Ecco l’antico sigillo dell’Università di Reggio Emilia
Una scoperta (per caso) che vale la storia della città

29/11/ 2015 – Un piccolo simbolo, un segno lieve che porta in sè la forza dell’identità reggiana. Un “logo” che illumina in modo nuovo la storia sociale e culturale della città.
È stato ritrovato all’Archivio di Stato di Reggio Emilia, in una miscellanea di documenti notarili del Settecento, l’antico sigillo dell’università, o meglio della Universitas Studiorum Regii. La scoperta si deve al fiuto e alla competenza del professor Alberto Cadoppi, docente di diritto penale all’università di Parma e studioso di fama. Il sigillo è in calce ad alcuni documenti del 1753, vale a dire un anno dopo l’istituzione dell’università reggiana da parte del Duca di Modena Francesco III, lo stesso che ne decretó la soppressione nel 1792, forse perchè con i suoi docenti della statura  di Lazzaro Spallanzani, Bonaventura Corti  e Giovan Battista Venturi, il fulgore della stella “regiense” oscurava quella di Modena. O forse, per più prosaiche ragioni di astio personale.

Il sigillo dell'Università di Reggio Emilia in un documento della metà del Settecento

Il sigillo dell’Università di Reggio Emilia in un documento della metà del Settecento

Solo vent’anni, ma furono vent’anni sfavillanti dove gli alunni, pochi e di famiglie ricche – se ne laureavano sette o otto all’anno – studiavano medicina, matematica, scienze, fisica e teologia a palazzo Busetti e d’estate nel fresco e nella tranquillità del convento di Montefalcone. Poco più di una meteora, ma che ha lasciato il segno lungo i secoli: se oggi Reggio Emilia è nuovamente sede di prestigiosi corsi di laurea, le deve anche alla eco lontana di quella storia fugace quanto luminosa.

Perchè è importante il sigillo? Perchè è la dimostrazione inequivocabile che l’università di Reggio Emilia aveva la propria autonomia, non era una semplice propaggine di Modena. Lo sappiamo perchè  il fiume della storia ha portato sino a noi il suo prezioso deposito sotto forma di pergamene settecentesche che nessuno aveva mai visto sino ad oggi: erano “fuori posto”, conservate in un faldone dove nessuno si aspettava che fossero. A ulteriore conferma di quanti tesori  ancora da esplorare siano nascosti tra i chilometri di scaffali dell’Archivio di Stato di Reggio Emilia.

Alberto Cadoppi e, a sinistra, Carlo Baldi

Alberto Cadoppi e, a sinistra, Carlo Baldi

Il sigillo è stato presentato come una reliquia nel corso di una conferenza stampa promossa da Carlo Baldi, il primo ad essere informato della scoperta dal professor Cadoppi, in quando artefice negli anni Novanta della rinascita dell’ateneo a Reggio Emilia. che, per inciso, doveva essere primus inter pares in una  “rete di sedi” – per sottolinearne appunto l’autonomia – invece è diventato parte dell’Università di Modena e Reggio: oggi  tra palazzo Dossetti (ex Zucchi) e il campus del San Lazzaro conta oltre cinquemila studenti nelle facoltà e nei dipartimenti di scienze dell’educazione, scienze infermieristiche, Comunicazione e economia, Ingegneria, Scienze dell’alimentazione e della produzione animale.

Torniamo al sigillo: è un ovale semplice e di ottima fattura, a impressione, che  rappresenta il vescovo Prospero con il pastorale mentre scrive su un libro e guarda la Madonna della Ghiara, che lo benedice dal cielo. Nella cornice la scritta “Universitas Studiorum Regii”.

Il professor Cadoppi sottolinea la casualità del ritrovamento: “E’ la serendipità”, sottolinea. Vale a dire quel magico incrocio di circostanze, di intuito e di capacità che, mentre coltivi una determinata ricerca, ti portano in una direzione completamente diversa da quella voluta o immaginata, e spesso con risultati straordinari.

Dunque, Lady Serendipity ha voluto che Alberto Cadoppi, mentre andava alla ricerca di notizie relative alla fondazione della Reggia di Rivalta, spulciando le carte del collegio degli avvocati e dei giudici conservate tra le filze del notaio Gian Manfredo Ferrari (che era anche cancelliere di tale collegio) si sia imbattuto in alcune lettere del rettore dell’università reggiana, l’arciprete della cattedrale Ippolito Maioli. Fogli perfettamente conservati e scritti con calligrafia di altri tempi: “Si tratta – ha spiegato il ricercatore – di una decina di lettere vergate tra il 1953 e il 1956 e indirizzate al collegio degli avvocati, per attestare l’idoneità di alcuni alunni a ricevere la laurea in legge. In calce spicca un sigillo molto bello: è proprio il sigillo dell’università di Reggio. Non era mai stato visto prima”.

