantiere gualtieri 1

 

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Una risposta a 1

  1. Nadia Rispondi

    14/12/2015 alle 07:30

    Ma e i reggiani,quelli veri, dove erano? E dove sono se continuano a votarli con la testa nel sacco? Forse non a caso questi soggetti hanno scelto la nostra città’ dove la gente ha sempre solo lavorato fidandosi delle istituzioni che si sono sempre dichiarate vicine ai cittadini. E’ tardi ma e’ ora di svegliarsi.

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