Quel processo a Reggio non s’ha da fare

27/11/2015 – Una lettera formale ma dai toni severi indirizzata au vertici del ministero della Giustizia: è l’ultima iniziativa assunta dal presidente del Tribuna,e di Reggio Emilia Francesco Maria Caruso. Un estremo tentativo per ottenere i fondi necessari allo svolgimento del processo Aemilia (di cui è in corso l’udienza preliminare in un padiglione della Fiera di Bologna) nella sua sede naturale, vale a dire Reggio Emilia, dove è cominciata e si è sviluppata l’inchiesta che ha disarticolato il clan Grande Aracri. Ma la giustizia a Reggio Emilia non dispone di un’aula sufficientemente grande per ospitare udienze che coinvolgeranno centinaia di imputati, testimoni e avvocati. Nè vi sono le risorse per allestire una sede alternativa, ad esempio alle sede di via Filangieri. E del resto per permettere lo svolgimento dell’udienza preliminare a Bologna, è dovuta intervenire la Regione con 400 mila euro. Al momento l’unica alternativa è l’aula bunker di Firenze con conseguente “transumanza” due volte la settimana di avvocato e detenuti sotto scorta.
“Ho inviato ieri al Ministero della Giustizia una lettera in cui chiedo che si assuma la responsabilità politica su dove dovrà essere celebrato il processo Aemilia – ha dichiarato  Caruso – Allo stato, il dibattimento non si può tenere a Reggio Emilia, ma all’aula bunker di Firenze”. Una possibile soluzione sarebbe l’allestimento di una tensostruttura nel cortile del tribunale: “Ma sono necessari circa 100 mila euro e nessuno sinora si è detto disponibile”.

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Una risposta a 1

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    28/11/2015 alle 02:39

    Il Partito Democratico non ha piacere, e quindi NON vuole, che il processo alla ‘ndrangheta di casa nostra si tenga a Reggio Emilia.
    Caro presidente Francesco Maria Caruso, che lettera ingenua la sua… crede avrà mai una risposta, dal governo a guida PD?
    Cari saluti dalla montagna reggiana,
    Alessandro Raniero Davoli

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