“Siamo in una guerra vera e feroce, l’Isis
è una minaccia da distruggere”. Parla Andrea Margelletti

di Benedetta Fiorini

21/11/2015Era un venerdì sera come un altro, di quelli che attendi con gioia per poter andare a cena con i tuoi amici o con la tua fidanzata/o e magari sederti ad un tavolino a bere una birra o un bicchiere di vino nel ristorante vicino a casa. All’ultimo minuto trovi i biglietti per andare ad ascoltare un concerto del tuo gruppo preferito e decidi passare una serata diversa.

Chi di noi non l’ha mai fatto? Mai penseresti che potrebbe succedere un’atrocità del genere e invece… Diversi attacchi sincronizzati hanno sconvolto Parigi e l’intera Europa, ferita ancora una volta da una strage per mano di jihadisti dello Stato Islamico.

Abbiamo pensato ingenuamente che fosse parte dello show” questa è la frase che molti ragazzi sopravvissuti dentro al teatro Bataclan hanno dichiarato dopo quello che era successo. Purtroppo non era parte dello show. Purtroppo molti di loro sono morti.

Parigi: la fuga dal Bataclan dopo la strage jihadista

Parigi: la fuga dal Bataclan dopo la strage jihadista

Sono passati alcuni giorni e ti senti ugualmente impotente; non sai cosa fare. Ascolti la Tv, leggi i giornali sperando in cuor tuo che tutto quello che hai visto e sentito in questi giorni non possa mai accadere nel tuo paese. Leggi della morte di Valeria e di tanti altri ragazzi e, non ti dai una spiegazione logica…perché di logico non c’è nulla nella follia di quei pazzi assassini!

Orrore, rabbia, paura. Ti senti come se ti avessero rubato una parte della tua vita. Come se qualcuno ti volesse strappare con forza la tua libertà, distruggere le tue abitudini e la tua cultura.

L’Italia è un paese aperto e gli italiani sono sempre stati un popolo che tende ad accogliere tutti, a tollerare, ad avvicinare e non a segregare. Questa è stata forse la nostra forza per alcuni o, la nostra debolezza per altri. Temo invece che sia stato un errore e che ci abbiano semplicemente usato, non “rispettato” perché fondamentalmente qui da noi “ si vive bene”.

Oggi più che mai, ci dobbiamo chiedere se e a che cosa siamo disposti a rinunciare. La nostra società, le nostre vite e soprattutto la nostra quotidianità rischia di cambiare e… non in meglio.

Ora basta! Perché il silenzio, l’indifferenza e questo atteggiamento di “buonismo” rischia di diventare un complice di questa tremenda ondata di violenza.

Ragazzi contro ragazzi che uccidono in nome di Dio. Ma quale Dio uccide? Voglio chiamarli con il nome che si meritano: ”Vigliacchi, codardi, che si spacciano per guerrieri e combattono con kalashnikov” contro chi invece impugna solo…una “birra”. Cosa c’era di religioso nell’andare ad una partita o ad un concerto? Nulla.

Secondo l’Fbi, anche  San Pietro a Roma e il Duomo e la Scala a Milano sono nel mirino di possibili attentati. Ne parliamo con l’analista Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali, ex Consigliere strategico del Ministro della Difesa e membro del Comitato Consultivo della Commissione internazionale sulla Non Proliferazione e il disarmo nucleare.

Margelletti, gli attentati di Parigi segnano un cambio di marcia nel terrorismo jihadista?

Esatto, per organizzazione e impatto. Purtroppo, allo stesso tempo, non fanno che confermare un trend sempre più forte negli ultimi tempi: non si tratta di attentati mediorientali, ma di attentati europei volutamente fatti qui per colpire l’Europa e diffondere terrore. La cosa che ci deve far riflettere è che sono fatti da europei o comunque da residenti in Europa.

Quali le differenze tra questo attacco e quelli precedenti?

Quello che è successo a Parigi evidenzia un cambiamento della strategia dell’Isis in Europa. Non si è trattato di uomini solitari, ma di un’operazione pianificata e organizzata in maniera militare. Non ha avuto una motivazione circoscritta, come le vignette di Charlie Hebdo bensì c’è il chiaro desiderio di trasportare il campo di battaglia della Siria e dell’Iraq qui in Europa a casa nostra.

Andrea Margelletti

Andrea Margelletti

Se analizziamo come sono andati i fatti, è evidente agli occhi di tutti che “qualche cosa” non ha funzionato da parte dell’Intelligence francese. e dico “qualcosa” per essere gentile. Lei  cosa ne pensa?

