L’ingordo Polifemo ha distrutto le cooperative. Ma l’Ulisse del popolo lo seppellirà

DI CLAUDIO BERTOLINI 

Claudio Bertolini

Claudio Bertolini

Ho letto l’articolo  pubblicato su Reggio Report in cui  Pierluigi Ghiggini ha analizzato il succo della riunione organizzata a Reggio Emilia dalla Cgil sul futuro delle cooperative, che ha visto la partecipazione delle  più grandi personalità dirigenziali e sindacali legate al mondo cooperativo, in primis quello del territorio reggiano.

Ringrazio Ghiggini per la puntualità delle sue analisi inserite nei suoi articoli  ogni qualvolta accadono quei nuovi avvenimenti che finalmente cominciano a scuotere il calderone pieno di scandali legati al mondo delle cooperative, ovviamente in primis quelli del territorio reggiano, per troppo tempo tenuto sigillato da coloro che progressivamente lo hanno distrutto.

Una bella onta che ricopre sempre più il cooperativismo, apparendo  alla società odierna, specie agli occhi delle giovani generazioni, con un’immagine ben lontana dalla sua vera realtà, ossia quella di un sistema geniale, quanto estremamente semplice ed istintivo di salvaguardia della debolezza dei singoli individui potendo offrire a chiunque, indistintamente, la stessa forza detenuta da strutture potenti, per il solo fatto del volersi unire insieme, mantenendo pur sempre la propria individualità, tramite forme di associazionismo che oltre un secolo fa i fondatori denominarono orgogliosamente “cooperative”.

Altri tempi sicuramente, dove l’incubo di ogni risveglio mattutino delle classi sociali più povere era il poter riuscire a mangiare qualcosa per sè e la propria famiglia, mentre chi deteneva i grandi poteri, ossia i ricchi, facevano il bello e brutto tempo ai danni dei plebei.

Che passo straordinario erano riusciti a compiere i nostri vecchi con l’ingegno acuito dalla disperazione, alla pari dell’Ulisse che, nella mitologia raccontata dall’Odissea di Omero, riuscì a sconfiggere la mole immensa del ciclope Polifemo, facendolo fregare proprio con le sue stesse mani, solo per aver considerato inferiore l’intelligenza che poteva scaturire dal cervello di un uomo con dimensioni ben più ridotte delle sue.

Ebbene, oggi il ciclope sembra proprio che sia resuscitato e adesso voglia vendicarsi della beffa geniale, che lo aveva accecato allora, per aver sottovalutato la potenzialità dell’idea di un essere simile ma ben più piccolo di lui , poi rivelatasi vincente, proprio come il sistema cooperativo, fino a che non è stato attaccato dall’ingordigia dell’uomo moderno che purtroppo dovrebbe ritornare ad aver paura dell’incubo della fame quotidiana, anzichè farsi attrarre morbosamente dall’avidità del denaro, con tutte le conseguenze negative che ne derivano e che ogni giorno primeggiano nelle prime pagine dei quotidiani.

Comunque adesso vedo che si sta sciogliendo piano piano la paura di parlare e denunciare i fatti di cui sono a conoscenza tante delle vittime dei crac cooperativi, e spero che l’esempio dei più coraggiosi si allarghi a macchia d’olio ai più timidi, affinchè almeno si recuperi l’immagine deturpata della positività del cooperativismo e si creino dei sistemi di tutela per il futuro e per coloro che torneranno a sentire il valore di questo strumento di associazionismo sempre moderno ed insostituibile.

Ancora un grazie a Ghiggini e un invito a quanti oggi potrebbero  o vorrebbero contribuire a risollevare il sistema cooperativo, seppellendo definitivamente  il gigantesco ciclope Polifemo, simbolo del potere anti-popolare rivalutando la genialità del piccolo Ulisse, quale  capofila e precursore proprio del movimento popolare cooperativo.

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