Da Bella Ciao a scuola agli eccidi dei partigiani nello Scandianese. Diacci replica a Valda Busani: “Voi tacete su troppi crimini”

Non è più una polemica su “Bella ciao” a scuola: è diventato un dibattito, e anche un atto d’accusa, sui silenzi di Istoreco e della sinistra a proposito degli eccidi compiuti anche dai partigiani comunisti nello Scandianese. Dopo giuseppe Pagliani (che ha chiesto a Valda Busani di partecipare alla prossima commemorazione dei morti di Cà de Caroli) la capogruppo di Forza Italia Elena Diacci controreplica all’ex sindaca di Scandiano Vittorio Tognoli e Ferdinando Casari ammazzati dai fascisti sotto il Natale 1944. La consigliera, a sua volta, cita Clotilde Cattani Tognoli  e il carabiniere Filippini uccisi dai partigiani oltre all’eccidio di Cà de Caroli: “La differenza dice – è che noi indichiamo e condanniamo sia i crimini partigiani sia quelli fascisti”, mentre “la vostra storiografia è costruita sulmito e sulla propaganda”: “Dietro Bella Ciao a Scandiano ci sono troppe violenze nascoste perchè possa essere un insegnamento per futuri uomini liberi”.
LA REPLICA DI ELENA DIACCI A VALDA BUSANI
“E’ facile riempirsi la bocca di Resistenza e Antifascismo, meno facile è parlare di storia, quando si dimentica di avere i piedi di argilla di una storiografia costruita sul mito e sulla propaganda. La Busani scrive che “nel 1944 i fascisti festeggiarono il Natale rastrellando e uccidendo Vittorio Tognoli  comunista e Ferdinando Casari“.
Omette però di dire che i partigiani a Scandiano avevano compiuto la prima azione uccidendo una donna, Clotilde Cattani Tognoli, colpevole di essere la responsabile del Fascio femminile, innescando una spirale di violenza che costò la vita a Ovidio Beucci. La violenza della guerra civile la conosciamo e la studiamo. La Busani cita solo le vittime di parte partigiana, come Vittorio Tognoli, che nel dicembre del 44 era stato indicato per uno scambio di prigionieri dal commissario comunista Didimo Ferrari, invece fu tra gli uccisi per rappresaglia a Porta Brennone dopo l’attacco dei partigiani che lanciarono bombe a mano contro la Polizia nei pressi della Prefettura di Reggio. La Busani cita Ferdinando Casari, vittima della rappresaglia tedesca al Ponte del Quaresimo, prezzo di sangue voluto dai comandi comunisti per qualche insignificante attacco ai convogli tedeschi sulla via Emilia. Poi, la Busani chiude velocemente il ricordo della guerra civile a Scandiano, perchè dovrebbe scrivere di Ca’ de Caroli, di 9 civili, fra cui due donne ed un ragazzo minore trucidati dai partigiani. crimine dei partigiani che provocò la rappresaglia a Fellegara.
La differenza è che noi indichiamo e condanniamo sia i crimini partigiani che quelli fascisti. La Busani sa che nel suo studio ha cercato di ricostruire questa tragedia  omettendo proprio il libro sulla Storia della Resistenza di Franzini, perchè altrimenti sarebbe emersa la responsabilità e l’organizzazione dei vertici partigiani, e non le solite assolutorie “schegge impazzite” con cui si cerca di nascondere i colpevoli dei crimini del Triangolo della Morte.
Ecco perchè non è giusto imporre a dei ragazzi una storia aggiustata in favore della simpatia (passata?) per la fazione comunista. Una storia ancora aperta come quella che riguarda l’omicidio da parte dei partigiani del Carabiniere Filippini. Una storia ed una educazione che richiede pluralismo e libertà non una sola fonte indiscutibile come avviene proprio nelle dittature, non solo fasciste, ma anche comuniste. Per scrivere queste poche righe ho confrontato due libri: uno dello storico della Resistenza Guerrino Franzini e l’altro sulla storia della Rsi di Luca Tadolini. Qual’è segno della libertà, usare solo la fonte della propria fazione o confrontare idee diverse? Dietro a Bella Ciao a Scandiano ci sono troppe violenze nascoste perchè possa essere un insegnamento per futuri uomini liberi.
Capogruppo FI Scandiano
Elena Diacci
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Una risposta a 1

  1. cesare Rispondi

    27/12/2017 alle 12:04

    Occorre un minimo di precisione. Clotilde Cattani non fu vittima della “prima azione dei partigiani” a Scandiano. Precedentemente fu ucciso a Reggio, non a Scandiano, da parte di gappisti, lo squadrista scandianese Vincenzo Basenghi. Per questa azione furono arrestati quattro operai scandianesi delle Reggiane sospettati dell’ omicidio: Aldo Cantoni, Guglielmo Fantuzzi, Aldo Gambarelli e Pellegro Colli. A parte Gambarelli gli altri tre furono deportati in Gemania. Clotilde Cattani fu uccisa il 4 maggio 1944 sulla salita di Pratissolo, nei pressi della maestà all’ incrocio della strada che allora portava a Fellegara (non con 4 colpi alla schiena, come ha scritto Pansa) con 4 colpi “penetrati in cavità toracica” alle 14,30. Clotilde (ma era chiamata da tutti Tilde), era di ritorno da Reggio, in bicicletta, dove si era recata a trovare la sorella Ermelinda, che stava in via Emilia a San Pietro, angolo via S. Girolamo. Le indagini condotte dall’ allora tenente Cagliari non portarono sostanzialmente a nulla. Dell’omicidio furono sospettati Glauco Garlassi che era un giovanissimo gappista della 37^ Gap,Fossile Rolando “Vampa” della 76^ Sap e Ferdinando Piazza “Jack”, 76^ Sap. Il vice brigadiere della G.N.R. Antenore Barozzi mise a verbale il 16 maggio 1944 che il Rolando Fossile “la vita che conduce è normale, dal lavoro a casa”. Garlassi morì il 18 gennaio 1945. Risulta “fucilato dai fascisti”. In realtà cadde da un tetto di una casa, come da certificato di morte del comune di Reggio. Morì all’ ospedale (allora) di Rivalta. Testimoni della vicenda di Tilde furono Antonietta e Afra Bigi, due ragazze di Fogliano che si trovavano quel giorno nei pressi di “Villa Sandra”, a Pratissolo, vicino alla maestà sulla statale. L’ omicida gli passò davanti in bicicletta mentre fuggiva in direzione Fellegara. Messe a confronto con Garlassi e Piazza non li riconoscono. Furono interrogate pure Nasi Adriana e Rosa Beggi. La prima, del 1920, che abitava al “Villaggio Locatelli” accompagnò a Scandiano dai parenti Beggi il 27 aprile il cugino militare a Firenze in licenza. Qui fu raggiunta dal Garlassi che conosceva in quanto a pensione al Villaggio Locatelli dalla famiglia Camurri. Il Garlassi poi precedette le due cugine in stazione e fece ritorno a Reggio, in treno, con Adriana Nasi. Tilde Cattani, iscritta al fascio femminile dal 28 febbraio del 1939 era moglie di Luca Tognoli. Tognoli fu il commissario del P.F. Repubblicano che riorganizzò il fascio a Scandiano dopo l’8 settembre del’ 43. Fu commissario del P.F.R. e anche commissario prefettizio di Scandiano sino al 6 aprile 1944. I tre sospettati o coinvolti a qualche titolo nella vicenda e comunque oggetto delle indagini abitavano in via Cavagni e via S. Martino a Reggio.

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