Leucemie infantili, alto tasso in città: indagine choc di Unimore

Il professor Marco Vinceti di Unimore

Il professor Marco Vinceti di Unimore

7/11/2015Uno studio di epidemiologia a firma Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ha analizzato 111 casi di leucemia infantile nelle province di Modena e Reggio Emilia, ha rilevato l’aumento della correlazione fra l’incidenza della patologia e la residenza in aree urbane densamente abitate, a prescindere dall’inquinamento da traffico.

 L’analisi sullo sviluppo delle leucemie nei bambini, a firma di ricercatori e ingegneri Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ha ricevuto una doppia autorevole attenzione: da parte dell’annuale Congresso della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica e, anche, da parte rivista scientifica Epidemiol Prev, che ne ha pubblicato recentemente i risultati.

 Individuata nell’ambito dei 33 migliori lavori, fra oltre 700 titoli presentati al Congresso, la ricerca, condotta all’interno dell’area delle province di Modena e Reggio Emilia, evidenzia un aumento del rischio di leucemia infantile nelle aree urbanizzate a forte densità abitativa, a prescindere dal ruolo (ormai accertato) dell’inquinamento atmosferico da traffico e soprattutto dal benzene.

 “Una possibile ipotesi – ha spiegato il prof. Marco Vinceti di Unimore, fra gli autori del lavoro – per spiegare tale incremento di rischio, mai documentato in precedenza sul piano epidemiologico e che si evidenzia al di là dell’inquinamento atmosferico, è quella infettiva, legata alla maggiore densità della popolazione nelle aree fortemente urbanizzate, una spiegazione tuttavia ancora priva di evidenze epidemiologiche”.

 La ricerca dal titolo “Il rischio di leucemia infantile è maggiore nelle aree urbane: uno studio caso-controllo di popolazione con metodologia GIS” si è avvalsa dell’opera multidisciplinare dei ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze, del Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari e del Dipartimento Materno-infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena.

 Prima autrice del lavoro è la dott.ssa Carlotta Malagoli, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze e attiva presso il CREAGEN – Centro di Ricerca in Epidemiologia Ambientale, Genetica e Nutrizionale di Unimore.

 Abbiamo individuato – ha spiegato la dott.ssa Carlotta Malagoli 111 casi di leucemia infantile diagnosticati nel periodo 1998-2011 nelle province di Modena e Reggio Emilia e una popolazione di controllo, costituita da quattro bambini appaiati per sesso, anno di nascita e provincia di residenza a ciascun caso. Di tali bambini abbiamo georeferenziato l’indirizzo di residenza e determinato l’uso del suolo nelle immediate vicinanze (100 m), basandoci sulla mappatura del territorio regionale effettuata mediante telerilevamento. Questi risultati suggeriscono come la residenza in aree altamente urbanizzate sia associata a un incremento del rischio di leucemia infantile. Resta da individuare allora con certezza a cosa sia legato il rilevato aumento del rischio, se non direttamente rimandabile all’inquinamento.”

 “La ricerca – ha aggiunto il prof. Marco Vinceti di Unimore – ha visto il fondamentale coinvolgimento sul piano della modellistica e della georeferenziazione delle dott.sse Sofia Costanzini e Sara Fabbi e del prof. Sergio Teggi, che assieme alla prof.ssa Grazia Ghermandi dirige il gruppo di ricerca di ingegneria ambientale. Il lavoro si è anche avvalso del sostegno di ASEOP – Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pediatrica di Modena, nella persona del suo presidente Erio Bagni e del suo consiglio direttivo, e del contributo dell’Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, rappresentata dal dott. Giovanni Palazzi, medico ospedaliero del Policlinico. Non da ultimo è giusto ricordare il sostegno della Fondazione Manodori di Reggio Emilia”.

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Una risposta a 1

  1. alberto Rispondi

    07/11/2015 alle 14:15

    Se fosse confermato il ruolo dei fattori infettivi potrebbero spiegarsi tutti quei casi segnalati tra i residenti nei pressi di siti di trattamento e smaltimento rifiuti.

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