Con i crac industriali è finita un’epoca, ma Legacoop resta (per ora) un gigante

Il crollo delle grandi imprese di costruzione ha lasciato un segno profondo in Legacoop, cambiando la struttura stessa della rete associativa. Oggi il peso (relativo) prevalente è del commercio (grandi coop di consumo e Conad), mentre il settore industriale è finito dietro i settori dei servizi e dell’agroalimentare. In un anno il valore della produzione è calato complessivamente del 2,9%, ma nonostante i disastri il sistema coop resta un gigante nell’economia reggiana e emiliana. Con fondamenta d’acciaio o piedi d’argilla? Solo il tempo potrà dirlo.

Intanto il presidente Andrea Volta ha tracciato un consuntivo a un anno dalla costituzione di Legacoop Emilia Ovest (nata dalla fusione tra Reggio Emilia, Parma e Piacenza) di fronte al presidente nazionale Mauro Lusetti e alla direzione dell’organismo associativo, riunito al Fuori Orario di Taneto di Gattatico, proprio sul confino tra Reggio e Parma. Volta ha sì riconosciuto i rovesci e le difficoltà, ma ha difeso il modello cooperativo “che non è morto” e anzi “prospera” in tutto il Paese.

“E’ stato un anno molto impegnativo – ha detto Volta – ma che ha anche visto rinascere un dibattito vero sul movimento cooperativo. Un dibattito dove non ci siamo nascosti, ma dove abbiamo anche sottolineato i nostri successi e soprattutto rivendicato l’importanza e il ruolo della forma cooperativa, la cui attualità non viene messa in discussione”  nonostante, appunto, “alcune crisi”.

Daniela Cervi, responsabile dell’Ufficio economico-finanziario, ha presentato alla direzione i dati sui consuntivi 2014 delle cooperative aderenti e gli andamenti del 2015.

Il numero di cooperative associate a Legacoop Emilia Ovest nel 2014 è di 338 unità, rappresentate da 195 imprese con sede legale a Reggio Emilia, 102 a Parma e 41 a Piacenza. In termini numerici predomina il terziario con 93 cooperative di servizi, 70 sociali e 59 culturali e del tempo libero. Inoltre 60 cooperative appartengono al settore agroalimentare, 31 all’industria manifatturiera e costruzioni, 16 sono cooperative d’abitazione e 9 del commercio. Il 2015 presenta un saldo numerico sostanzialmente stabile con una decina di uscite a fronte di altrettante nuove adesioni.

In base al valore della produzione il 2014 evidenzia un consolidato di 7.450 milioni di euro con un peso “quasi equivalente” dei quattro settori principali: 26% commercio, 24% servizi, 22% agroalimentare, 21% industria, seguono con il 5% le sociali poi l’abitazione e le culturali e tempo libero. In realtà questo nuovo equilibrio è il risultato di una rivoluzione provocata dai concordati e dalle liquidazioni che costellano il settore produzione e lavoro e i cui effetti saranno ancora più evidenti nei consuntivi del 2015 : il crac di Coopsette, con 818 milioni di debiti, è emblematico della fine di un’epoca.

E infatti, mettendo a confronto il valore della produzione 2014 di ciascun settore con l’esercizio precedente si nota il sensibile calo dell’industria, ma anche di agroalimentare e commercio, a fronte di una crescita di servizi e sociali. Il trend del valore della produzione vede un -2,46% nel 2014 rispetto al 2013, concentrato quasi esclusivamente nei settori industria e abitazione.

L’occupazione complessiva nel 2014 è di 58.025 unità, con una predominanza netta del settore servizi (tipicamente ad alta intensità di lavoro) che rappresenta il 59% e se unito alle sociali raggiunge un peso dell’80%. Il trend complessivo dell’occupazione anche nel 2014 ha mantenuto un segno positivo. Tuttavia si prevede  un calo nel 2015, concentrato prevalentemente nell’industria, mentre le previsioni confermano un aumento di occupazione nel terziario.

