Affaire Lambrusco: audizione dei produttori al Senato. Il Pd: “Il governo interverrà a Bruxelles”

2/12/2015 – Oggi in commissione agricoltura al Senato si è tenuta l’audizione dei rappresentanti dei Consorzi dei produttori del Lambrusco e del Consorzio Vini Mantovani sulla tutela della denominazione del vino Lambrusco, messa in pericolo a livello di Unione Europea dove, su pressione di Spagna e Portogallo, si tenta di liberalizzare le denominazioni che non richiamano un luogo geografico. Un trucco ignobile, che rappresenta un pericolo mortale non solo per le bollicine di Reggio e Modena, ma ancheper  altri vini doc, come il Vermentino e il Sangiovese.

“La produzione di Lambrusco certificato DOP e IGP nel 2014 è stata di 180.137.867 bottiglie delle quali il 63% destinate all’export; il valore complessivo ammonta a a oltre 570 milioni dieuro ed è in crescita l’export. Questi vini hanno saputo conquistare segmenti importanti di mercato estero – hanno sottolineato i senatori del Pd Leana Pignedoli, che ha sollecitato l’audizione, Stefano Vaccari e Giorgio Pagliari – Come Parlamento italiano vogliamo sostenere la battaglia che i nostri rappresentanti a Strasburgo stanno conducendo perché non vi sia una liberalizzazione che vanificherebbe gli sforzi di distintività e  capacità di fare sistema realizzate dalle nostre aziende produttrici.
“Le province di Modena, Reggio Emilia, Parma, Bologna, Mantova, rappresentano una denominazione nei fatti  – sottolineano i parlamentari emiliani – per questo chiediamo che si tuteli questo patrimonio di cultura ed economia di questo importante vino in sede Europea, affinché non venga stravolto l’attuale quadro normativo e evitando che si realizzi la paventata liberalizzazione dell’utilizzo dei vitigni”.
“Abbiamo chiesto di prevedere a stretto giro una presa di posizione formale della commissione agricoltura del Senato –  concludono –  che sia di sostegno al Governo per le iniziative che attiverà in sede europea. Questa battaglia non è solo del Lambrusco, ma di molte produzioni agricole in tutta Italia. Non è questione localistica, ma diffusa e importante per l’economia del nostro Paese, in cui i prodotti di origine controllata sono i più numerosi in Europa”. 

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