Cadoppi ha messo per iscritto i dettagli della scoperta in una relazione che riproponiamo qui sotto. Vale la pena sottolineare che sino ad oggi le ricerche condotte negli ultimi vent’anni erano risultate vane. “Indagò anche il compianto professor Cavatorti , ma inutilmente – ha sottolineato Carlo Baldi – e nella tesi di laurea di  don Carlo Cipolli si parla dell’istituzione dell’università, ma non del sigillo. Anche per questo si credeva che Reggio fosse una filiale di minore importanza dell’università di Modena. Questa scoperta, invece, prova il contrario. Del resto la città era orgogliosa della propria istituzione, e quando il duca Francesco decise di sopprimerla, la prese molto male.  E addirittura secondo la studiosa Clelia Fano la chiusura dell’università sarebbe una delle cause all’origine dei moti del 1796 che portarono alla nascita della repubblica Cispadana e al Primo Tricolore”.

“Sarebbe giusto trasformare il sigillo nel logo della sede universitaria reggiana, in sostituzione dell’attuale, il “cavaliere nero” stilizzato che ricalca il simbolo dell’ateneo di Modena”, aggiunge Baldi. Ipotesi che il prorettore Riccardo Ferretti, intervenuto alla presentazione, ha teso per il momento a escludere, aggiungendo però che “potrebbe essere utilizzato nei diplomi di laurea e in altri documenti. Vedremo”.

Mai dire mai: non si vede perchè l’università non possa recuperare un simbolo di tale valore riemerso dal profondo della storia. Intanto il sigill oin bronzo o in terracotta potrebbe essere murato nella facciata di palazzo Busetti, per ricordare che lì, dove ora sorgono gallerie commerciali, ebbe sede una delle più migliori università del nord Italia. Ma potrebbe diventare anche un anello-ricordo per studenti e laureandi. Magari all’università potrebbero mettere a punto l’algoritmo per riprodurlo low cost con fotocopiatrice 3D. Il passato e il futuro insieme: sono i magici effetti della serendipità.

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La riscoperta del sigillo settecentesco dell’Università di Reggio

di ALBERTO CADOPPI

“Durante una ricerca presso l’Archivio di Stato di Reggio Emilia, relativa ad altra indagine, sfogliavo i rogiti del notaio Gian Manfredo Ferrari, ed in particolare un fascicolo di carte descritte nell’inventario relativo semplicemente come “carte miscellanee”. In realtà, si trattava di documenti di spettanza del Collegio degli Avvocati e dei Giudici di Reggio dalla quarta all’ottava decade del Settecento, che si trovavano fra le filze del predetto notaio per il fatto che egli era stato in quei decenni il cancelliere del Collegio. Il Collegio degli Avvocati e dei Giudici aveva a Reggio, fin dalla concessione imperiale del 1529, la prerogativa di poter conferire le lauree in legge. I collegamenti fra l’Università reggiana e il Collegio sono dunque sempre stati molto stretti.

Una delle lettere del rettore Ipolito Maioli, con il sigillo della Universitas Studiorum Regii, ritrovate all'Archivio di Stato dal professor Alberto Cadoppi

Una delle lettere del rettore Ipolito Maioli, con il sigillo della Universitas Studiorum Regii, ritrovate all’Archivio di Stato dal professor Alberto Cadoppi

 

Fra le carte del Collegio conservate fra le filze del notaio Ferrari, ho scoperto in particolare alcune lettere scritte dal Rettore dell’Università Ippolito Maioli, arciprete del duomo, al Collegio degli Avvocati. Il Rettore attestava ufficialmente l’idoneità di alcuni studenti dell’Università ad ottenere la laurea dottorale in legge, alla fine del percorso di studi. Si trattava di poco meno di una decina di lettere comprese fra il 1753 e il 1756. Con mia grande sorpresa, notai che le attestazioni portavano in calce il sigillo dell’Università di Reggio. Il sigillo, di forma ovale, conteneva la raffigurazione della Madonna della Ghiara in alto e di San Prospero in basso, in contemplazione della Vergine. Attorno alle immagini in rilievo, stava l’iscrizione UNIVERSITAS STUDIORUM REGII, e in basso lo stemma del Comune di Reggio.

