I conti in tasca ad Alleanza 3.0: l’unione era da fare, i manager sono gli stessi

di Dario Caselli

29/12/2015 – Ciò che in decenni non impose la ragione, cioè unire le coop di consumo in un unico gruppo nazionale, che diventasse multinazionale, impone ora la crisi. Anche se in versione ridotta alle sole emiliane, l’aggregazione è partita e non si fermerà, visto che almeno la coop Tirreno, con un prestito soci, oltre 6 volte il patrimonio netto e perdite per 40 mln di euro, difficilmente ce la farà da sola. Premesso che l’alleanza era doverosa vediamo un po’ di numeri, anche se nella gran cassa mediatica, di numeri non parla nessuno.

Prendiamo in esame i ricavi, i debiti, il prestito soci e l’utile netto, il patrimonio netto.

Ricavi: Adriatica 2.129.516.487, Estense 1.184.017.313, Nordest 802.517.000, totale 4.116.050.800

Debiti: Adriatica 3.916.722.911, Estense 1.690.867.606, Nordest 1685.890.000, totale 7.293.480.517

di cui Prestito soci: Adriatica 2.284.102.021, Estense 834.188.622, Nordest 1.444.611.000, totale 4.562.901.643

Utile netto (in milioni di euro) : Adriatica 14, Estense 10, Nordest 9,3, totale 33,3

Patrimonio netto complessivo 2.700.000 euro.

Come si vede, i ricavi fanno del nuovo gruppo un grande player della distribuzione, anche se non si può non notare che Esselunga ha ricavi per circa 10 mld di euro, i debiti sono quasi il doppio dei ricavi e quasi tre volte il patrimonio netto e di questi debiti più della metà sono prestito soci, cioè a breve, mentre l’utile è molto modesto: meno di 34 milioni di euro.

Salta agli occhi che delle tre sorelle quella che detiene il maggior debito è Adriatica, il debito è 4 volte il patrimonio e quasi due volte il fatturato, quella messa meglio è l’Estense, con un debito che è la metà del fatturato, Nordest ha debiti pari a due volte il fatturato. Che l’unione fosse da farsi è evidente dai numeri, ma tutte le fusioni abbisognano per funzionare di un chiaro piano industriale e di buoni manager per realizzarlo. Per ora del primo non sappiamo dirvi nulla, anche se di certo ci sarà; dei secondi possiamo dirvi che non è cambiato nulla, i manager di prima sono rimasti tutti e tutti provengono dalla politica o se sono tecnici, sono stati scelti nell’area. Anche Caprotti, di Esselunga, supponiamo scelga manager di area non “comunista”, anche se non ci scommetteremmo, ma i risultati sono infinitamente migliori.

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