“I miei nonni uccisi dai partigiani”: un libro di Lara Foletti sullo stragismo rosso nelle Valli
Sabato alle Notarie

4/12/2015 – Continua intensa l’attività dell’associazione culturale Pietro e Marianna Azzolini e del Centro studi Italia, guidato da Luca Tadolini, sul fronte della guerra civile e della Resistenza, del dopoguerra e della riscoperta di pagine buie e per lo più “strappate” della storia italiana del Novecento.

Dopo l’affollato  dibattito di sabato scorso su “I grandi Killer della Liberazione” di Gianfranco Stella, domani sabato 5 dicembre viene presentato il libro “Il sasso che alza il cielo” scritto da Lara Foletti per Faust edizioni. Sottotitolo: “La mia lunga mia lunga ricerca della verità sui nonni uccisi dai partigiani nella bassa emiliano romagnola”. All’Albergo delle Notarie di via Palazzolo a Reggio Emilia (da piazza Prampolini) con inizio alle 16.

Con l’autrice intervengono il giornalista Pierluigi Ghiggini, la scrittrice Elena Bianchini Braglia e Luca Tadolini. Libro foletti

Come l’equiseto – una piantina umile ma potente e per questo chiamata nella bassa ferrarese “il sasso che alza il cielo”, che ogni primavera rinasce nei terreni paludosi – così l’autrice di questo libro ha lottato per anni, nella doppia veste di sociologa e di nipote, alla ricerca della verità sul barbaro assassinio dei nonni materni.

Non aveva ancora sei anni, Lara, quando il 29 maggio 1945 Domenico Cuffiani ed Emilia Gattia venivano prelevati da due partigiani armati, mentre lavoravano nei campi di Longastrino (paese a cavallo tra le province di Ravenna e Ferrara), e trucidati senza pietà sulla golena del fiume Reno.

Quale il movente di un’azione così illogica e arbitraria, non avendo i Cuffiani mai fatto male a nessuno? Dal suo primo articolo di denuncia uscito su Repubblica nel 1990, alla compatta rete di amicizie con i familiari di alcune vittime della ferocia omicida, dagli interventi (più o meno censurati) in convegni e noti programmi televisivi, sino agli scontri a testa alta con gli storici locali che «tagliano la Storia con l’accetta», questo volume registuisce, con emozione e senza filtri di comodo, il percorso netto di Lara Foletti – intellettuale e redattrice di importanti riviste – nei gironi infernali delle stragi partigiane, anche attraverso le vicende di una sorta di guareschiana Brescello delle Valli – con in più un clima di ferocia inaudita –  e di una saga familiare contadina, dagli inizi del Novecento al dopoguerra delle cooperative rosse. Una storia incredibile ma “rigorosamente vera” come viene definita dal giornalista e storico Paolo Pisanò , autore dell’introduzione.

Sociologa allieva di Francesco Alberoni, Lara Foletti  ha curato l’edizione italiana del Dizionario di psicologia e del Dizionario di sociologia per la casa editrice Gremese. È stata ospite di trasmissioni Rai e Mediaset, e ha tenuto rubriche sulle storiche riviste “Effe” (di cui è stata cofondatrice) e “Minerva”. Suoi articoli sono apparsi nei quotidiani “Libero”, “Il Foglio” e “la Repubblica”. Il “Chi è?” delle donne italiane: 1945-1982 di Marina Ceratto (Mondadori, 1982) le ha dedicato una voce.

 I GRANDI KILLER DELLA LIBERAZIONE

La presentazione del libro I grandi Killer della LIberazione si è svolta nella sala conferenze dell’Albergo delle Notarie, incapace di contenere un pubblico numeroso accorso dal capoluogo e provincia.

Gianfranco Stella, l’autore, romagnolo, cattolico, Laurea in Lettere con indirizzo storico,autore di diversi testi (anche sullo stragismo partigiano in Romagna)  ha il piglio di un Maigret nell’interpretazione di  Gino Cervi: Non mi occupo delle vittime, ma degli assassini, dirà.

Ha introdotto Ivaldo Casali, ex funzionario della Polizia Municipale e Consigliere comunale a Cavriago. Luca Tadolini ha dedicato la serata alle 74 donne reggiane uccise da partigiani nel reggiano. L’atmosfera non poteva essere quella più giusta per rispondere alle domande del giornalista Andrea Zambrano, autore di un importante libro su Rolando Rivi, il primo Beato martirizzato dai partigiani.

Stella è partito da dove nessuno si aspettava: “Molti killer partigiani erano diventati poliziotti, uno divenne generale, dopo la guerra li facevano entrare in polizia”. Poi Scelba li fermò. Stella sostiene che tutta la sanguinosa strategia della Resistenza comunista “va ricondotta a Longo”: fu questo dirigente del PCI a dare le direttive anche più particolari, come quella di prelevare i fascisti da casa dopo le 11. Longo ed il PCI imposero a Cadorna , comandante il Corpo Volontari della Libertà di ordinare ai partigiani l’uccisione dei prigionieri entro 3 ore dalla cattura. Un documento ritrovato da Stella in Archivio di Stato.

L’autore è riuscito negli anni a intervistare tanti killer partigiani presentandosi come assistente di un professore di sinistra. Ho molte medaglie, dice Stella, ma si riferisce ai processi che gli hanno intentato gli ex partigiani quando si trovavano pubblicate le loro stragi. Stella ha però vinto la causa decisiva, quella contro il comandante Bulow Arrigo Boldrini per l’eccidio partigiano di Codevigo, forse il più sanguinoso d’Italia. Anche da Reggio arrivarono grane quando indagò sul massacro di Don Terenziani a San Ruffino. Nel suo libro ha scritto tutto, con nomi e cognomi. Gianfranco Stella pubblica nomi, cognomi e foto dei macellai partigiani. Gli attributi non gli mancano.

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