La Corghi di Severi (presidente Unindustria) licenzia 54 dipendenti: via agli scioperi negli stabilimenti di Correggio

1/12/2015 – “Prima si discuta di ammortizzatori che salvano i posti di lavoro”.  Questa la risposta Fiom e Fim alla comunicazione dei licenziamenti alla Corghi, azienda di Correggio leader nel settore degli smontagomme e degli equipaggiamenti per l’assistenza ai veicoli.  La Corghi, che ha oltre 480 dipendenti,  venerdì 27 novembre ha aperto unilateralmente una procedura di mobilità per 54 lavoratori. Consigliere delegato della Corghi è Mauro Severi, presidente di Unindustria Reggio: lo scontro, perciò, assume anche una valenza politica non indifferente.

Mauro Severi

Mauro Severi

I sindacati annunciano “l’inizio di una dura mobilitazione di protesta” perchè “la richiesta di discutere di misure alternative alla mobilità, a tutela del posto di lavoro, è stata rispedita  al mittente dall’Azienda che si rifiuta di trattare su questo punto”
Riuniti in assemblea in sciopero, ieri pomeriggio, i lavoratori hanno dato pieno mandato a Fiom e Fim e alla Rsu di proclamare lo sciopero “iniziando una dura lotta – spiegano i sindacalisti – con scioperi articolati  ad oltranza sui tre stabilimenti di Correggio”.

La protesta davanti a uno stabilimento della Corghi di Correggio

La protesta davanti a uno stabilimento della Corghi di Correggio



Le prime fermate già questa mattina con scioperi articolati di mezz’ora. Mentre per i turnisti lo sciopero viene proclamato a blocchi di 4 ore “per salvaguardare le macchine che diversamente potrebbero subire danni” spiegano i lavoratori.

Già lo scorso luglio i dipendenti della Corghi si erano mobilitati con una giornata di sciopero e si era proceduto ad incontrare il sindaco Malavasi. Di nuovo, “la causa della protesta fu il rifiuto dell’azienda ad affrontare il tema della delocalizzazione ad Osijek, in Croazia,  di uno dei prodotti più importanti ( si trattava del surplus di produzione di un modello di smontagomme per camion) – spiegano Davide Mariotti, funzionario Fiom e Giorgio Uriti, segretario Fim– e di ragionare con i sindacati e la Rsu di organizzazione del lavoro”.
Da aprile 2015, termine della Cassa integrazione straordinaria che includeva la garanzia dell’azienda sull’anno trascorso di non effettuare licenziamenti collettivi unilaterali – continuano i sindacalisti-  non è stato fatto un giorno di cassa integrazione ordinaria o altro ammortizzatore, e ora si proclamano 54 licenziamenti basati per lo più su un’esigenza previsionale dell’anno 2016. E’ pazzesco esser passati a licenziare sull’ipotesi di andamento futuro dell’impresa”.

Il sindacato in definitiva  che vengano utilizzati ammortizzatori a tutela dei posti di lavoro, come ad esempio  il contratto di solidarietà.

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