Il grande passato delle Officine Reggiane: l’Archivio storico in mostra allo Spazio Gerra

3/12/2015 – Sabato 5 dicembre 2015 ore 18 nello Spazio Gerra sarà inaugurata la mostra Officine Reggiane Archivi Storici – Capitolo I, promossa da Comune di Reggio Emilia/Biblioteca Panizzi, Soprintendenza Archivistica Emilia Romagna, Istituto Centrale per gli Archivi, Università Modena e Reggio, IREN, Istoreco, Spazio Gerra.

La mostra,  prima tappa di una restituzione pubblica del lavoro di valorizzazione del fondo delle Ex Officine Reggiane –  azienda, nata agli inizi del Novecento a Reggio Emilia, specializzata nella produzione di caldaie, macchine agricole, materiale ferroviario, impianti industriali e materiale aeronautico – mira a mettere in luce i numerosi materiali presenti nell’ archivio storico,  con tre sezioni principali dedicate al luogo, alla tecnica e alle persone. Ogni sezione sarà l’occasione per esporre tipologie diverse di materiali, quali disegni tecnici, fotografie, cartelle personale, filmati d’epoca, oggetti presenti nella fabbrica o negli uffici, progetti e prototipi, materiali pubblicitari, ricreando atmosfere e ambienti che raccontano la storia di una città.

L’esposizione poi è accompagnata da una serie di iniziative che approfondiscono aspetti di carattere tecnico, sociale e culturale della storia e attualità delle Ex Officine.

 L’archivio storico delle Officine Reggiane consistge in 3.338 documenti, volumi, fascicoli, carte progettuali e amministrative, che compongono uno spaccato senza pari della storia dell’industria, del lavoro, dell’innovazione tecnologica, dell’economia e della società di Reggio Emilia e dell’Italia nel Novecento.

Acquisito nel 2010 dal Comune di Reggio Emilia, l’archivio delle Ex Officine Reggiane è stato dichiarato di interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica dell’Emilia Romagna e comprende una vasta tipologia di materiali che coprono un secolo di storia industriale reggiana. In seguito a ciò è partito un percorso di recupero dell’archivio, conservato nel  Polo Archivistico del Comune di Reggio Emilia nei Chiostri di San Domenico. Un percorso che condurrà nel prossimo quinquennio all’istituzione di una sede espositiva dedicata nel quadro dei programmi di riqualificazione dell’Area Nord. In questo quadro  è da sottolineare anche l’importante lavoro parallelo che sta svolgendo l’Archivio Digitale OMI dell’Università di Modena e Reggio che troverà la giusta collocazione all’interno del più vasto Archivio Storico.

La valorizzazione dell’archivio è resa possibile dal contributo di Iren.

 La mostra Officine Reggiane Archivi Storici – Capitolo I,  è stata illustrata questa mattina nel corso di una conferenza stampa allo spazio Gerra di Reggio Emilia  che si è tenuta alla presenza di Raffaella Curioni  assessore comunale a Educazione e Conoscenza; Giordano Gasparini direttore della biblioteca Panizzi  di Reggio Emilia; Massimo Storchi direttore del Polo archivistico Reggio Emilia; Luigi Grasselli Università degli studi di Modena e Reggio Emilia; Mauro Maggiorani funzionario della Soprintendenza archivistica dell’Emilia Romagna-Archivio di Stato di Bologna; Arturo Bertoldi responsabile Educazione ambientale  di Iren spa.

 “Il recupero dell’Archivio storico delle Reggiane – ha detto il direttore della Biblioteca Panizzi Giordano Gasparini–  è l’esito di un lungo e complesso percorso che ha visto prima il suo salvataggio e la messa in sicurezza, poi  l’intervento della Soprintendenza archivistica per l’Emilia Romagna e  la dichiarazione di interesse storico. Da quell’anno, il 2010 è iniziato un significativo lavoro di recupero dell’archivio perché la storia delle Officine Reggiane  è strettamente connessa a quella della nostra città”.