Si tratta di una scoperta importante, perché prima di oggi non era mai stato reperito o segnalato dagli studiosi della storia dell’Università di Reggio il sigillo in questione. Negli anni 90, il dottor Carlo Baldi, promotore della rinascita dell’Università di Reggio, aveva cercato e fatto cercare il sigillo, ma senza successo. E Carlo Baldi è stato naturalmente il primo ad essere da me avvisato del fortunato ritrovamento, poche settimane fa.

Che l’Università di Reggio avesse un sigillo proprio e autonomo rispetto a Modena o alle insegne ducali non deve stupire. Furono quelli i decenni di maggior splendore dell’Università reggiana. Essa era molto antica, risalendo al Medioevo. Tuttavia, in tempi moderni, l’attività dell’Ateneo di Reggio fu piuttosto limitata fino al 1752. I collegi, sia quello giuridico che quello medico, avevano potestà di conferire lauree grazie a diplomi imperiali del XVI secolo, ma le attività di insegnamento erano state sempre poco organizzate, e svolte da pochi lettori malpagati. Non solo, i professori insegnavano in luoghi privati, spesso nelle loro case.

Nel 1752 le cose cambiarono profondamente. Su impulso del duca di Modena Francesco III e del suo Ministro Giacobazzi, nel 1752 al Seminario vescovile fu affiancato un Collegio destinato ad ospitare giovani laici nobili e non nobili. Il Seminario stesso (collocato nell’isolato delle ex poste) aveva acquistato Palazzo Busetti – oggi oggetto di una imponente ristrutturazione e destinato a varie attività commerciali – e lo aveva ampliato verso est, costruendo la parte più bassa dell’edificio da cui oggi si diparte una galleria inaugurata nei giorni scorsi. I professori, a partire da quell’anno, avrebbero dovuto impartire le loro lezioni nel predetto palazzo, al piano nobile. Al piano terreno sarebbero rimasti dei negozi, e l’ultimo piano sarebbe stato dedicato a camerate.

Alla fondazione del Collegio seguì una vera e propria (ri)fondazione dell’Università reggiana. Nel 1753 il Duca emanò un “Regolamento […] Per l’Università degli Studj della Città di Reggio”. Finalmente l’Ateneo reggiano era regolato da statuti paragonabili a quelli delle altre più prestigiose e consolidate Università. Il nuovo Regolamento prevedeva anche la nomina di un Rettore (che fino al 1752 non era neppure contemplato). Il Rettore doveva essere scelto dal Duca fra cinque soggetti individuati dalla Comunità: il 20 ottobre 1753  il Consiglio degli Anziani recepiva la scelta del Duca del nuovo Rettore, l’arciprete e canonista Ippolito Maioli.

Fu proprio il Maioli, come abbiamo visto, a inviare al Collegio degli Avvocati le lettere contenenti il sigillo della rinnovata Università di Reggio. Non sappiamo ancora quando e da chi fu realizzato il sigillo, di cui si è ritrovato per ora solo il riscontro cartaceo. Ma è probabile che sia stato appaltato a qualche artigiano dal Rettore Maioli: se così fosse, si spiegherebbe anche la scelta, da parte di un religioso, di inserire nel sigillo le immagini del patrono della città e della Beata Vergine della Ghiara.

L’Università di Reggio, come si diceva, visse vent’anni di splendore, nel corso dei quali insegnarono alcuni prestigiosi professori, come Lazzaro Spallanzani, Bonaventura Corti e Giovambattista Venturi.

Nel 1772, però, il duca, seguendo l’esempio di altri governi (ad es. a Parma nel 1769 era stata riformata in senso statalista l’Università), soppresse l’Ateneo reggiano, e concentrò tutti gli studi universitari a Modena. Una situazione che si protrasse per oltre 200 anni, fino al 1998, quando l’Università di Modena divenne un Ateneo a rete di sedi, acquisendo il nome di Università di Modena e Reggio Emilia.

Il sigillo ritrovato contribuisce a restituire ai reggiani una chiara memoria storica dell’Università di Reggio, che finalmente oggi, unita a quella di Modena, ha ritrovato lustro e prestigio, e ha riportato in città numerosi studenti, anche “forestieri”, come già accadeva 250 anni fa”.   