Ha ragione. Pur comprendendo tutte le difficoltà del caso, io vedo delle voragini da parte dei servizi francesi. L’hanno purtroppo mancata grossa. Stiamo parlando di un nutrito gruppo di persone che ha organizzato e applicato un piano dettagliato. Questi attentati, come altri,  hanno richiesto mesi di ricognizioni, hanno avuto bisogno di raccogliere fondi, armi. Tutto questo è sfuggito completamente al radar dei francesi. I casi sono due: o li avevano individuati, ma non sono stati in grado di “interpretarne” i comportamenti. O, se non li tenevano controllati, vuol dire che li hanno persi, visto che molti di loro erano foreign fighters.

Quindi si tratta di foreign fighters?

Probabilmente sì, però non è un commando di «stranieri» mandati a compiere un’incursione sia chiaro. Si tratta di europei che vanno in Siria per combattere e per addestrarsi e poi tornano qui portando il loro odio contro la Francia, l’Europa, l’Occidente. Colpiscono la Francia perché è la Francia, non per un bombardamento in più o in meno in Siria o Iraq.

Andrea Margelletti con Benedetta Fiorini

Andrea Margelletti con Benedetta Fiorini

E’ fallito definitivamente il modello banlieue?

Sì! Sono  persone che hanno vissuto nelle banlieue, non sono cresciute altrove. E in quanto europei, come noi si muovono tranquilli, senza controllo, conoscendo ogni realtà. Questo è il problema più grave. Il problema non sono solo le migliaia di foreign fighters addestrati e pronti a combattere. Ma soprattutto le centinaia di famiglie in Europa che li appoggiano, li proteggono, li sostengono. Una rete forte e diffusa di persone normali, di gente con ruoli vari che permette loro di muoversi in un ambiente protetto e omertoso. Perché ne condividono gli obiettivi, perché si sentono estranei alla nostra cultura e vicini a quella fondamentalista, per interesse, per vincoli familiari o magari anche per paura. 

L’FBI ha dichiarato che esiste una reale minaccia anche per l’Italia, e fra pochi giorni inizierà il Giubileo; cosa dobbiamo aspettarci?

Certo, siamo a rischio e non da oggi. Anzi, più sei defilato, come nel nostro caso, più alcune problematiche rischiano di esplodere. Si tratta di un gioco al rialzo.

La minaccia è permanente e globale che va vista nel suo insieme. Non è una questione locale o regionale. Con i mezzi di oggi e le regole interne all’Europa possono muoversi ovunque. Anche in Italia che comunque resta un nemico. E poi il problema non sono solo i jihadisti noti, ma quelli che sfuggendo alle reti di controllo restano ignoti. Il Giubileo è alle porte ma, non dobbiamo rimandarlo, faremmo loro il regalo della vita. Quel che dobbiamo fare è reagire, se ne siamo capaci.

Cosa possono fare l’Europa e l’Italia?

Per prima cosa rendersi conto che siamo in una guerra vera e feroce. Per cui bisogna applicare tutti i mezzi di guerra. L’intelligence, prima di tutto. Il dialogo con le comunità islamiche moderate per stare dalla stessa parte e comprendere e monitorare le situazioni. La politica e la diplomazia. Ma la guerra si fa anche con la guerra.

L’Isis è una minaccia irriducibile, che va distrutta. È lì che i jihadisti europei vanno ad addestrarsi, trovano campi, esperienza, logistica. Tutto ciò va distrutto. Servono azioni militari decise. Conducendola così, con determinazione, questa guerra la vinciamo. Ma bisogna volerla fare e bisogna anche prepararsi a vincere poi la pace.

Le forze dell’ordine e l’intelligence italiane sono tra le migliori nel mondo, ma non sono dotate degli stessi strumenti, economici e legislativi, di altri Paesi. Bisogna investire di più nella sicurezza del Paese?

Sotto alcuni aspetti è vero, ma come lei ben sa, la qualità delle nostre forze dell’ordine dei nostri servizi è alta. Abbiamo un sistema che funziona meglio di altri Stati. Tutto è senz’altro migliorabile e maggior investimenti sarebbero di gran aiuto, ma bisogna sempre tener presente che non esistono ricette magiche, ma solo la ricerca del migliore equilibrio tra sicurezza e privacy.

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Una risposta a 1

  1. Giovanna Rispondi

    23/11/2015 alle 05:52

    Brava Benedetta !!!!!! Ottima intervista !!!! Condividiamo totalmente
    Il contenuto del colloquio con Margelletti da te così abilmente sollecitato a rispondere !
    Purtroppo abbiamo un governo incapace e ” coniglio” che sa solo parlare !!!

    Speriamo di rileggerti presto !!!!!

    Giovanna e Domenico

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