Con questa mostra  – ha aggiunto Gasparini – si intende tenere aggiornata e informata  costantemente la città  del lavoro di valorizzazione e recupero che proseguirà nei prossimi anni. Inoltre si è voluto dare rilievo a diversi aspetti della vicenda delle Officine Reggiane con alcune iniziative di approfondimento che integrano la proposta espositiva. Tutto ciò è stato possibile grazie alla stretta collaborazione tra diversi soggetti pubblici e privati, coinvolti a vario titolo e in varia misura nel salvataggio  e nella valorizzazione di un bene culturale  di grande importanza per Reggio”.

 “Non mancheranno  –  ha sottolineato l’assessore Curioni – tanti eventi per raccontare la storia della fabbrica. Da segnalare la partecipazione  alla mostra degli studenti del corso di formazione superiore ITS Maker per “Tecnico in sistemi meccatronici”  che studieranno e allestiranno oggetti e prodotti storici messi a disposizione da grandi aziende meccaniche e meccatroniche reggiane in un naturale processo di continuità con la storia delle Officine Reggiane. Inoltre  nel periodo dell’esposizione  ci si interrogherà sul ruolo della street art nel riportare l’attenzione sui luoghi dismessi e verrà proposta alle scuole una specifica offerta formativa legata alla mostra”.

 “ L’università di Reggio e Modena – ha precisato il prof. Luigi Grasselli –  è a sua volta impegnata  nel  recupero del patrimonio storico delle Officine Reggiane  con un percorso parallelo e complementare che ha visto la costituzione di  un archivio digitale  che raccoglie testi, manuali, disegni, relazioni, schede tecniche, fotografie, cartoline provenienti da archivi pubblici, quali l’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, e da archivi privati anche stranieri. Tantissimi materiali  che possono contribuire all’allargamento della documentazione storica. La cosa importante è poter riunire  tutti questi materiali nei locali più idonei”.

  Mauro Maggiorani funzionario della Soprintendenza archivistica dell’Emilia Romagna-Archivio di Stato di Bologna ha ricordato  l’iter del salvataggio dell’archivio delle Reggiane anche nelle parti più danneggiate, trasportata prima in altri locali per favorire l’essiccazione naturale delle muffe, e poi definitivamente presso il Polo archivistico reggiano gestito da Istoreco.  A  fine agosto 2011 sono iniziate  con il contributo finanziario della Soprintendenza archivistica per l’Emilia-Romagna le  impegnative operazioni di recupero  condotte dall’allora Soprintendente Stefano Vitali e dalla funzionaria della Soprintendenza  Ingrid Germani.

 Infine, prima della visita guidata,  condotta da  Massimo Storchi , direttore del Polo Archivistico,  Arturo Bertoldi, responsabile Educazione ambientale  di Iren spa,  ha   sottolineato come Iren  sia impegnata nei confronti delle Officine Reggiane  in tanti modi:   con il gruppo, ma anche con Iren Rinnovabili perché  intende  salvaguardare il legame con il territorio e con i reggiani.  C’è – ha aggiunto Bertoldi –  un interesse ulteriore  perché  si tratta in questo caso  di un progetto che farà da volano per iniziative proiettate nel futuro”.

