Unimore in prima linea contro la “cimice diabolica”: summit internazionale a febbraio

12/11/2015 – In questi giorni entrano in massa negli edifici cercando ripari per svernare: sono innocue per l’uomo e gli animali, ma suscitano disgusto per il cattivo odore che emanano. Questa estate erano tra i campi e hanno causato ingenti danni ai frutteti nel Modenese ed in altre aree del Nord Italia. E la loro avanzata è “Lei” è la “cimice diabolica” Halyomorpha halys, insetto di origine asiatica che minaccia di diventare una vera calamità per l’agricoltura italiana.  Questa cimice marmorizzata grigio-marrone con le sue punture può danneggiare gravemente frutti, semi e parti verdi di una grande varietà di colture rappresentative del territorio, come tutte le piante da frutto, ulivo e vite, ma anche ortaggi, leguminose, cereali e numerose piante ornamentali.

Nell’estate 2015, complice anche il clima caldo umido particolarmente favorevole per diverse specie di cimici, si è assistito ad una vera e propria esplosione della popolazione di H. halys, tanto che in diverse aziende del Modenese si sono registrate perdite di raccolto fino all’80% in termini di frutti deformi, soprattutto su pero, coltura molto importante per l’economia agricola locale. Molti timori ci sono  per le manifestazioni del danno post-raccolta (frutti di pero in frigoconservazione apparentemente integri, che al momento del consumo mostrano colorazioni e consistenze alterate).

L’Italia è il primo paese in Europa in cui H. halys sta iniziando a causare danni consistenti alle colture, e questo accade a brevissimo tempo dalla sua prima comparsa.

L’Università di Modena e Reggio Emilia, sin dalla prima scoperta in Italia nel 2012, avvenuta in provincia di Modena durante una raccolta di insetti a scopo didattico, è in prima linea nella ricerca e nell’elaborazione di strategie sostenibili per la gestione di questo insetto alieno, da sempre in totale sinergia con il Servizio Fitosanitario dell’Emilia Romagna ed i Consorzi Fitosanitari di Modena e Reggio Emilia.

Grazie all’indagine “citizen science”, avviata nel 2013 dalla Dott. ssa Lara Maistrello, entomologa del Dipartimento di Scienze della Vita, è stato possibile mappare in tempo reale l’evoluzione della diffusione dell’insetto e dalle analisi molecolari effettuate dal Prof. Roberto Guidetti emerge che le popolazioni di H. halys presenti in Italia sono geneticamente diverse tra loro e potrebbero essere ricondotte a distinti episodi di invasione da aree extraeuropee ed europee.

Dalle osservazioni raccolte finora è emerso che nel 2015 la cimice ha popolazioni in fortissima crescita in Emilia e si sta rapidamente espandendo in quasi tutto il Nord Italia, mentre segnalazioni sporadiche sono pervenute da Liguria e Italia centrale.

Si invitano quindi cittadini e/o agricoltori a collaborare segnalando (tramite foto) il rinvenimento di cimici “sospette”, indicando luogo, data e numero di individui avvistati. In particolare è importante rilevare segnalazioni dalle aree in cui la presenza è solo puntiforme o ancora non è nota, ossia da Romagna, Ferrara, Parma e Piacenza, aree collinari-montagnose dell’Emilia, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta e da tutto il centro e sud Italia.

Dallo studio sulla biologia, coordinato dalla  Dott. ssa Maistrello, sta emergendo che la potenzialità invasiva di H halys è assai elevata: la percentuale di cimici che sopravvive al periodo invernale è considerevole (oltre il 20%), ogni anno compiono due generazioni con elevata prolificità e sovrapposizione di diversi stadi di sviluppo durante tutta l’estate; tanto i giovani che gli adulti si spostano continuamente tra diversi tipi di piante rendendo difficile e scarsamente efficace la lotta chimica; la possibilità di controllo da parte di antagonisti naturali autoctoni è attualmente irrilevante.

Una speranza per contrastare questo insetto potenzialmente devastante sembra emergere grazie al progetto finanziato da Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, con il contributo delle Cooperative ortofrutticole modenesi, coordinato dal Prof. Guidetti e dalla Dott.ssa Maistrello presso il Dipartimento di Scienze della Vita. Gli studi effettuati finora stanno portando alla elaborazione di strumenti innovativi per la gestione sostenibile di questo insetto che implementeranno il monitoraggio e potrebbero essere utilizzati efficacemente per catture massali.

Ma intanto è possibile trasformare il fastidio per le invasioni casalinghe di cimici in un primo importante contributo per ridurne le popolazione: procedere alla raccolta ed eliminazione di questi insetti tramite mezzi fisici (annegamento in acqua saponata), evitando il ricorso indiscriminato a insetticidi, come indicato nel volantino sulla gestione delle cimici nelle abitazioni preparato in collaborazione con il Servizio Fitosanitario Regionale dell’Emilia Romagna:

http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/notizie/2015/settembre/cimice-asiatica-con-il-freddo-piu-presente-nelle-case

L’occasione per fare il punto della situazione sulla “cimice diabolica” sarà il Convegno che si terrà a Modena ai primi di Febbraio, aperto ai tecnici, agli agricoltori e al pubblico, nell’ambito del quale verranno presentati i risultati delle diverse indagini in corso e verranno rese note le indicazioni sulle strategie di difesa da attuare in campo nel 2016. È previsto anche l’intervento di uno tra i massimi esperti sulla biologia ed il controllo di H. halys, che porterà l’esperienza degli Stati Uniti, dove a seguito dell’introduzione accidentale, questa cimice ha provocato danni alle colture per oltre 37 milioni di dollari, ed è stata riconosciuta tra i più devastanti fitofagi degli ultimi anni.

Per ulteriori informazioni e/o segnalazioni contattare: [email protected] oppure [email protected]

 

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