“E’ indubbio che in un permanente quadro di riferimento difficile – è il commento di Volta –  la cooperazione dell’Emilia Ovest mostra segnali di sofferenza in alcuni e ben precisi settori. Ma restano all’attivo 338 cooperative che realizzano 7,5 mld di fatturato, occupano 58 mila persone e conseguono risultati positivi, come le cooperative di servizi, con particolare riferimento alla ristorazione, alla logistica avanzata, al sociale, così come la grande distribuzione, soprattutto per effetto di acquisizioni e nuovi aperture, e il comparto agroalimentare, pur in presenza di alcune criticità. Buoni anche i risultati dalle cooperative nate negli ultimi anni che approcciano nicchie di mercato ad alto valore aggiunto. Quanto è successo particolarmente nel settore costruzioni, dell’abitazione e dell’industria, toccando cooperative storiche e di primaria importanza per la cooperazione emiliana e nazionale, ha lasciato un segno profondo nella nostra organizzazione. Ma va anche sottolineato che come Legacoop non si siamo ripiegati su noi stessi. Già i segnali di reazione nel settore costruzioni, a partire dall’impegno di Sicrea Group e della stessa Unieco, sono evidenti. Così come estremamente positivo va considerato il continuo sviluppo del terziario, anche dal punto di vista occupazionale”.

Il presidente Volta ha poi ricordato le importanti operazioni strategiche che hanno caratterizzato Legacoop Emilia Ovest e la cooperazione emiliana: dalla decisione di unificare le tre grandi cooperative di consumo emiliano-romagnole, alla nascita di Boorea Emilia Ovest, che unificando Boorea e Csa ha dato vita ad un polo finanziario che sarà di grande utilità per le cooperative, anche dal punto di vista dell’impegno nelle attività culturali e di solidarietà. “Altre operazioni di grande spessore – ha aggiunto Volta – stanno a testimoniare la vitalità del nostro movimento cooperativo: penso alla nascita del Centro Internazionale di Studi Cooperativi in collaborazione con l’Università di Parma, al progetto Attiva Giovani realizzato con Coop Consumatori Nordest, che ha consentito a tante ragazze e ragazzi disoccupati di fare esperienze di lavoro nelle cooperative, al progetto Bellacoopia che sta avvicinando alla cooperazione gli studenti dalle Scuole medie all’Università. Per non parlare di City of Cooperation, il progetto nato in parallelo ad Expo 2015, e al Mic, la scuola di alta formazione per giovani dirigenti cooperativi. E non mancano altri importanti obiettivi, come portare a conclusione la costruzione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane”.

Partendo anche da una riflessione sui dati presentati, il presidente di Legacoop Emilia Ovest ha infine voluto controbattere le affermazioni di chi sostiene la fine del modello cooperativo. “I numeri parlano chiaro – ha detto Volta – e ci dicono che la stragrande maggioranza delle imprese cooperative in tutto il paese prospera. Anche nei nostri territori sono molte le cooperative che continuano ad avere risultati più che positivi: è il segno della grande vivacità e attualità della cooperazione. Certo, dobbiamo rilanciare il ruolo e la responsabilità dei soci, dobbiamo confrontarci con il mercato con nuovi processi di aggregazione e di ristrutturazione, dobbiamo affrontare il tema dei gruppi dirigenti, che devono essere in grado di tenere assieme partecipazione e trasparenza, anteponendo il bene della cooperativa e dei soci alle proprie velleità personali. Sono cose che in realtà abbiamo già iniziato a fare e che le crisi ci spingono a portare avanti ancora con più forza. Anche questo è un segnale che la cooperazione e Legacoop continua a guardare avanti, e si sente ancora vitale e utile allo sviluppo dei nostri territori”.

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Una risposta a 1

  1. franco Rispondi

    12/12/2015 alle 22:01

    si deve capire se ciò che rimane sia effettivamente coop come lo ritenevano giustamente i nostri antenati fondatori, oppure società condotte da una oligarchia e dove i soci persone fisiche sono solo aspetti formali. Un po’ come gli attuali partiti, specie quelli che si dicono democratici o, anocor peggio, di sinistra.

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