Bond spazzatura, banca condannata a restituire 30 mila euro a un risparmiatore

10/12/2015 – Nuova sentenza risarcitoria a favore di un risparmiatore che aveva perso tutto il proprio investimento in bond Finmek, andati in default anni fa. 
Il Giudice di Milano Antonio S. Stefani ha condannato la Banca Popo,are Commerci e Industria a rimborsare  30 mila euro a un piccolo investitore di Modena al quale nel il 12 luglio 2002, ben tredici anni fa, la filiale modenese dell’istituto aveva piazzato le obbligazioni spazzatura. 
La vittoria è stata ottenuta dal Codacons Emilia-Romagna, che ha intentato la causa per conto del ricorrente.

“La non è riuscita a produrre in giudizio l’ordine di acquisto – spiega l’avvocato Bruno Barbieri, presidente del Codacons Emilia-Romagna – A nulla è valso il tentativo della banca che ha invocato a propria discolpa il disposto dell’art. 69 del regolamento  Consob 11522/1998, in base al quale “le attestazioni e le registrazioni magnetiche degli ordini e delle autorizzazioni telefoniche di cui al presente regolamento sono conservate per almeno due anni”. In realtà, la banca non ha nemmeno ipotizzato che l’ordine oggetto di causa sia stato trasmesso via telefono, talché deve ritenersi ricorrente nella fattispecie l’ipotesi considerata usuale tra le parti e cioè quella dell’ordine scritto. 
 L’ordine di acquisto di strumenti finanziari, sotto il profilo giuridico, si configura non quale mera istruzione ai sensi dell’art. 1711 c.c., ma come mandato conferito all’intermediario a procurare al cliente l’acquisto di quel titolo – continua Barbieri –  Infatti il contratto quadro fissa solo la cornice regolamentare entro la quale operano le parti, cliente ed intermediario, ma non contiene alcun mandato; sulla base del solo contratto quadro gravano sull’intermediario solo obblighi informativi generali, ma nessuno strumento finanziario viene negoziato. 
A tal fine è necessario che il cliente conferisca specifici mandati, chiamati nella prassi operativa “ordini di acquisto”, i quali possono o meno contenere particolari istruzioni. Nel caso di specie, quindi, in base a quanto pattuito nel contratto quadro, l’ordine di acquisto delle obbligazioni Finmek doveva essere impartito in forma scritta. Da ciò deriva che, ai sensi dell’art. 2725 c.c., la banca doveva provare per iscritto tale ordine, salva l’ipotesi dello smarrimento incolpevole del documento, ai sensi dell’art. 2724, n. 3), c.c.. La ricorrenza di tale ipotesi non è stata nemmeno allegata dalla banca ed, anzi, l’invocazione del citato limite di conservazione biennale fa presumere che la stessa abbia consapevolmente cessato la custodia del documento. Ne deriva ulteriormente che, non essendo ammessa sul punto la prova testimoniale, non è possibile neanche la prova per presunzioni”. 
In conclusione “in mancanza della prova dell’esistenza dell’ordine scritto, lo stesso deve essere dichiarato nullo”. 
Da qui la sentenza del Tribunale di Milano che “in accoglimento della domanda principale svolta da parte attrice”  ha accertato e dichiarato la nullità dell’ordine di acquisto in data 12/7/2002 avente ad oggetto obbligazioni FINMEK International s.a. 7% – 04 – per nominali euro 30.000,00 e per l’effetto ha condannato la BANCA POPOLARE COMMERCIO E INDUSTRIA s.p.a. a restituire  la somma di euro 26.328,60 oltre interessi legali dall’11/02/2013 “condannando altresì parte convenuta a rimborsare in favore di parte attrice le spese di giudizio, che liquida in € 4.500,00 per compensi ed  € 460,58 per spese esenti, oltre 15% per spese generali, CPA ed IVA”.

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