Premio Ambrosoli, menzione speciale a Enrico Bini
“Una liberazione, ora non mi sento più solo”

24/11/2015 – E’ il risarcimento morale per anni di amarezze e di isolamento politico, quando gli uomini della ndrangheta volevano le sue dimissioni da presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, era minacciato e la politica reggiana – in primo luogo il suo partito, il Pd – aveva steso intorno a lui un “cordone sanitario” che non lasciava presagire nulla di buono. Ma il tempo talvolta è galantuomo, il clima è cambiato e –  in una Reggio che da mafiosa nello spazio di un mattino si è convertita all’antimafia, trascinata a una nuova consapevolezza dalle interdittive del prefetto De Miro – anche per Enrico Bini da po’ di tempo spira un vento diverso.

Enrico Bini pronuncia il suo discorso al premio Ambrosoli. A sinistra Annalori Ambrosoli

Enrico Bini pronuncia il suo discorso al premio Ambrosoli. A sinistra Annalori Ambrosoli (foto di Lucia Attolini)

Lunedì sera il sindaco di Castelnovo Monti, visibilmente emozionato, ha ricevuto sul palco del Piccolo Teatro di Milano la Menzione speciale del premio Giorgio Ambrosoli: un riconoscimento intitolato all’eroe borghese, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, assassinato da killer di mafia su ordine di Michele Sindona.

Il riconoscimento, istituito dalla fondazione Ambrosoli,  viene assegnato ogni anno a persone, o gruppi di persone – in particolare della pubblica amministrazione e delle imprese – che su tutto il territorio nazionale si siano contraddistinti “per la difesa dello stato di diritto tramite la pratica dell’integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni avverse a causa di “contesti ambientali”, o di situazioni specifiche, che generavano pressioni verso condotte illegali”.

 

Enrico Bini al premio Ambrosoli

Enrico Bini al premio Ambrosoli

 

Alla premiazione hanno partecipato Annalori Ambrosoli, vedova di Giorgio e presidente del premio, Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia, Adriano Olivetti Presidente della Fondazione Ambrosoli. A Milano ad accompagnare Bini  un folto gruppo di castelnovesi, tra i quali anche Giovanni Teneggi, Direttore di Confcooperative e responsabile dell’Osservatorio Appennino della Camera di Commercio, che ha formalmente consegnato la targa a Bini.

Un lungo applauso ha salutato il discorso di Enrico Bini: “Per me ricevere questo riconoscimento è una cosa molto importante, ed infatti sono profondamente emozionato, anche perché significa liberarmi di tanti anni di difficoltà in cui a volte mi sono sentito solo – ha detto –  In questi momenti di isolamento è stato importante però vedere che cominciava a crescere un tessuto di società civile che non negava più l’infiltrazione della ‘ndrangheta nel nostro territorio, mentre altri dicevano che era un problema solo di altri territori. Purtroppo poi abbiamo visto che non era così.

Ora, come Sindaco del mio Comune e come delegato della Provincia al lavoro e la legalità posso continuare questo mio impegno contro l’infiltrazione della malavita organizzata, per ristabilire la libertà di fare impresa, di lavorare.

La prosecuzione di questo impegno la devo anche alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, anche nei momenti in cui abbiamo avuto paura, avevamo i Carabinieri a sorveglianza davanti a casa. Grazie al Prefetto Antonella De Miro che ha creduto alle mie segnalazioni, quando altri non lo facevano.

Per un certo periodo il territorio non ha prestato la dovuta attenzione a certi segnali, con responsabilità della politica, delle amministrazioni e di quella imprenditoria che ha fatto affari con persone poco raccomandabili per lucrare sulle infiltrazioni.

Grazie al Prefetto De Miro sono cambiate molte cose, è partita l’inchiesta Aemilia, e quegli imprenditori che mi veniva detto “hanno successo perché sono capaci” sono poi stati arrestati, e si è capito perché avevano successo. Stiamo lavorando oggi alla creazione di una rete di amministratori, imprenditori e cittadini che si vogliono impegnare per poter dire di essere davvero liberi e poter lavorare in piena legalità. E lo faccio semplicemente – ha concluso – perché i miei genitori mi hanno insegnato l’importanza di essere una persona onesta”.

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