LE LETTERE DEL RETTORE IPPOLITO MAIOLI  

ALBERTO CADOPPI

Trascrizione e traduzione di due lettere di Ippolito Maioli, rettore dell’Università degli Studi di Reggio, al Collegio degli avvocati e giudici, del 1753 e del 1754, con cui si attesta che alcuni studenti sono degni di ricevere la laurea dottorale da parte del Collegio stesso. In calce alle lettere, si trova il sigillo dell’UNIVERSITAS STUDIORUM REGII, rappresentante in alto la Madonna della Ghiara e in basso San Prospero.

 

Nos Hippolytus Majoli J. U. D. de Collegio D.D. Judicum, et Advocatorum Civitatis Regii, Ecclesiae Cathedralis Archipresbiter, et Regiensis Archigimnasii Rector ab Illma Comunitate Regii Electus, et Deputatus

Cum Nobis constet ex attestationibus Illmorum Dnorum Advocatorum Canonici Andreae Rota Juris Pontificii, Marii Suzari Canonicarum Institutionum, et Joannis Rota Cesarei Juris in hac Universitate Professorum, Dnum Herculem Beltrami Clericum, et Civem Regiensem per plures annos Canonico, Civilique Juri egregiam operam navasse, Eapropter Eundem D. Herculem Beltrami dignum omnino arbitramur Laurea Doctorali in utroque Jure.

Datur Regii Lepidi in Aemilia VIII Kalendas Maii Anni 1755.

Hippolytus Majoli qui supra  

“Noi Ippolito Majoli Dottore in Entrambe le Leggi del Collegio dei Signori Giudici e Avvocati della Città di Reggio, Arciprete della Chiesa Cattedrale, ed eletto e deputato come Rettore dell’Archiginnasio reggiano dall’Illustrissima Comunità di Reggio

Poiché ci consta da attestati degli illustri signori avvocati canonico Andrea Rota professore di Diritto Canonico in questa Università, Mario Suzari professore di Istituzioni Canoniche in questa Università, e Giovanni Rota professore di Diritto Civile in questa Università, che il signor Ercole Beltrami chierico, e cittadino reggiano per molti anni si è dedicato con attività egregia allo studio del diritto canonico e civile, per cui riteniamo lo stesso Signor Ercole Beltrami pienamente degno della Laurea dottorale in entrambe le leggi.

Dato a Reggio Lepido in Emilia 24 aprile 1755

Ippolito Majoli”     DSC_8382

II

Nos Hippolytus Majoli J. U. D. de Collegio D.D. Judicum, et Advocatorum Civitatis Regii, Ecclesiae Cathedralis Archipresbiter, et Regiensis Archigimnasii Rector ab Illma Comunitate Regii Electus, et Deputatus

Cum Nobis constat ex attestationibus expeditis ab illmis Dnis Advocatis Can.co Andrea Rota Juris Pontifici, Mario Suzari Canonicarum Institutionum, et Joanne Rota Cesarei Juris in hac Universitate Professoribus, Dnos Joannem Mariam Martelli, et Jacobum Copelli clericos Regienses per integrum quadriennium Canonico, Civilque Juri eximiam operam navasse; et aliunde Eorum Studii, ingenii, ac profectus publicum in hisce defendendis facultatibus experimentum fecisse compertum sit, Eosdem Dnos Martelli, et Copelli Doctorali Laurea in utroque Jure dignos omnino arbitramur.

Datur Regii Lepidi in Aemilia ex Studiorum Universitate tertio Idus Julii Anni 1754.

Hippolytus Majoli qui supra. 

 

Noi Ippolito Majoli Dottore in Entrambe le Leggi del Collegio dei Signori Giudici e Avvocati della Città di Reggio, Arciprete della Chiesa Cattedrale, ed eletto e deputato come Rettore dell’Archiginnasio reggiano dall’Illustrissima Comunità di Reggio

Poiché ci consta da attestati redatti dagli illustrissimi signori avvocati canonico Andrea Rota professore di Diritto Canonico in questa Università, Mario Suzari professore di Istituzioni Canoniche in questa Università, e Giovanni Rota professore di Diritto Civile in questa Università, che i signori Giovanni Maria Martelli, e Giacomo Copelli chierici reggiani per un intero quadriennio si sono dedicati con attività eccellente allo studio del diritto canonico e civile; ed essendo da altra fonte certo che, difendendo in queste materie, hanno dato prova pubblica del loro studio, del loro ingegno e del loro progresso, riteniamo gli stessi signori Martelli e Copelli pienamente degni della Laurea Dottorale in entrambe le leggi.

Dato a Reggio Lepido in Emilia dalla Università degli Studi il 13 luglio 1754

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