Processo Aemilia: oggi la decisione sulle parti civili. Perchè così pochi privati? Ipotesi inquietante dopo un esposto

4/11/2015 – Processo Aemilia contro la ndrangheta reggiana: nella terza udienza preliminare, in programma oggi, nell’aula speciale da 600 posti allestita in un padiglione delle Fiere di Bologna, è attesa la decisione del Gup Francesca Zavaroni sull’ammissione delle parti civili: sono un trentina le associazioni e gli enti pubblici che hanno chiesto di costituirsi. Nell’udienza lunedì i legali (gli imputati sono in tutto 219) hanno dato battaglia contestando le richieste, presentate per lo più da associazioni territoriali, soprattutto per si sono costituite contro tutti gli imputati e per ogni tipo di reato. Si tratta per lo più di atti politici, che potrebbero cadere sotto il maglio delle norme di legge, che in materia sono precise.

E in quanto atti politici, va detto che per i Comuni e per non poche associazioni, la costituzione diparte civile, se da un lato è una sorta di atto dovuto, dall’altro appare all’esterno come un modo per salvarsi l’anima, dopo decenni di sottovalutazione del fenomeno ‘ndranghetista nonostante due guerre di mafia con una dozzina di morti nel Reggiano.

Le amministrazioni targate Pd che hanno permesso l’assalto al territorio con una valanga di cemento e col monopolio del movimento terra, in cui è evidente il marchio dell’infiltrazione della ndrangheta e in alcune zone anche della camorra,  sono le stesse che oggi si presentano come anime belle e linde al processo Aemilia, pur con la lodevole intenzione di tutelare le comunità reggiane.

Al culmine di questo paradosso, la costituzione di parte civile del comune di Brescello, sotto ispezione per verificarne il livello di infiltrazione ndranghetista, e del suo sindaco Marcello Coffrini: proprio quel Coffrini che aveva definito Grande Aracri, condannato per associazione mafiosa,  come “persona gentile e educata”. Una circostanza che ha suscitato la reazione di Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti e delegato alla legalità della Provincia, tornato a chiedere le dimissioni del sindaco di Brescello.

All’opposto, invece, il “deserto” delle richieste di costituzione dei privati: solo quattro su oltre ottanta parti offese individuate dalla Dda. Si tratta della giornalista del Resto del Carlino Sabrina Pignedoli, minacciata per i suoi articoli, e  di tre persone vittime di estorsione: Francesco Falbo, costretto a consegnare 100 mila euro come percentuale sugli appalti da lui acquisiti e a far lavorare persone indicate dalla cosca; Andrea Cesarini che ha dovuto versare a Omar Costi 230 mila euro in contanti, 600 mila in assegni e una Lamborghini; e Giuseppina Maffei che sotto minaccia ha dovuto consegnare un’auto rivendicata da un imputato.

Perchè così poche parti civili private?  La memoria presentata da un avvocato ai Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi getta sulla questione un fascio di luce inquietante: il suo cliente, che è  parte offesa ma anche imputato nel processo, ha ricevuto pressioni e intimidazioni  sul suo telefonino dopo la costituzione di parte civile avvenuta mercoledì scorso. E’ possibile che anche altre parti offese abbiano subito pressioni tali da indurle a non entrare nel processo Aemilia?

 

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