L’ESPOSIZIONE

Il percorso espositivo presenta  i numerosi materiali in archivio, in tre sezioni: il luogo, le persone, la produzione. Ogni area tematica è illustrata da tipologie diverse di materiali d’archivio – in parte restaurati, in parte ancora nelle condizioni in cui sono stati trovati – quali disegni tecnici, fotografie, cartelle del personale, filmati d’epoca, og­getti presenti nella fabbrica o negli uffici, progetti e prototipi, materiali pubblicitari, ricostruendo atmosfere, ambienti e storie. Il piano terra offre al visitatore una sensazione immersiva, trasportandolo nell’atmosfera e nei luoghi della centenaria storia delle Officine Reggiane, mostrando i numeri della sua molteplice e varia produzione e gli oggetti che scandivano i ritmi di lavoro. Un alternarsi di documenti originali e infografiche trasforma i dati statistici raccolti tra i molti materiali d’archivio in un racconto che fornisce una chiave di lettura significativa dell’andamento delle Officine in relazione ai differenti momenti storici e sociali del nostro paese nel secolo scorso. Il tema dei luoghi viene sviluppato all’interno della mostra con un’installazione interattiva, grazie alla quale in visitatore può interagire con un grande plastico che riproduce l’attuale geografia dell’area nord di Reggio Emilia e fotografie d’epoca, per scoprire e ricostruire la destinazione d’uso di edifici in parte ancora presenti e in parte demoliti.

Il primo piano è invece dedicato a coloro che hanno partecipato attivamente, giorno per giorno, alla storia delle Officine Reggiane: le persone. Migliaia di uomini e donne provenienti da tutta la provincia e da altre zone d’Italia hanno lavorato alle Reggiane dedicandogli parte della loro vita. Il racconto di queste esperienze è testimoniato dai documenti originali dell’archivio che riportano ogni singolo passaggio ufficiale dei lavoratori all’interno dell’azienda. Ai certificati e alle pratiche burocratiche vanno ad aggiungersi le comunicazioni ufficiali e ufficiose, le richieste, i richiami, le promozioni, le fotografie; testimonianze che compongono uno straordinario mosaico biografico storico sociale e intergenerazionale. Queste storie si intrecciano in un labirinto di vite, che riporta esempi di documentazione originale tratti dell’archivio, integrato da una serie di video interviste che raccolgono le testimonianze dirette di ex lavoratori.

Il secondo piano vede protagonisti i progetti di locomotive, vagoni, aerei, trattori e macchinari per le più differenti produzioni industriali, che hanno reso le Officine Reggiane il simbolo dell’incontro fra ingegno, tecnica, manodopera, produzione e innovazione. Il plastico che riproduce la costruzione di un grande zuccherificio di Haiti, è la più evidente testimonianza della estrema versatilità produttiva delle Officine. Ad indispensabili strumenti come il tecnigrafo del disegnatore o le zincotipie, si aggiungono esempi di lavori mai realizzati, che rimandano a progetti a tratti quasi visionari. Non manca poi tutta la documentazione fotografica con centinaia di immagini e uno scenografico allestimento che valorizza le lastre fotografiche su vetro di inizio secolo.

 La mostra a ingresso libero resterà aperta fino al 28 febbraio con i seguenti orari: martedì- venerdì ore 10- 13. Sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30

Lunedì chiuso, 25 dicembre e 1 gennaio chiuso.

 Info: Spazio Gerra tel. 0522 585654 [email protected]

 GLI APPUNTAMENTI

Diversi sono gli eventi e incontri pubblici che approfondiscono aspetti di carattere tecnico, sociale e culturale della storia e attualità delle Ex Officine Reggiane. Sono a cura di Istoreco gli appuntamenti che delineano il progetto di recupero e restauro dei materiali (L’Archivio salvato, sabato 12 dicembre) e che ripercorrono storicamente i periodi maggiore successo commerciale della fabbrica (Le tre guerre delle Reggiane, sabato 9 gennaio) e di maggiore espansione degli insediamenti intorno a essa (Il quartiere Santa Croce, sabato 6 febbraio).

L’esposizione è una preziosa occasione per collaborare con le diverse realtà del territorio che in questi anni hanno svolto un ruolo fondamentale nel tenere viva l’attenzione sulle Reggiane. Primo tra tutti l’Archivio Digitale Reggiane dell’Università di Modena e Reggio Emilia che ha digitalizzato oltre 15.000 reperti provenienti da fondi privati e mappato l’esistenza di oggetti e documenti presso musei e fondazioni nazionali. In particolare sono tre gli incontri di carattere storico-tecnico realizzati in collaborazione con l’Archivio digitale OMI: l’illustrazione di tesi di laurea sul tema Reggiane (domenica 24 gennaio), la presentazione della rivista RS con un approfondimento sull’Ing. Piattelli (domenica 31 gennaio) e la visita guidata con un ex ingegnere delle Reggiane (domenica 7 febbraio).

