“Ancora cemento a Mancasale
Almeno non chiamatelo Parco”

di GIOACCHINO PEDRAZZOLI E UGO PELLINI*

26/12/2015 – Tra i doni sotto l’albero, dal tronco senza radici, di questo Natale ecco il meraviglioso dono perfettamente in linea con le ben note raccomandazioni ambientali di Papa Francesco: la città viene dotata di un nuovo Parco …
Ma, dopo la prima esultanza degli amanti del verde, leggendo le note di presentazione fornite dal comune appare ben chiaro che si tratta di un PARCO molto speciale:
Mancasale, da polo produttivo ormai storico e fra i più estesi in regione (tre milioni di metri quadrati e 550 aziende), a Parco industriale rigenerato sotto i profili infrastrutturali ed urbanistici, dotato di aggiornate e più diffuse reti tecnologiche per il collegamento ad internet, di migliori servizi per la sicurezza e infrastrutture per migliorarne l’accesso e la vivibilità, oltre che la qualità urbana complessiva, con l’obiettivo di trasformarsi progressivamente in Area ecologicamente attrezzata.
……..
Vista l’obsolescenza di alcuni edifici e la necessità di adeguarsi a nuove esigenze produttive, così come alle normative degli ultimi anni, è stata infatti concessa la possibilità di realizzare, con intervento edilizio diretto, i seguenti interventi:
– ampliare le volumetrie del 30% in deroga ai limiti urbanistici;
– procedere all’ammodernamento delle strutture attraverso l’accorpamento o il frazionamento di diverse unità (anche mediante opere di demolizione e ricostruzione);
– realizzare nuovi insediamenti attraverso l’accorpamento di lotti contigui.

L’assessore Pratissoli spiega che “tutte le aziende che hanno necessità di rivedere i propri stabili – per progetti di ampliamento o ammodernamento funzionali al cambiamento del sistema produttivo o a nuove esigenze logistiche, nonché per adeguarli alle nuove normative – potranno farlo ora in tempi rapidi (pochi giorni attraverso una procedura Scia) e usufruendo di opportunità di riqualificazione, che in passato avrebbero richiesto iter e valutazioni complesse, non più adeguate ai tempi di reazione necessari per poter rimanere sul mercato”.

Mentre qualcuno ha sperato per un attimo che si investisse per estendere aree verdi e boschi urbani per arricchire a Nord della città una cintura verde tra i capannoni, è apparso chiaro che sotto la solta foglia di fico della sostenibilità ci venivano proposte nuove strade e nuove costruzioni .. . Perfino sembrerebbe annunciato l’insediamento di una acciaieria !

Ci pare francamente patetico chiamare PARCO l’ennesimo intervento di cementificazione industriale del territorio per darsi una patente di sostenibilità ambientale.
Sarebbe stato diverso chiamarlo POLO o più semplicemente Area industriale ?
Come ci ha ricordato Eco nel Nome della Rosa “stat rosa pristina nomine” non è il nome che diamo loro ma sono le caratteristiche che esprimono a dare un senso alle cose.
Ma sarebbe pretendere troppo che i nostri amministratori riescano a comprenderlo.

Un Parco nazionale è un territorio protetto, dichiarato tale da un governo nazionale, che viene preservato e tutelato da norme specifiche dallo sviluppo umano e dall’inquinamento.

Un parco industriale reggiano è un territorio avversato da un governo locale, che viene consumato da norme specifiche a favore delle fabbriche.

*Membri della Consulta del Verde del Comune di Reggio Emilia

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