Eravamo in centinaia a salutare Alberto Agazzani
Ma potevamo fare di più per trattenerlo in mezzo a noi

20/11/2015 – Chissà cosa avrebbe dato, Alberto Agazzani, per un funerale così. Di sicuro ci osservava col sorriso da gattone soddisfatto, cappello in testa e sigaro tra le dita, appoggiato a una colonna o a una bici da qualche parte nel cielo della Bellezza dove si trova ora, mentre in centinaia fra giovani e anziani, reggiani e amici venuti da altre città,  eravamo col groppo in gola e le lacrime agli occhi al rito funebre celebrato da don Daniele Casini e altri sacerdoti nella Cattedrale di Reggio Emilia. 
Avrebbe avuto da ridire su questo o su quell’altro, Alberto, però alla fine avrebbe salutato e baciato tutti,

Alberto Agazzani

Alberto Agazzani

come avrebbe fatto lui nello stile del vero e ultimo  dandy di Reggio. 

C’erano artisti, fotografi, galleristi, giornalisti, tanti politici – dal sindaco Luca Vecchi a Mimmo Spadoni, sino all’assessora Natalia Maramotti, a Cesare Bellentani, Alessandra Guatteri, Mauro Del Bue e l’ex sindaco di Correggio Claudio Ferrari suoi carissimi amici, Annalisa Rabitti, Antonio Bernardi con la moglie, l’ex leghista Marco Lusetti –
e Pierpaolo Cattozzi, il tenore Barbacini, Mario Guidetti, la presjdente di Concommercio Donatella Prampolini, l’ex leghista Marco Lusetti e tanti, tanti altri.
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Di rado si era vista una Cattedrale così affollata per un funerale, e mai si erano visti onori religiosi così importanti resi a un omosessuale “scandalosamente” dichiarato, pur attento col suo stile a non urtare la sensibilità altrui sino al punto di affrontare uno scontro in diretta televisiva sul Gay Pride che gli costò l’amicizia di Vittorio Sgarbi. 

Il feretro di Alberto Agazzani a Coviolo, col suo inseparabile cappello, un cuore di roselline bianche e il suo ritratto col gatto Camillo

Il feretro di Alberto Agazzani a Coviolo, col suo inseparabile cappello, un cuore di roselline bianche e
il suo ritratto col gatto Camillo

In Duomo, il critico d’arte Alberto Agazzani ha accolto gli amici, i conoscenti, gli artisti e il vasto popolo della cultura proprio con quel suo inseparabile borsalino appoggiato sulla bara insieme a un cuore di roselline bianche. A destra, rivolto alla navata, il suo ultimo ritratto, quello in bianco e nero con l’amato gatto Camillo in braccio. 

La bara di Alberto Agazzani, in attesa di essere portata a Coviolo dove avverrà la cremazione

La bara di Alberto Agazzani, in attesa di essere portata a Coviolo dove avverrà la cremazione


Il Vangelo del giorno era il brano della cacciata dei mercanti dal Tempio: non poteva essere più appropriato per commentare la memoria del polemista e dell’intellettuale sempre pronto a partire a testa bassa senza curarsi di sè pur di tutelare i valori in cui credeva, primo fra tutti la Bellezza, e fustigare la mediocrità. Talvolta esagerava, anzi sbagliava proprio,  ma il più delle volte vedeva lontano e centrava l’obiettivo. 
Don Daniele Casini, nell’omelia, ha avuto il coraggio di affrontare con delicatezza ma senza giri di parole un argomento spinoso: “Proviamo dolore anche perchè non siamo riusciti a trattenerlo, non abbiamo saputo convincerlo a restare tra noi”. Sottinteso, non abbiamo fatto abbastanza perchè la disperazione non prendesse il sopravvento sino al suicidio, consumato domenica pomeriggio nella casa di via Farini, a 48 anni, di fronte al baratro della solitudine e di un futuro incerto e con poche e nulle speranze. 
Agli amici, gli occhi rossi e gonfi di lacrime ricacciate faticosamente in gola, non resta che allargare le braccia: il grave incidente del 22 luglio lo aveva segnato profondamente. Il recupero straordinario – reso possibile dalle cure a Parma e a Reggio, al periodo di riabilitazione a  Correggio, e anche alla presenza costante di tantissime amiche e amici, non sono bastati. Soffriva molto per i vuoti di memoria, sino al punto di non sentirsi più se stesso. Alberto mascherava il suo dolore interiore, come sempre, eppure soffriva tremendamente.
Eppure potevamo tutti fare qualcosa di più. Anche per esorcizzare questo rovello oggi preferiamo ricordarlo brillante sorridente e elegante, proprio come un dandy senza tempo, rileggere i suoi saggi, ricordare le sue mostre, ripassare le memorabili polemiche. 
Mauro Del Bue ha lanciato un appello agli artisti per un concerto lirico in sua memoria. Forse si può fare qualcosa di più, riprendendo le fila dell’idea del museo del Novecento reggiano che lui accarezzava da anni. Un modo per sentirlo sempre in mezzo a noi. 

(p.l.g.)

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Una risposta a 1

  1. Isabella Rispondi

    01/07/2016 alle 12:07

    Alberto carissimo

    Anche da lassù godrai della tua “Vita Bella”.
    Grazie per aver lavorato insieme a me!

    I.

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