Infine Spazio Gerra cura i tre appuntamenti di rilettura della storia delle Reggiane attraverso il lavoro di artisti e creativi, spesso anche giovanissimi che hanno fatto rivivere la storia delle della fabbrica attraverso linguaggi contemporanei. Domenica 13 dicembre alle ore 17.30 l’esposizione si arricchirà di suoni elettronici e sperimentali per il lancio di Music For | suoni, spazi città, un percorso formativo gratuito di sound design che si terrà a Spazio Gerra a partire dal mese di marzo 2016, promosso dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito di AntWork – produzioni in rete fra Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, e realizzato grazie al sostegno della Regione Emilia-Romagna. La presentazione del percorso sarà intervallata da sonorizzazioni live pensate ad hoc per l’esposizione da: Alberto Benati (Watermap il suono a 432 hertz), Ekky Mynda (Oscar Accorsi, Simone Pollastri, Reda Nero Irchad), Lakeo (Simone Cammarano di Rebel) e TMN – ambient works LAB (Michele Tommasini).

Sabato 16 gennaio ci si interrogherà sul ruolo della street art nel riportare l’attenzione sui luoghi dismessi e innescare processi di riappropriazione della loro identità culturale insieme ad alcuni artisti urbani della città; sabato 23 gennaio infine interverranno filmmaker, sceneggiatori e disegnatori per presentare graphic novel, film e documentari sulle Reggiane ieri e oggi.

 L’OFFERTA FORMATIVA

Un’apposita offerta formativa legata alla mostra è stata disegnata appositamente per studenti e allievi delle scuole reggiane con percorsi che partono dallo studio dei materiali esposti – disegni, zincotipie ecc. – e portano a una loro reinterpretazione. A questo proposito è in corso una collaborazione con Museum Reloaded per la realizzazione di laboratori didattici con le scuole secondarie per la realizzazione di video, disegni in 3D e opere di street art che verranno presentati in un appuntamento dedicato il prossimo aprile. Per informazioni: www.museumreloaded.it

Una sorta di esposizione nell’esposizione è quella che inaugura sabato 13 febbraio al terzo piano dello Spazio Gerra, dove gli studenti del corso di formazione superiore ITS Maker per “Tecnico in sistemi meccatronici” studieranno e allestiranno oggetti e prodotti storici messi a disposizione da otto grandi aziende meccaniche e meccatroniche reggiane – Argotractors, Bema, Brevini, Bucher, Comer, Corghi, Kohler, Walvoil - delineando un naturale processo di continuità con la storia delle Officine Reggiane.

Infine sono aperte le iscrizioni per “Il progettista tra le nuvole”, il workshop di domenica 6 dicembre dedicato a bambini dai 6 ai 10 anni per costruire un’opera tridimensionale con paesaggi e aeroplani ispirati a modelli originali delle Reggiane.

Per le visite guidate le scuole possono rivolgersi direttamente agli uffici di Spazio Gerra: 0522 456786, mail: [email protected]

 INVITO AI CITTADINI: RACCONTATE LA VOSTRA TESTIMONIANZA

In questo contesto, si è aperta una chiamata alla cittadinanza per arricchire con contributi e storie il patrimonio documentale legato alle Officine Reggiane che verrà valorizzato all’interno di un Archivio Aperto e di esposizioni tematiche. Per contribuire attraverso la donazione di materiali o il rilascio di testimonianze orali è possibile scaricare l’apposito modulo presente sia in mostra che sui siti www.istoreco.re.it e www.spaziogerra.it

 INFO

Il primo nucleo riordinato dell’Archivio Storico delle Officine Reggiane è conservato presso il Polo Archivistico, Chiostri di San Domenico, via Dante Alighieri 11, Reggio Emilia. La consultazione è possibile negli orari di apertura al pubblico: dal martedì al sabato, dalle 8.30 alle 13; martedì e giovedì dalle 14.30 alle 18. Info: 0522 456125.

