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L’Europa vuole la morte del Lambrusco

20/11/2015 – Pericolo mortale per il Lambrusco, e l’attacco arriva proprio da chi dovrebbe tutelarne la produzione e l’origine. La Commissione europea vorrebbe liberalizzare i vini che prendono il nome non da da un luogo ma da un vitigno, come  il Vermentino, in parte il Sangiovese, e appunto, il Lambrusco, che è il vino oggi più venduto e richiesto nel mondo.
Contro questo attacco si stanno mobilitando i produttori, che sono già andati a Bruxelles con una folta delegazione dell’Unione Italiana vini.
A Reggio Emilia a lanciare l’allarme è Giuseppe Pagliani, capogruppo di Terre Reggiane-Forza Italia in Provincia: “L’assalto che sta subendo il lambrusco in Commissione DG Agri dell’Unione Europea è da respingere in ogni modo – afferma in una diciaraziine diffusa questa mattina – Oggi esiste un “allegata” alla legge sulla etichettatura dei vini che riconduce gli stessi alle zone di produzione con l’ IGP-Indicazione geografica protetta e la DOP-Denominazione di origine protetta.
Alcune nazioni come Spagna e Portogallo vorrebbero snaturare la territorialità del nostro vino che è prodotto nelle province di Reggio e di Modena in quantità superiore ad un milione di ettolitri, una produzione che vale sul mercato oltre 500 milioni di Euro”
La generalizzazione della denominazione lambrusco allargato a tutti i paesi della Unione Europea – aggiunge Pagliani – sarebbe un modo subdolo per snaturare la tradizionalità del primo vino venduto al mondo e una scienza enologica che arricchisce da sempre le produzioni agroalimentari dei nostri territori. Giusta perciò l’azione del Consorzio dei vini frizzanti, che rappresenta 7000 aziende produttive con 31
cantine sociali ed altrettante private. È un  patrimonio che dobbiamo tutelare in ogni modo. Il vitigno del lambrusco è parte integrante della DOP del suo territorio.
A tutti i livelli politici,  locali e nazionali – conclude l’esponente azzurro – dobbiamo difendere la denominazione locale e l’etichettatura esclusivamente concessa ai nostri territori reggiano modenesi, allargati come avviene già oggi alle IGT delle province di Parma e Mantova.
Siamo di fronte a un attacco senza precedenti al nostro agroalimentare,  con l’Unione Europea che cerca di scipparci dei primati e con aziende estere che cercano in ogni modo di imitare le nostre eccellenze per poter occupare quote di mercato italiano nel mondo.
Chiederò l’impegno di  parlamentari nazionali ed europei di Forza Italia al fine di sventare il tentativo di aggressione contro le nostre produzioni tipiche”.

GASPARRI VS BRUXELLES: “SI OCCUPANO DI FOLLIE, DIFENDEREMO IL MADE IN ITALY DALLE LORO RIDICOLE MANOVRE”

“L’Unione Europea, con tutte le urgenze che dovrebbe affrontare, soprattutto sul versante sicurezza, si occupa di follie”: duro attacco alla Ue del senatore Maurizio Gasparri, di Forza Italia, a proposito del tentativo della Commissione di Bruxelles di liberalizzare la denominazione delLambrusco. ” Dopo averci proposto una dieta a base di insetti, con indicazioni francamente raccapriccianti – dichiara Gasparri – ora muove all’attacco delle produzioni tipiche italiane, come quella del Lambrusco, chiedendo di generalizzare la denominazione, tipica delle provincie di Regio e Modena, a tutti i Paesi europei. L’Ue si sturi le orecchie: non mangeremo gli insetti, che al massimo potranno ingurgitare gli eurocrati, difenderemo il Lambrusco e tutti i prodottI di eccellenza del Made in Italy dalle loro ridicole manovre”.

IL SINDACO DI SCANDIANO: “ABBIAMO BATTEZZATO DUE LOCALITA’ LAMBRUSCO E SPERGOLA, PORTEREMO LE PROVE A BRUXELLES”

Perentoria presa di posizione del sindaco di Scandiano, Alessio Mammi, in risposta alla proposta, avanzata dalla Commissione Dg Agri, di liberalizzare il Lambrusco, facendo sì che anche altri Paesi europei possano produrlo. 

“La battaglia portata avanti dall’eurodeputato De Castro alla commissione Agricoltura dell’Unione Europea è giusta e anche nostra. Ci auguriamo che questa proposta, con cui si vuole causare un grave danno economico e che non tiene conto delle culture e delle realtà dei territori, non venga accolta: ricordo che il Lambrusco è un prodotto da secoli legato indissolubilmente al nostro territorio e il vino italiano più esportato nel mondo, con 400 milioni di bottiglie all’anno e un ricavo di 500 milioni di euro. 

In una questione così delicata, fa piacere il supporto dato dalla senatrice Pignedoli, dal ministero per le Politiche Agricole e dal suo direttore generale del dipartimento delle politiche competitive, Emilio Gatto, che hanno chiaramente espresso il proprio dissenso per questo tentativo di decontestualizzare, indebolire e volgarizzare il Lambrusco e altri vini italiani. Mi auguro che l’Ue faccia un passo indietro, perché in questo modo svilirebbe culture e tipicità che invece dovrebbe riconoscere e tutelare.”

Conclude Mammi: “Se il cavillo a cui questa proposta si appiglia è la mancanza di un riferimento geografico, faccio presente che proprio qualche anno fa abbiamo provveduto a far approvare, sul territorio scandianese, la denominazione di due nuove località: Lambrusco e Spergola. L’obiettivo era proprio quello di sostenere concretamente la tipicità enologica della nostra zona. La motivazione risulta quindi infondata e siamo pronti a portare questa nostra ‘prova’ anche a Bruxelles, se necessario”.

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