LA STORIA DELLE REGGIANE

Le Officine Reggiane, con il quartiere Santa Croce, sono una pietra miliare per la storia dell’industria italiana e della città di Reggio Emilia. L’area è un luogo della memoria, per le esperienze molteplici che l’hanno attraversata e per le aspettative che il futuro dell’area sollecita ancora nella comunità di Reggio Emilia.

Nel 1901 le Officine Righi si insediano sull’area ancora periferica di Santa Croce, scelta per il facile raccordo con la stazione centrale delle Ferrovie dello Stato. Nel 1904 avviene poi la trasformazione in Officine meccaniche Reggiane, che si concentrano fin dai primi anni sulla produzione di materiale rotabile ferroviario.

Durante la prima guerra mondiale viene operata una riconversione in senso bellico: si fabbricano cannoni e ogive per proiettili. Alla metà degli anni Trenta, dopo diverse traversie nell’assetto proprietario e l’intervento diretto dello Stato, attraverso il neonato Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), le Reggiane vengono inserite nel gruppo Caproni e danno vita ad un vastissimo reparto Avio (con accesso su via Agosti). Da qui escono diversi velivoli di guerra. Sarà questo tipo di produzione bellica, particolarmente apprezzata ed anche temuta, a determinare durante la seconda guerra mondiale la decisione degli Alleati di bombardare a tappeto l’area Reggiane — i reparti, la stazione e non pochi obiettivi civili — il 7 e 8 gennaio 1944.

Le Officine Righi partirono con un primo contingente di 62 operai e si portarono nell’arco di qualche anno, come Omi Reggiane (Omi sta per Officine meccaniche italiane), sul migliaio di dipendenti. Nel primo conflitto mondiale, con la riconversione bellica, gli operai impiegati in fabbrica arrivarono ad essere 5.000, per diventare oltre 11.000 tra il 1941 e il 1942. Un’industria titanica, con un numero di dipendenti analogo a quello di Fiat Mirafiori nella fase di maggiore espansione, in una città che all’epoca contava qualche decina di migliaia di residenti. Nella fase di maggior occupazione e produzione, le Reggiane sono la quarta fabbrica italiana, dopo Fiat, Breda e Ansaldo.

Tra il 1945 e il 1950, i lavoratori delle Reggiane sono tra i 4.000 e i 5.000. Tra il 1949 e il 1951, la crisi dello stabilimento che si conclude, dopo una dura lotta, con un licenziamento di massa. Dagli anni Cinquanta, gli stabilimenti di Santa Croce hanno tuttavia continuato a produrre materiali ferroviari, gru e grande impiantistica, prima con il gruppo a partecipazione statale Efim e poi nel Gruppo Fantuzzi. Il crac dell’Efim nel 1993 fa venire a galla anche la drammatica situazione delle Reggiane: l’azienda è decotta. L’area industriale e le attività produttive vengono acquisite dal Gruppo Fantuzzi, che resiste solo pochi anni.

Attualmente le attività industriali nell’area sono cessate.

Una storia lunga e appassionante, che è storia di tutta la città, fatta di lavoro, impresa, ricerca e innovazione: gli stessi contenuti di una vicenda che vuole continuare nel presente e nel futuro, attraverso il Tecnopolo per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico, aperto nel riqualificato Capannone 19 dell’area Reggiane,  che fa parte  del  Parco dell’innovazione, della conoscenza e creatività  e include  anche i Capannoni 17 e 18 in fase di recupero.

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